skip to Main Content

Africa, il Togo entra nella CIMCT per contrastare la minaccia jihadista

Il Togo entra nella CIMCT per contrastare la minaccia jihadista. Gruppi come il JNIM espandono le loro attività al confine con il Burkina Faso e il Benin, incrementando gli attacchi

Il Togo entra nella Coalition Islamique Militaire pour Combattre le Terrorisme (CIMCT). Obiettivo: contrastare la minaccia jihadista, presente soprattutto nel nord al confine con il Burkina Faso e in crescita esponenziale nell’ultimo periodo. Tanto che nella regione delle Savane ci sono stati almeno due attacchi dei miliziani contro le forze regolari solo nelle ultime due settimane, che si ritiene siano opera del Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin (JNIM) e che ha obbligato Lomé a intervenire inviando rinforzi nell’area. Il gruppo pro al Qaeda, infatti, per contrastare la rivalità con ISGS, legata all’ex ISIS, sta cercando di espandere la sua influenza dal Sahel verso il Togo e il Benin. Di conseguenza, ha incrementato le attività nell’area lungo i confini delle tre nazioni, considerata anche estremamente remunerativa per il contrabbando e i traffici illeciti, uno dei pilastri su cui si basa la sopravvivenza del JNIM.

Lomé, non in grado di fermare in autonomia l’espansione dei terroristi nell’area, chiede aiuto alla Coalizione Islamica e spinge per l’attivazione della MNJTF/AI in Sahel

Il Togo, nonostante l’impegno, non è in grado di contrastare da solo la minaccia del JNIM e di altre formazioni jihadiste. Le forze armate sono poco addestrate e male equipaggiate. Inoltre, non dispongono di capacità di airlift e di Close Air Support (CAS) alle truppe sul terreno. Di conseguenza, hanno dovuto chiedere aiuto alla CIMCT, fondata nel 2015 dall’Arabia Saudita e oggi composta da 41 paesi di cui quattro africani: Costa d’Avorio, Senegal, Mali e Gabon. Come ulteriore passo per contenere la minaccia alla fonte, Lomé partecipa insieme ad altre quattro nazioni della regione alla Multinational Joint Force of the Accra Initiative (MNJTF/AI), il cui obiettivo è contrastare il jihadismo nel quadrante, che dovrebbe diventare operativa in un mese e lanciare una versione regionale della Operation Koudanlgou, condotta finora in diverse tranche ma solo su basi locali.

Back To Top