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Ucraina, quale soluzione territoriale per la guerra con la Russia?

di Carlo Stracquadaneo

Nella guerra in Ucraina Zelensky chiede senza indugio negoziati con la Russia su questioni umanitarie, le evacuazioni dei civili e i problemi economici. L’argomento più spinoso, però, è quello legale

Il conflitto russo-ucraino entra nel ventiquattresimo giorno. Il presidente Zelensky chiede “senza indugio” colloqui significativi di pace e sicurezza con Mosca su temi specifici, quali le questioni umanitarie, le evacuazioni dei civili e i problemi economici, ma l’argomento più spinoso è quello legale. L’intesa infatti non dovrà violare gli accordi internazionali già esistenti e le Costituzioni dei due Paesi. E, soprattutto, dovrà essere trovata una formula precisa e vincolante su quali siano le garanzie di sicurezza riconosciute a Kiev una volta che avrà accettato di rinunciare ad entrare nella Nato e si dichiarerà Paese neutrale.

Per Kiev una eventuale intesa non dovrà essere “un nuovo Memorandum di Budapest”

A questo proposito il capo negoziatore ucraino Podolyak ha citato il precedente che ancora brucia a Kiev e che contribuisce a minare la sua fiducia nei confronti non solo della Russia, ma anche dell’Occidente: l’accordo, ha affermato, non dovrà essere “un nuovo Memorandum di Budapest”. Cioè il documento firmato nel 1994 con il quale l’Ucraina rinunciava al suo arsenale nucleare, ereditato dall’era sovietica. Le testate nucleari (1.900) furono di conseguenza inviate in Russia per lo smantellamento nei successivi due anni. In cambio, l’Ucraina ottenne garanzie da Russia, Stati Uniti e Regno Unito, successivamente anche da Cina e Francia, per la sua sicurezza, indipendenza ed integrità territoriale.

Il Memorandum di Budapest del 1994

I punti del Memorandum di Budapest sono i seguenti:

  • Rispettare l’indipendenza e la sovranità ucraina entro i suoi confini dell’epoca.
  • Astenersi da qualsiasi minaccia o uso della forza contro l’Ucraina.
  • Astenersi dall’utilizzare la pressione economica sull’Ucraina per influenzare la sua politica.
  • Chiedere l’intervento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite se viene minacciato l’uso di armi nucleari contro l’Ucraina.
  • Astenersi dall’usare armi nucleari contro l’Ucraina.
  • Consultare le altre parti interessate se sorgono domande su questi impegni.

Come sia finita è in questi giorni sotto gli occhi di tutti. “L’invasione ha fatto saltare in aria i ponti” ha sottolineato Podolyak, affermando che se anche se un accordo di pace sarà raggiunto, il suo Paese creerà un “confine forte” e tratterà “la Russia con la freddezza che merita un Paese che ha invaso la nostra casa per ucciderci”.

In Ucraina ci potrebbe essere una “demilitarizzazione” parziale, legata a Donetsk e Lugansk, sulla scia del il Territorio Libero di Trieste (TLT)

Durante la crisi di Crimea del 2014, l’Ucraina ha fatto riferimento a questo trattato per ricordare alla Russia che si è impegnata a rispettare i confini ucraini e agli altri firmatari che ne sono garanti e gli Stati Uniti che hanno sostenuto che il coinvolgimento russo viola i suoi obblighi nei confronti dell’Ucraina, in palese violazione della sovranità e dell’integrità territoriale di questo Stato e del Memorandum di Budapest. Davanti all’invasione militare del territorio ucraino operata dalla Russia con la cosiddetta “Operazione speciale” appare oggi difficile che l’Ucraina (e la politica internazionale) possa accettare la pretesa di Putin di demilitarizzare l’intero Paese ma, considerando l’esigenza di Mosca di incrementare la sicurezza ai confini della Russia, una soluzione potrebbe consistere nella  demilitarizzazione delle regioni di Donetsk e Lugansk a cui non dovrebbe essere riconosciuto lo status di territorio demilitarizzato e neutrale. Il precedente storico è costituito dalla realtà internazionale costituitasi con il Territorio Libero di Trieste, spesso colloquialmente abbreviato in TLT, previsto dall’articolo 21 del trattato di Parigi fra l’Italia e le potenze alleate del 1947, dopo la Seconda guerra mondiale.

Nel contesto ucraino i poteri di controllo potrebbero essere affidati all’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE)

 A norma dello stesso trattato, il Territorio Libero di Trieste avrebbe dovuto essere demilitarizzato e neutrale, governato inizialmente secondo le previsioni normative di uno Strumento per il regime provvisorio, redatto dal Consiglio dei ministri degli esteri e approvato con la risoluzione 16 dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. In tale contesto, era l’ONU a mantenere i poteri di controllo sul TLT, per il tramite del proprio Consiglio di Sicurezza. In questo contesto il ruolo dovrebbe essere assegnato all’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), sotto la cui egida venne firmato, dopo estesi colloqui, il Protocollo di Minsk: l’accordo raggiunto il 5 settembre 2014 e succeduto a diversi tentativi precedenti di cessare i combattimenti nella regione di Donbass, per porre fine alla guerra dell’Ucraina orientale. L’OSCE ha da allora una missione di monitoraggio nel Paese sin dal 2014 e rimane un soggetto fondamentale per la tenuta del cessate il fuoco.

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