Venezuela situazione esplosiva: UE mette l’embargo sulle armi

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UE: Embargo sulle armi al Venezuela atto dovuto

Niente più armi per il Venezuela e un sistema di norme per infliggere il divieto di viaggiare nell’Ue insieme al congelamento dei beni. Questa la risoluzione arrivata oggi dal Consiglio per gli affari esteri dell’unione Europea. Un atto dovuto, secondo quanto si legge nel documento ufficiale del PESC; conseguenza di mesi di approfondite osservazioni delle dinamiche del Paese, ormai sull’orlo del collasso democratico. In realtà la decisione giunge a seguito della repressione condotta dal regime del presidente Nicolas Maduro contro l’opposizione e la costante erosione delle istituzioni democratiche e indipendenti. Le misure restrittive includono un embargo sulle armi e sui materiali che possono essere usati per la repressione interna. La decisione è frutto di mesi di incontro e sollecitazioni internazionali. Non ultime le restrizioni poste per le stesse motivazioni dal dipartimento del tesoro Usa e dagli interventi del gruppo di LIMA.

Causa scatenante

Il termometro di quanto affermato nel documento è relativo anche ai rilievi internazionali effettuati durante le elezioni dei governatorati nel mese di ottobre scorso; durante i quali si sarebbero manifestati gravi episodi di corruzione e repressione.

Primato europeo

E’ la prima volta in assoluto nella storia del Pesc, peraltro attualmente sotto la guida di Federica Mogherini, che gli stati membri comminano sanzioni ed embargo votando la risoluzione quasi in modo unitario. Dalla firma si sono astenute per ora Danimarca e Irlanda.

Gran Bretagna docet

A rincarare la dose sulle sanzioni arrivano puntuali le dichiarazioni del britannico Boris Johnson. Questo ha sottolineato che le nuove misure restrittive siano state promosse dalla Gran Bretagna e devono servire “a dare a Maduro il senso di ciò che sta facendo”. Un atto che potrebbe essere letto in maniera unilaterale. Ma che in un quadro più ampio incrina maggiormente le dinamiche della Brexit, fissate nella data comunicata dal premier Theresa May e che vedono una predominanza della Gran Bretagna nelle politiche comunitarie.

Paese in crisi e sanzione a orologio

Corruzione della politica e debito pubblico sembrano essere due delle principali ragioni di cruccio per il presidente venezuelano Maduro. Questo da un lato deve fare i conti il fronte UE e con gli stati che rivendicano l’esigibilità del debito pubblico e dall’altra con i rappresentanti dei partiti di sinistra schierati al Senato contro il PP e la corruzione politica interna alla sua amministrazione. La decisione del PESC arriva proprio nella giornata in cui il presidente ha convocato la riunione dei creditori internazionali per rinegoziare il debito estero del Paese.

Maduro tira dritto: Non ci sarà mai il default per il Venezuela

Maduro, dal canto suo non ha intenzione di arretrare e dichiarare il default pubblico e parlando alla tv nazionale ha sostenuto le sue ragioni. “Si è speculato sul fatto che il Venezuela possa dichiararsi in default. Mai! Il default non si produrrà mai per il Venezuela – ha dettoli presidente, aggiungendo Il Venezuela avrà sempre una strategia chiara e, ora, la nostra strategia è quella di rinegoziare e rifinanziare il debito”. Intanto il Paese versa in condizioni critiche e la popolazione è provata da mesi di duro regime, gravi carenze sanitarie, e corruzione dilagante. In parlamento fioccano denunce da parte della estrema sinistra: il rappresentante di Podemos, nei giorni scorsi ha presentato interpellanze al Senato per chiedere spiegazioni sui gravi illeciti relativi ai finanziamenti dei partiti politici ed in particolar modo del PP.

Misure reversibili

Si tratta di misure reversibili, spiega il Pesc nelle motivazioni dell’atto, che potranno essere revisionate se la situazione del Paese dovesse mutare, soprattutto se verranno affrontate le questioni di sicurezza interna e verranno aperti negoziati credibili e significativi, del rispetto delle istituzioni democratiche, dell’adozione di un calendario elettorale competo e della liberazione di tutti i prigionieri politici. L’Ue, infatti, è pronta a ritirare o modificare le misure soprattutto per tutelare la popolazione. Nelle motivazioni dell’atto è infatti contenuto anche un appello diretto al governo Maduro perché “ripristini urgentemente la democrazia, con elezioni libere e regolari” e all’opposizione affinché “si impegni in modo unitario per una soluzione negoziata, nell’interesse del Paese.

La polveriera Caracas è sotto la lente dell’ONU

La polveriera di Caracas comunque è sotto la lente delle Nazioni Unite. Proprio oggi il consiglio di Sicurezza dell’Onu celebra la riunione informale sulla crisi per affrontare anche la questione delle restrizioni americane. Il dipartimento del Tesoro Usa ha infatti emesso sanzioni nei confronti di dieci cittadini venezuelani, compresi alcuni esponenti del governo, ritenuti responsabili di irregolarità nel processo elettorale, di corruzione nella gestione delle risorse alimentari e di interventi indebiti sull’informazione.

L’UE utilizza la “formula Arria”

Stesse motivazioni, dunque, delle sanzioni UE. L’incontro si celebra con la cosiddetta “formula Arria”, un formato introdotto di recente nella pratica del Consiglio di sicurezza. Si tratta di colloqui non ufficiosi la cui agenda è stabilita dai membri e le riunioni permettono colloqui informali. Ciò per stabilire contatti e soluzioni, nonché trattative tra i membri governativi e le agenzie internazionali. Il nome di questi colloqui deriva, caso vuole, da quello dell’ambasciatore venezuelano Diego Arria, segretario del Consiglio di Sicurezza. Il funzionario ne propose la formula nel 1992. L’obiettivo era includere nelle trattative del Consiglio personalità di spicco come Nelson Mandela per favorire la risoluzione dei conflitti.

Il gruppo di Lima

La questione Venezuela coinvolge però tutti i paesi panamericani, tanto che il gruppo di Lima, formato dai dodici paesi più grandi dell’America Latina, nell’agosto scorso hanno firmato una dichiarazione contro il Venezuela sottoscrivendo che il Venezuela non “è piu’ una democrazia” e che “gli atti emanati” dall’Assemblea nazionale costituente (Anc) “sono illegittimi”.

 

Emma Evangelista

(Twitter: @emmaevangelista)