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UK, Johnson punta sul commercio estero contro la crisi economica post-Covid

UK, Johnson Punta Sul Commercio Estero Contro La Crisi Economica Post-Covid

Il Regno Unito plasma la sua politica estera in un’ottica di incrementare gli scambi e di una maggior sicurezza. Foreign Office e Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale (DFID) si fondono. Johnson: Dobbiamo mobilitare tutti i nostri asset nazionali per salvaguardare i valori e gli interessi britannici all’estero

Il Regno Unito plasma la sua politica estera in un’ottica di incrementare gli scambi e di una maggior sicurezza. Il premier britannico, Boris Johnson, ha annunciato che il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale (DFID) – l’equivalente dell’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo italiana (AICS) – e il Foreign Office (FCO, il ministero degli Esteri) si fonderanno. Dalla loro unione nascerà formalmente i primi di settembre del 2020 il Foreign, Commonwealth and Development Office FCDO), che sarà guidato dal ministro degli Esteri. Lo stesso primo ministro UK ha spiegato che “questo è esattamente il momento in cui dobbiamo mobilitare ognuno dei nostri asset nazionali, inclusi i bilanci e l’expertise legati agli aiuti, per salvaguardare i valori e gli interessi britannici all’estero”. In questo contesto, “il miglior strumento possibile sarà il nuovo dipartimento, incaricato di usare tutti gli strumenti dell’influenza britannica, per cogliere le opportunità all’estero”.

La Brexit e l’emergenza Covid-19 impongono a Londra di reagire velocemente per evitare lo scoppio di una crisi economica dagli esiti incerti. L’arma migliore sono gli scambi con l’estero e l’uscita dall’UE, contrariamente a quanto si pensi, li avvantaggerà 

Per il Regno Unito accorpare tutti gli organismi coinvolti nella politica estera è strategico. Soprattutto dopo l’uscita dall’Unione Europea e l’emergenza Covid-19, che rischiano di causare danni economici disastrosi, i quali si rifletteranno anche sulla sicurezza. In questo senso, l’arma migliore è rappresentata dal puntare sugli scambi con l’estero, piuttosto che sui consumi interni. Peraltro, la Brexit, contrariamente a quanto si crede, sarà un vantaggio per l’UK. Ciò, in quanto avrà le mani libere rispetto alle regole e ai vincoli imposti da Bruxelles per quanto riguarda gli accordi internazionali, i settori d’intervento e le quote a disposizione. Sia nelle relazioni con i paesi UE sia con gli altri. Non a caso, il governo Johnson ha stabilito anche che trade commissioner ricadranno sotto l’autorità degli ambasciatori all’estero. Di fatto, la Gran Bretagna tornerà a negoziare su base bilaterale e vuole avere tutta la potenza di fuoco possibile.

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