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Tra il “Grande Gioco” e orsi polari nelle strade, avremo ancora un futuro?

Tra Il “Grande Gioco” E Orsi Polari Nelle Strade, Avremo Ancora Un Futuro?

A Novaya Zemlya decine di orsi polari, fin dagli inizi di febbraio, circolano sulle strade nei centri abitati per nutrirsi. Ciò è dovuto allo stravolgimento delle condizioni climatiche

Decine orsi polari, fin dalle prime settimane di febbraio, si stanno aggirando in strade ove sono accantonati rifiuti, parchi gioco per bambini, corridoi di uffici e appartamenti nella cittadina russa di Belushya Guba, dell’arcipelago di Novaya Zemlya, dove vivono circa 3.000 persone. Orsi polari che non dovrebbero gironzolare nelle abitazioni umane né razzolare nei rifiuti umani in cerca di cibo per sfamarsi, provocando insicurezza e panico che hanno indotto le Autorità a dichiarare lo stato di emergenza. Gli episodi sono oltremodo sintomatici dei guasti ambientali che stiamo provocando con lo stravolgimento delle condizioni climatiche, giudicate ormai irreversibili nel 2030 dagli scienziati di quasi tutto il mondo, che hanno stravolto il loro territorio di caccia. Gli orsi hanno fame, vanno in cerca di cibo, non lo trovano e non si chiedono il perché, e nel loro vagare si fermano là dove trovano qualcosa di cui cibarsi. Anche dell’uomo.

“Avremo ancora un futuro?”. Dobbiamo imparare a pensare, lo dice anche la TV

Stiamo vivendo trascinati dalla routine quotidiana, sommersi da condizionamenti pubblicitari – e non – assillati da mille problemi, spesso senza soluzione. In sintesi stiamo consumando senza limiti il nostro presente, dimenticando così il passato e oscurando il futuro. Viene pertanto spontaneo chiedersi: “Ma nostri figli ed i nostri nipoti riusciranno a sopravvivere”? Può sembrare una domanda pleonastica o senza senso, ma a pensarci bene non è proprio così. Perché un senso ce l’ha. Da un po’ di tempo l’editoria, tramite la televisione, sta diffondendo spot pubblicitari per la vendita di libri in cui sono riportate le idee dei vari filosofi – che la nostra cultura ci ha trasmesso nel tempo – sotto lo slogan “imparare a pensare”. 

Perché non pensiamo più

Molto probabilmente qualcuno si è accorto che non pensiamo più, che nessuno si preoccupa eccessivamente di:

a. convulso desiderio di crescita in simbiotica connessione con la ricerca, l’accaparramento, lo sfruttamento ed il consumo di tutte le possibili fonti energetiche non rinnovabili, senza propagandare e sostenere lo sviluppo, l’incremento e l’impiego di quelle alternative e rinnovabili;

b. catastrofi climatiche ed ambientali (tsunami, terremoti, uragani, ecc.) che hanno prodotto danni immani ed irreparabili, mietendo anche migliaia di vite umane, analogamente a quanto avviene con i conflitti, proprio per l’enorme consumo delle energie non rinnovabili;

c. il frenetico e concorrenziale sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (AI), che ha convinto Putin ad affermare che coloro i quali riusciranno a dominare e padroneggiare la AI saranno i padroni del mondo;

d. la pianificazione e lo sviluppo di nuove e moderne vie commerciali – le Nuove Vie della Seta – sulle quali realizzare anche basi militari a difesa dei rispettivi interessi. Stiamo vivendo in una affannosa competizione in cui nessuno sta più a pensare a cosa è accaduto nel passato con l’olocausto nucleare su Hiroshima e Nagasaki, né a quello ebraico nei campi di sterminio nazisti, né a cosa accadrà all’umanità in caso di conflitti fra le potenze nucleari, o nel caso in cui gli stravolgimenti climatici renderanno il pianeta invivibile.

In pochi si sono accorti che le minacce alla sicurezza aumentano e si aggravano. Non solo dal punto di vista ambientale. La competizione geopolitica diventa sempre più aggressiva

Non è quindi pleonastico né bislacco porsi la domanda se avremo ancora un futuro visto che  in pochi si sono accorti che sono in fieri, con sviluppo incrementale, gravi e diffuse minacce che ci danno la dimensione globale di prospettive non certo rosee per i nostri figli e nipoti. Sull’orizzonte temporale di breve e medio termine alle nuvole foriere di disastri ambientali si assommano quelle polverose della competizione geopolitica che vede al momento a confronto Russia, Cina e Stati Uniti – con rispettivi alleati – e probabile futuro inserimento di India e Iran. Il confronto ha già originato le prime schermaglie conflittuali fra Russia e USA, nonché fra Cina e USA. I primi approcci conflittuali fra USA e Russia sono avvenuti nell’area siro-iraniana e non sono ancora del tutto terminati, mentre fra USA e Cina sono stati appena avviati con lo scontro sull’industria cinese Huawey, nonché con i dazi doganali imposti da Trump sui prodotti importati dalla Cina.

La competizione tra Potenze si addensa in misura sempre crescente nell’area dell’Oceano Pacifico, con particolare riferimento ai mari cinesi di Taiwan

Va inoltre sottolineato che tali Paesi sono i maggiori responsabili della deforestazione, dell’inquinamento atmosferico e dell’immenso consumo di energia. Fattori che stanno provocando gli sconvolgimenti climatici valutati irreversibili nel 2030. Le nubi conflittuali non si fermano qui, ma si addensano in misura sempre crescente nell’area dell’Oceano Pacifico, con particolare riferimento ai mari cinesi in cui è collocata Taiwan. La Repubblica Popolare Cinese ha la ferma intenzione di far rientrare sotto la sua sovranità territoriale l’isola che Chiang Kai-shek separò dalla Cina maoista nel 1949, facendone uno stato sovrano: lo Stato di Taiwan (o Repubblica della Cina Nazionale). Aspirazioni che ovviamente non sono affatto gradite dalla Grande Potenza statunitense. Inoltre c’è una progettualità in atto sia per la costruzione di un nuovo e più largo canale in Nicaragua – a nord di quello di Panama – sia per l’ampliamento di quello di Suez, il cui primo tratto è stato inaugurato nell’agosto 2015.

Il “Grande Gioco” torna di moda per il dominio della globalizzazione

È tornato di moda – ancora una volta – il “Grande Gioco” ora non più limitato all’area centro asiatica, ma finalizzato al dominio della globalizzazione. L’obiettivo strategico è quello di reperire materie prime, strumenti e metodi concorrenziali per primeggiare sugli altri, estendendo la competizione dall’area del Pacifico a quella euro-atlantica con l’apertura delle “nuove vie della seta” che investono anche l’Europa e l’Unione Europea. Pertanto la sommatoria fra l’insensato consumo di energie non rinnovabili e la pianificazione di non improbabili scontri militari fra le varie potenze, danno quale risultato non certamente un conflitto a somma zero come sostengono gli strateghi (nota1), ma la cancellazione del futuro. La fine della guerra fredda anziché dar vita ad un nuovo ordine multipolare ha per contro fatto emergere sempre più l’aleatorietà del rapporto amico – nemico, dato che i rapporti internazionali sono diventati sempre più utilitaristici e non vincolano più stabilmente le parti in causa.

La fine del modello bipolare ha fatto assumere valenza strategica al terrorismo e ha aperto un vuoto nel controllo della conflittualità, che è stato occupato dalla violenza senza regole

La fine del modello bipolare – che aveva assicurato quasi un cinquantennio di stabilità – ha fatto assumere valenza strategica al terrorismo (attacco alle Torri Gemelle, 11 settembre 2001). Inoltre, ha aperto un vuoto – nel controllo della conflittualità – occupato dalla violenza senza regole, quest’ultima adottata da esasperati nazionalismi, da fondamentalismi religiosi e dalla criminalità organizzata. Occorre ancora aggiungere che il frenetico sviluppo tecnologico ha introdotto la globalizzazione, accelerando in maniera esponenziale i processi storici ed imponendo a livello internazionale una sregolata competizione fra Stati. Competizione che ha cancellato quella ideologica sostituendola con quella economica, trasformando il contesto internazionale in un “villaggio globale”. Peraltro il termine “villaggio” comporta non solo il conferimento del potere al “capo villaggio”, ma anche la sua consapevolezza dell’esistenza di disuguaglianze – su scala mondiale – e di tensioni sociali dirompenti. 

Crescono le disuguaglianze e le tensioni sociali

Disuguaglianze e tensioni che implicano il riconoscimento di fattori etnici e localismi culturali, nonché la regolamentazione di nuove forme di economia che stanno disgregando gli stili di vita tradizionali e riducendo i più deboli in stato di povertà. Tutti elementi di criticità che vanno appropriatamente governati, ma non neutralizzati sulla base di:

a) rapporti di forza, oppure con il governo della tecnocrazia guidata da poteri forti;

b) metodi paradigmatici ancestrali di romana memoria che addomesticavano la plebe distribuendo panem et circenses (pane e giochi circensi) ovvero reddito di cittadinanza, gioco del calcio, giochi on line, talk show, soap e fiction televisive.

Ritornano i nazionalismi e si c’è la disgregazione dei valori fondanti l’Unione Europea

L’assenza di questa consapevolezza ha, conseguentemente, ridato fiato al nazionalismo – diventato la reazione al processo di omologazione culturale in atto – sospinto soprattutto dalla ricerca di identità sociali e culturali idonee a garantire sopravvivenza, sicurezza e stabilità, che non hanno trovato adeguate conoscenze e cultura necessarie per governare le situazioni di crisi. Gli scenari nuovi che si stanno delineando sia a livello interno sia internazionale vedono un’ulteriore conflittualità per l’affrancamento delle zone ricche da quelle più povere, specie nell’area euro-mediterranea. Ed in tale area, in particolare, si avverte l’incipiente disgregazione della solidarietà e dei valori fondanti della nostra Unione Europea, con contestuale crescita di estremismi di destra e di sinistra. Estremismi che preludono ad una non improbabile rinascita di terrorismi interni, oltre a quello internazionale tuttora incessantemente all’opera.

Oggi si ripropone la geopolitica espansionistica in determinate aree geografiche, ma con l’applicazione di un nuovo concetto di “spazio vitale”

L’attuale fase congiunturale, pertanto, non fa altro che riproporre la geopolitica – intesa secondo i primordi del suo sviluppo – cioè l’attuazione di una politica espansionistica in una determinata area geografica, ma con l’applicazione di un nuovo concetto di “spazio vitale” completamente diverso da quello di tipo geografico e materiale. Lo spazio vitale – che si identificava nello spazio fisico e biologico delle risorse energetiche, minerarie ed alimentari necessarie alla sopravvivenza – ora ha assunto una valenza planetaria e si è trasformato. Ha assunto e dimensioni di tutto quello spazio in cui un sistema-Paese riesce ad operare, anche in maniera virtuale, per competere con gli altri Stati. Il territorio, quindi, ha perso il suo valore, mentre ha assunto estrema valenza il cyberspazio e la disponibilità della “potenza virtuale”.

Il pensiero geopolitico tradizionale, anche se trasformato nel dominio del cyberspazio, è limitato. Che fare quindi?

Il pensiero geopolitico tradizionale, anche se trasformato nel dominio del cyberspazio, continua comunque a generare una spirale conflittuale fra il numero limitato di risorse disponibili e il desiderio di espansione/crescita degli Stati. È un dato biologico che tutte le persone al mondo si preoccupino dei propri bisogni/interessi, che sono alla base della loro sopravvivenza. Che fare allora? Mettere la testa sotto la sabbia ed attendere che la tempesta passi? L’inazione ci conduce inesorabilmente verso il baratro per cui occorre fin da subito “imparare a pensare” a tutte le possibili soluzioni alternative che ci possano aiutare a superare questa drammatica congiuntura spazio-temporale. 

Le teorie di Rifkin e Roubini

Secondo alcuni economisti, fra cui Jeremy Rifkin e Nouriel Roubini, la globalizzazione ha reso universali non solo i beni, gli scambi, ecc., ma anche le crisi che, interagendo secondo i parametri della terza rivoluzione mondiale – quella dell’informatica o dell’informazione – rendono interdipendenti tutti i sistemi, da quelli economici a quelli energetici, senza peraltro colmare i gap culturali ad essi sottesi. Inoltre, la complessità strutturale e sociale rende difficile e resiliente l’omologazione culturale che consenta a ciascun individuo di percepire e capire cosa provi l’altro, specie negli aggregati multi razziali e multi etnici. Per il superamento di queste antinomie, secondo i citati economisti, occorre realizzare un’autentica civiltà globale che possa andare incontro alle esigenze dell’intera umanità. Il conseguimento di questo obiettivo non può che essere affidato alla trasformazione della geopolitica – finora fondata sull’assunto che l’ambiente costituisca l’area dello scontro di tutti contro tutti – per assicurarsi le risorse necessarie alla sopravvivenza. 

 

La geopolitica deve interpretare il territorio come una “biosfera”, in cui esistono tutti gli elementi necessari per la sopravvivenza, privilegiando il comprehensive approach

Occorre trasformare la geopolitica in un diverso strumento politico, cioè interpretare il territorio come una “biosfera” in cui esistono tutti gli elementi necessari per la sopravvivenza ricercando la combinazione ed armonizzazione della contraddizione esistenziale tra gli obiettivi che uno Stato deve perseguire e le risorse a sua disposizione, nel relativo contesto geografico in cui si colloca. Cioè ricercare il benessere di un Paese gestendo, senza ricorrere a conflitti, il mutevole rapporto fra la sua crescita e le limitate risorse disponibili nell’ambito del suo spazio geografico, rifiutando i postulati della colonizzazione o dell’egemonia o dell’imperialismo. Il nuovo concetto deve privilegiare il criterio di cooperazione/collaborazione (comprehensive approach=approccio integrato) fra Stati, che non può essere limitato solo ai teatri conflittuali ma esteso anche alle scelte decisionali di strategia politica dei decision maker, ovvero all’élite politiche.

L’UE si basa su questo concetto e grazie a esso è diventata una Grande Potenza

Abbiamo dato spazio a questo concetto costituendo gradualmente l’Unione Europea, sulla base di valori fondanti ispirati alla cooperazione ed alla solidarietà, con l’obiettivo finale di neutralizzare i secoli di conflitti con i quali l’equilibrio di potenza aveva devastato la nostra civiltà euro-mediterranea. La politica europea ha prodotto, dagli anni ’50 del secolo scorso in poi, un cambiamento nelle Relazioni Internazionali, talché la Comunità europea – idea luminosa concepita in Italia nel 1941 con il manifesto di Ventotene – con il rispetto dei suoi valori fondanti è diventata più forte sia politicamente sia economicamente. Inoltre la UE ha assunto, nel tempo, la fisionomia di una Grande Potenza, capace vuoi di infastidire gli USA – specie nell’area commerciale – vuoi di “angosciare” l’Unione Sovietica per l’attrattiva esercitata dalle diverse e migliori condizioni di vita, nella Comunità, sui Paesi satelliti dell’ex URSS. 

Usa e Russia, in competizione con l’Europa, l’hanno dissolta. Ma non hanno capito che l’hanno resa preda – insieme all’Africa – della crescente espansione della Cina

Per questi motivi USA e Russia si sono dati da fare per dissolvere l’Unione Europea, e ci sono riusciti. Senza però accorgersi che la rendevano ambita preda, insieme all’Africa – naturale area di cooperazione europea – della crescente espansione della terza grande potenza, quella cinese che si stava sviluppando sui loro orizzonti. Inoltre, la stessa UE non ha saputo contenere le velleità espansionistiche delle sue “prime donne”. Infatti è stato consentito alla Francia di continuare a sviluppare e tutelare i propri Interessi Nazionali nell’area africana nonché alla Germania riunificata di imporre a tutti i Paesi comunitari i suoi diktat economico-finanziari, riproponendo sotto altre forme le ambizioni espansioniste ad est del terzo reich.

Parte della colpa è delle stesse “prime doble “UE, che hanno generato sfiducia nelle popolazioni

Le popolazioni del mondo occidentale, oggi, sono contagiate dalla sfiducia in quanto:

a) hanno paura della globalizzazione perché si sentono minacciate sia dai milioni di stranieri immigrati nei rispettivi Paesi, sia dai miliardi di indiani e cinesi che si sono inseriti nell’economia globale;

b) sono state travolte dalla crisi economica del 2009 e dall’assalto all’Euro del 2010 che hanno inoculato sfiducia nell’economia finanziaria e nei suoi meccanismi di controllo, con tracollo dell’economia reale.

Ma non bisogna abdicare alla sfiducia! Per superare tutte queste distonie occorre fare ricorso alla nostra cultura occidentale – incentrata su Armonia, Limiti, Misura e Proporzioni – riconducibile soprattutto ai principi filosofici del mondo greco, romano, cristiano, umanistico, di cui l’Italia e Roma sono state la culla e gli artefici nel tempo.

Serve una nuova geopolitica, incentrata su un modello strategico multipolare

Occorre “rimboccarsi le maniche” e rielaborare una nuova geopolitica, incentrata su un modello strategico multipolare. Caratterizzato da poli regionali integrati, raggruppati intorno a potenze leader. Potenze che sappiano privilegiare e ben impiegare i meccanismi della sopranazionalità (nota 2) – senza trasformarla in sovranità limitata – del federalismo (nota 3), rispettando i principi sanciti nella Premessa della Carta delle Nazioni Unite (nota 4). Esse dovranno essere capaci di impedire lacerazioni nel tessuto sociale stemperando l’esasperato etnocentrismo (nota 5) attraverso l’empatia (nota 6) e l’amalgama generati dal consenso e dalla solidarietà, che nella nostra Costituzione è solennemente affermata all’Articolo 2, tra i principi fondamentali, come “dovere inderogabile” che ciascun italiano è chiamato ad adempiere (nota 7).

In sintesi, dobbiamo tornare a riflettere sul fatto che siamo titolari non solo di diritti, ma anche di doveri

In sintesi, occorre tornare a riflettere sul fatto che siamo titolari non solo di diritti in campo sociale, civile, economico e politico ma, anche di doveri nei confronti degli altri. Tutta la nostra vita è

regolata da queste due facce della stessa medaglia: diritti e doveri che possono assumere valenza non solo legale; ma anche umanitaria mediante l’adozione di una politica che risolva e

tuteli i bisogni e le necessità dell’essere umano, invece di proteggere e rafforzare gli interessi della classi dirigenti.

 

Gli Indomabili

 

NOTE

Nota 1: conflitto a somma zero, nell’ambito della teoria dei giochi si intende una situazione in cui sono presenti due rivali con interessi antitetici e dove l’unica situazione possibile in caso di conflitto è data dalla vittoria dell’uno, che si traduce nella sconfitta dell’altro o viceversa.

Nota 2: sopranazionalità intesa come metodo di processo decisionale in comunità politiche multinazionali, in cui la sovranità viene trasferita o delegata ad una alta autorità da parte dei governi degli stati membri.

Nota 3: federalismo, corrente politica fautrice dell’unione federale fra stati diversi ma aventi tradizioni e interessi comuni.

Nota 4: STATUTO DELLE NAZIONI UNITE – Premessa

NOI, POPOLI DELLE NAZIONI UNITE, DECISI a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altri fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti, a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà,

E PER TALI FINI a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l’uno con l’altro in rapporti di buon vicinato, ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ad assicurare, mediante l’accettazione di principi e l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune, ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli, ABBIAMO RISOLUTO DI UNIRE I NOSTRI SFORZI PER IL RAGGIUNGIMENTO DI TALI FINI.

Nota 5: L’etnocentrismo – in quanto fattore distintivo di una cultura – consente di interpretare i comportamenti e le credenze altrui, di giudicarne gli atteggiamenti, le idee e le conoscenze per raffrontarli con i valori e le tradizioni culturali di altri gruppi, facendo nel contempo emergere il principio secondo cui ciò che è giusto per un gruppo non necessariamente lo è per un altro.

Nota 6: empatia intesa come attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali. La qualità della relazione si basa sull’ascolto e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell’altro.

Nota 7: Costituzione Italiana, art. 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.
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