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Afghanistan, partnership strategica tra ISKP e Network Haqqani

Afghanistan, Partnership Strategica Tra ISKP E Network Haqqani

Il nuovo capo di ISKP (Isis in Afghanistan) è Shahab Al-Muhajir, membro del Network Haqqani. I due gruppi hanno siglato un accordo strategico per garantire la sopravvivenza e la crescita di entrambi. Soprattutto dopo che i talebani sono diventati un nemico

Isis in Afghanistan (ISKP) ha un nuovo leader: si chiama Shahab Al-Muhajir, ed è un membro del del Network Haqqani, da sempre legato ai talebani e ad al Qaeda. Lo ha annunciato Masoud Andarabi, ministero dell’Interno esecutivo, sul suo profilo Twitter. Gli stretti link tra i gruppi erano già stati confermati recentemente, ma finora nessun membro della formazione a “conduzione familiare” aveva guidato direttamente i terroristi dello Stato Islamico. Con buona probabilità è stato scelto su input di Haji Mali Khan, zio di Sirajuddin e Badaruddin (i figli del fondatore Jalaluddin) e nonché attuale capo della rete in Afghanistan, a seguito di un accordo strategico per garantire la sopravvivenza e la crescita del Network e di Daesh. Entrambe, infatti, sono minacciate dall’espansione dell’Emirato Islamico. Soprattutto dopo l’accordo firmato con gli USA  e le trattative con Kabul che, seppur lentamente, avanzano.

Sia la formazione locale sia lo Stato Islamico hanno forte interesse a operare insieme. I primi hanno bisogno di tecnologia e manovalanza, mentre i secondi della conoscenza del terreno, delle relazioni e del supporto logistico nella FATA

Sia Isis sia il Network Haqqani, infatti, hanno interesse a operare insieme in Afghanistan e Pakistan. I primi devono cercare velocemente un nuovo “partner” controllabile e manovalanza, dopo il crescente pressing subito e l’abbandono dei talebani che stanno trattando Kabul, diventando un “nemico”. Il rischio è perdere peso e vedere cadere la rete di protezioni che finora ha permesso loro di muoversi in tranquillità tra i due paesi. ISKP, invece, ha bisogno di qualcuno che sappia muoversi e soprattutto abbia i contatti e le relazioni giuste nell’est del paese, al confine con la FATA, per non essere schiacciato dall’Emirato Islamico e dalle ANDSF. Perciò hanno accettato di cedere la leadership, in cambio della sopravvivenza e dell’espansione. 

C’è anche la nuova Via della Seta, che potrebbe passare in Afghanistan. Per la nuova alleanza è l’opportunità di trarre enormi guadagni

C’è anche la questione della nuova Via della Seta, che potrebbe passare anche dall’Afghanistan. il paese asiatico è ricco di alcuni minerali tra cui oro, rame e cromite, ma i giacimenti finora non sono mai stati sfruttati adeguatamente a causa delle guerre in corso. Inoltre, la nazione rappresenta una porta di accesso privilegiata ai mercati delle altre repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale. Di conseguenza, la Cina è molto interessata soprattutto a lungo termine. Parallelamente, però, lo sono anche il Network Haqqani e Isis, che vedono in essa una enorme opportunità di trarre profitti. Anche solo grazie alle tangenti imposte per far passare le merci sul loro territorio. In questo contesto, i due gruppi sono complementari. Il primo ha le relazioni e le protezioni politiche e militari. Daesh, invece, ha l’expertise tecnologico (appreso sui vari altri campi di battaglia) e la “forza lavoro”.

L’ultimo attacco ISKP al carcere di Jalalabad non è un caso e forse è stato pianificato col Network Haqqani. La vendetta per l’uccisione di Ziaurahman, capo dell’intelligence Daesh in Afghanistan, è una motivazione secondaria. Quella principale era arruolare nuove reclute velocemente

L’ultimo attacco di ISKP al carcere di Jalalabad non è avvenuto a caso, ma aveva un obiettivo ben preciso: liberare i detenuti, in modo da arruolare manovalanza frega tra le fila del gruppo. Ciò, in quanto i talebani negli ultimi mesi hanno quasi azzerato il numero dei jihadisti che combattono tra le file dello Stato Islamico. A proposito, non è da escludere che le informazioni necessarie a permettere la liberazione di centinaia di jihadisti siano state fornite proprio dal Network Haqqani. Si è trattata di un’operazione complessa (prima uno shahid e poi un commando armato), che ha richiesto grandi risorse (anche informative) e un’attenta pianificazione, che finora non avevano mai fatto parte del modus operandi di Daesh in Afghanistan. Segno che c’è stato un cambio di passo (e di pericolosità). La vendetta per l’uccisione di Ziaurahman (alias Assadullah Orakzai), capo dell’intelligence IS nella nazione asiatica, è infatti una motivazione secondaria.

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