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Afghanistan: ucciso a Ghazni l’alto leader di Al Qaeda, Abu Mohsen al-Masri

Abu Mohsen al-Masri, numero due di al Qaeda nel subcontinente Indiano, è stato ucciso in Afghanistan. Lo annuncia l’NDS in un Tweet

Abu Mohsen al-Masri, numero due di al Qaeda nel subcontinente Indiano, è stato ucciso in Afghanistan. La notizia è stata resa nota dell’intelligence di Kabul, il Direttorato Nazionale per la Sicurezza (NDS), in un Tweet. Il jihadista sarebbe stato ucciso nel corso di un raid mirato a Ghazni (nel villaggio di Kunsaf). L’uomo era sulla lista nera dei terroristi più ricercati dall’FBI. Al-Masri (alias Hussam Ab-al-Ra’uf), egiziano nato nel 1958, era un veterano del network fondato da Osama bin Laden e uno dei più fidati consiglieri dell’attuale leader del gruppo, Ayman al-Zawahiri, anch’egli egiziano. La sua “carriera” da terrorista nasce nel 1989 in Pakistan quando si unì a Maktab al Khidamat (MAK), fondato da Abdullah Azzam (l’ideologo di Al Qaeda, ucciso misteriosamente lo stesso anno). Abd-al-Ra’uf ci lavorò con diversi ruoli, da tesoriere a responsabile della propaganda fino agli anni ’90.

Il terrorista in breve aveva scalato i vertici del network fondato da Osama bin Laden, diventando stretto consigliere di Ayman al-Zawahiri. Peraltro, è stato ucciso in un luogo simbolo per il gruppo

Abu Mohsen al-Masri, come ricorda il Long War Journal, si trasferì a Kabul nel 1995 dove gestì progetti caritatevoli e un orfanotrofio fino all’11 settembre del 2001. A partire da quella data scomparve nel nulla per riapparire nel 2005 come direttore del magazine “Vanguards of Khorasan”. Successivamente, entrò nei ranghi di As Sahab, l’organo di propaganda di Al Qaeda e nel tempo salì i gradini della gerarchia del network, diventando un consigliere fidato di Zawahiri (anche se secondo alcune fonti sembra che i due si conoscessero già da lungo tempo e che fosse stato proprio il medico egiziano a invitarlo a entrare nel gruppo terroristico). Peraltro anche il luogo della sua morte, Ghazni, ha un significato strategico. La provincia afgana è una di quelle in cui storicamente i jihadisti di Al Qaeda hanno sempre operato. Non a caso, è protagonista della maggior parte dei raid contro la formazione.

L’uccisione di al-Masri è un avvertimento per i talebani e la risposta alle denuncie dell’Emirato Islamico (IEA) sulle violazioni degli accordi di Doha

L’uccisione di al-Masri è un avvertimento preciso per i talebani che – nonostante i negoziati di Doha in corso – hanno lanciato una violentissima offensiva in Afghanistan, guadagnando terreno in molte province del paese asiatico. Ciò in quanto i legami tra l’Emirato Islamico (IEA) e il network sono ancora molto stretti, nonostante le varie smentite. I membri di Al-Qaeda hanno combattuto molte volte al fianco dei loro alleati. Sia contro Isis-K sia contro le ANDSF e presumibilmente lo fanno ancora oggi. Inoltre, la formazione finanzia – anche se ormai limitatamente per scarsità di risorse – gli alleati. Perciò è un colpo a entrambe le formazioni. Senza contare che la sua presenza in Afghanistan è una violazione da parte dell’Emirato Islamico degli accordi di Doha. Formalizzata poco dopo che gli stessi talebani ne avevano denunciata una da parte degli USA per i bombardamenti a Helmand al fine di rallentare la loro offensiva nella provincia.

Photo Credits: FBI

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