Donne, da oggetto diventano il peggior nemico per Isis

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In 5 modi stanno distruggendo Daesh e l’ideologia che sta dietro

Armi in pugno contro lo Stato Islamico

Sono 5 i modi in cui le donne stanno contribuendo fattivamente alla distruzione di Isis. Lo ricordato la Coalizione globale anti-Daesh per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Il primo è “combattere per la libertà”. In Iraq e Siria migliaia di rappresentanti del gentil sesso hanno imbracciato le armi contro lo Stato Islamico. Tra queste, le combattenti Peshmerga, la Forza femminile di protezione della Mesopotania e le “Sun Ladies” yazide. Nonostante le diversità da etnia a religione, combattono insieme. Inoltre, stanno ottenendo risultati importanti contro un nemico giurato: questo le ha usate come oggetti e si è accanito contro di loro con atti barbarici. Tanto che è una donna – il comandante Rojda Felat – a guidare l’offensiva delle Forze democratiche siriane (SDF) a Raqqa. Un’altra, Oumaya Naji Jabara, è stata nominata postuma ‘Sheikha’ in Iraq: ciò dopo essere morta in battaglia, mostrando particolare coraggio e bravura.

Denunciare gli abusi e le violenze per aumentare la consapevolezza

Il secondo modo in cui le donne stanno sconfiggendo Isis è “parlare di quanto subito”. La Coalizione ricorda la 23enne Nadia Murad, una delle 6.700 yazide catturate e rese schiave dallo Stato Islamico nel nord dell’Iraq. Nadia è stata venduta dal Daesh come schiava al mercato di Mosul. Successivamente ha subito mesi di abusi e torture, prima di riuscire a scappare e ottenere rifugio in Germania. Oggi, racconta la sua storia a una platea internazionale. Obiettivo: far crescere la consapevolezza sulla sofferenza subita dalle donne yazide per mano del Califfato. Inoltre, per ricordare le innumerevoli vittime che la tratta di essere umani genera nel mondo. In onore del suo coraggio e attivismo, è diventata Goodwill Ambassador delle Nazioni Unite e nominata per il Premio Nobel per la Pace.

Aiutare gli sfollati e le vittime a riprendersi

La terza vittoria delle donne Isis è nell’aiutare gli sfollati. Volontarie da tutto il mondo si stanno recando nei campi umanitari della regione. Scopo è portare aiuti e supporto alle vittime del regime del Daesh. Anche grazie a loro, dall’avvio dell’offensiva di Mosul, oltre 69 mila persone hanno ricevuto assistenza entro 48 ora dalla fuga. Inoltre, a più di 114 mila sono state consegnate derrate alimentari. A loro si aggiungono 6.700 donne e ragazze a cui sono state fatte visite ginecologiche; oltre 1.700 sessioni di sostegno alle vittime di violenza di genere. Nemmeno il rapimento e l’uccisione della statunitense, Kayla Mueller, e di altre da parte dello Stato Islamico è bastato a fermare le volontarie.  Mueller fu rapita nel 2013 e poi forzata a sposare il Califfo Abu Bakr al-Baghdadi, prima di essere giustiziata l’anno successivo.

Fornire sostegno e solidarietà concreti alle truppe in prima linea

La quarta sconfitta Isis da parte delle donne viene dal fatto che queste si stanno occupando di “sfamare” la prima linea. Cioè della logistica, pasti compresi, per i combattenti che lottano contro Daesh. La settimana scorsa, come ricorda la Coalizione, le donne di Bashiqa in Iraq hanno preparato un banchetto tradizionale per i Peshmerga, impegnati ad annientare lo Stato Islamico a Mosul. Ciò, nonostante la città fosse stata solo recentemente liberata dalle mani del Califfato. Bashiqa dista appena 15 chilometri dalla roccaforte, e per anni è stata oppressa e messa in ginocchio. Le torture e le esecuzioni di donne, uomini e anche ragazzi erano all’ordine del giorno, insieme a un dittatoriale stile di vita imposto nell’area dai terroristi.

Contrastare l’ideologia estremista violenza nei giovani, in primis negli stessi figli

L’ultima, ma forse la più importante, vittoria delle donne su Isis è il loro impegno per aumentare la consapevolezza su cosa è il radicalismo. Madri di tutto il mondo si stanno unendo per combattere il fenomeno nei loro figli. Tra loro, l’associazione “Women without Borders” è una delle più attive nel fornire sostegno alle genitrici di foreign fighters del daesh e nel dare alle donne gli strumenti per combattere ideologie estremiste violente, manifestate dai loro figli. La “charity”, peraltro, riconosce l’influenza delle rappresentanti del gentil sesso sia nell’ambito domestico sia in quello delle loro comunità locali. L’obiettivo è valorizzare la volontà delle donne a levarsi contro l’estremismo violento. E di conseguenza ad agire come “prima linea di difesa” contro lo Stato Islamico.