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UK, dopo le università il cybercrime attacca gli studenti

UK, Dopo Le Università Il Cybercrime Attacca Gli Studenti

In UK il cybercrime dall’inizio del mese ha spostato la sua attenzione dalle università agli studenti

Il cybercrime nel Regno Unito dopo le università ha preso di mira gli studenti. Come riporta il National Cyber Security Centre (NCSC) UK, è in corso una massiccia campagna di phishing e di frodi online nei confronti dei frequentatori degli atenei. In particolare si usano false email da parte delle società che effettuano prestiti agli universitari in cui si spiega che sono stati sospesi gli account delle vittime. A proposito, si chiede di inserire le proprie credenziali e le coordinate dei conti bancari per ripristinare il tutto. In realtà, però, i dati serviranno per futuri furti d’identità, necessari a commettere illeciti grazie al cyberspazio. La campagna malevola è scoppiata all’inizio del mese non a caso. La criminalità cibernetica, infatti, sfrutta eventi particolari per aumentare le possibilità di successo delle aggressioni, come gli inizi dell’anno accademico o eventi collaterali, quali i recenti cyber attacchi alle università.

Gli attacchi agli universitari avvengono già da anni, spesso con esche legate ai prestiti. Oggi, però, non si punta solo ai loro conti correnti

A differenza delle cyber aggressioni alle università UK, però, gli attacchi agli studenti non sono una novità. Già nel 2011 6 persone sono state arrestate per una truffa online mediante phishing, in quanto accusati di aver rubato oltre 1 milione di sterline dai conti bancari hackerati di centinaia di giovani. Allora l’esca era una mail in cui si invitavano ad aggiornare i loro dettagli in relaizone ai contratti di prestito personale sottoscritti. Nel 2013 un uomo è stato fermato per il coinvolgimento in un phishing scam da 1,5 milioni di sterline, portato avanti con la stessa metodologia. Successivamente, ci sono stati altri casi che hanno visto il cybercrime usare tecniche diverse per acquisire dati personali dei ragazzi. Quella più recente, invece, non punta solo a rubare denaro. Ma anche ad accedere ai server degli atenei e sottrarre ricerche o informazioni preziose da rivendere al mercato nero.

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