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Africa: Abdel Hakim al-Sahrawi, capo di ISGS in Mali, è stato ucciso?

Il leader di ISGS, Abdel Hakim al-Sahrawi, è stato ucciso in un raid delle forze speciali francesi di Barkhane in Mali. Al momento, però, non ci sono conferme ufficiali

Abdel Hakim al-Sahrawi, capo di Isis in Mali, è stato ucciso dalle forze speciali francesi dell’operazione Barkhane? Secondo fonti ben informate, il numero due di ISGS (Islamic State in the Great Sahara) avrebbe perso la vita nel corso di un’operazione a Tamalat, vicino al confine con il Niger. Al momento, però, non ci sono conferme ufficiali. E’ certo, invece, che l’uomo sia uno dei terroristi più ricercati in Africa Occidentale. E’ nel mirino sia dell’intelligence di Parigi sia delle truppe dell’operazione anti-terrorismo del G5 Sahel per gli attacchi ricorrenti contro obiettivi militari e civili in Mali, Burkina Faso e Niger. Il modus operandi è sempre lo stesso. Decine di miliziani attaccavano in maniera coordinata i loro obiettivi a bordo di moto o pick up. Una volta che questi sono stati sconfitti e depredati, i terroristi si dividono in piccoli gruppi e scompaiono nel deserto.

La conferma della morte del comandante cambierà gli equilibri in Sahel tra Isis e i gruppi jihadisti rivali JNMI e AQIM?

La conferma della morte di Abdel Hakim al-Sahrawi porterebbe ripercussioni nel Sahel. ISGS da tempo è in guerra contro Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), affiliata di al Qaeda, in Mali e Burkina Faso. Lo ha denunciato il 7 maggio lo stesso settimanale Isis, Al Naba, sottolineando che il JNIM ha mobilitato grandi forze per attaccare Daesh. C’è il concreto rischio quindi che il gruppo qaedista sfrutti l’occasione per prendere peso nella regione africana e recuperate terreno contro i rivali. Lanciando nuove offensive non solo militari, ma anche sul versante della propaganda e dei reclutamenti. La guerra interna ha causato danni di “immagine” a entrambi e ha reso più difficile convincere gli abitanti locali ad arruolarsi. Peraltro, le forze speciali francesi avevano eliminato in Mali a giugno Abdelmalek Droukdel, leader di Al-Qaeda del Maghreb Islamico (AQIM). La morte di entrambi i capi riequilibra perciò la partita.

La Francia consoliderebbe la sua leadership nella regione africana e la presenza in Mali con Barkhane. Attenzione, però, alla possibile vendetta di ISGS anche se richiederà tempo

Per la Francia la morte di al-Sahrawi sarebbe un nuovo successo militare, che consoliderebbe la sua leadership e la presenza nei paesi del G5 Sahel. Soprattutto in Mali, scosso dal recente colpo di stato militare ancora in corso. Parigi, tramite il ministro della Difesa, Florence Parly, ha già fatto sapere che “l’operazione Barkhane, richiesta dalla popolazione locale e approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, continua”. Il rovescio della medaglia è che ISGS potrebbe cercare vendetta e quindi dare il via a una campagna di attacchi contro i soldati francesi nel paese africano. Ciò, però, richiederà tempo in quanto il terrorista ucciso era uno dei più stretti collaboratori di Abu Walid al-Sahraoui, “emiro” Daesh nella regione africana, nonché il comandante operativo dei jihadisti. Di conseguenza, dovrà essere sostituito prima che si possano lanciare nuove offensive.

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