Terrorismo, Rosario Aitala: Isis non è ancora morto e cerca nuovi orizzonti

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Aitala: Lo Stato Islamico ha subito forti perdite sul terreno, ma non è sconfitto

L’impressione è che Isis abbia perso il marchio del Califfato in teatro siro-iracheno, ma potrebbe riorganizzarsi sotto vecchie e nuove bandiere. Riempendo spazi lasciati vuoti dal potere istituzionale. Ne è convinto il magistrato italiano Rosario Aitala, già capo del dipartimento Giustizia penale della missione di polizia della Commissione UE (Pameca) a Tirana e responsabile del programma Giustizia della Farnesina per l’Afghanistan, appena eletto giudice della Corte Penale Internazionale a l’Aja. Ne ha parlato con Difesa e Sicurezza, in occasione dell’imminente uscita del suo libro “Il metodo della paura. Terrorismi e terroristi”, edito da Laterza, che sarà disponibile nelle librerie dal 22 febbraio.

Il magistrato italiano: In questo momento il terrorismo va insinuandosi in aree ‘fertili’ dal loro punto di vista. Per esempio il Sinai, l’Afghanistan, la Somalia, Libia e Sub-Sahara

Rosario Aitala sottolinea che “poiché le condizioni che hanno determinato la nascita di Isis/Stato Islamico sono invariate, ci si deve aspettare che altri gruppi prenderanno il suo posto. Anche la rete detta al-Qaeda dà segni di rinnovata vitalità”. Ciò, in quanto, “il terrorismo è un metodo funzionale al potere, non una semplice manifestazione di malvagità. Il terrorismo internazionale si evolve a seconda delle dinamiche geopolitiche – sottolinea Aitala -. Nel mio libro per esempio ho raccontato la genesi del cosiddetto Daesh, che ha sfruttato i buchi neri geopolitici in Iraq e Siria perseguendo – per la prima volta nella storia del terrorismo – un progetto territoriale. Vale a dire il controllo di aree geografiche a favore della popolazione sunnita marginalizzata. In questo momento il terrorismo va insinuandosi in aree ‘fertili’ dal loro punto di vista. Per esempio il Sinai, l’Afghanistan, la Somalia, la Libia e il Sub-Sahara”.

Il terrorismo ha assunto molte forme nella storia, ma il metodo della paura nasce come strumento di governo. Non come forma di violenza anti-statale

Il libro “Il metodo della paura. Terrorismi e terroristi” affronta il fenomeno non solo dal punto di vista di Isis/Stato Islamico o di al-Qaeda. Ma dalle sue radici storiche in generale. “Ho cercato di raccontare le molte forme che il terrorismo ha assunto nella storia, scardinando alcuni semplicismi e strumentalizzazioni che non aiutano ne’ a capire ne’ ad avversare la barbarie – ha spiegato Aitala -. Mi sembra molto importante ricordare che il metodo della paura nasce come strumento di governo non come forma di violenza anti-statale, e ancora oggi dietro o accanto ai terroristi c’è la mano sporca di sangue di alcuni governi”.

La pietra d’angolo del giudice Aitala per contrastare il terrorismo

La lotta al terrorismo, da al-Qaeda allo Stato Islamico ad altre forme locali e internazionali, deve essere sorretta dalla solidità dei processi di attribuzione e gestione del potere.In tal senso, per Aitala la pietra d’angolo è “lavorare sulle condizioni di instabilità geopolitica che favoriscono la mancanza di guide politiche. In particolare, agevolando la nascita di istituzioni, che siano in grado di rappresentare tutte le componenti sociali, etniche e religiose di ogni territorio”. Inoltre, va “combattuta la politica della paura che, attraverso falsi messaggi comunicativi, inquina, depista e alimenta l’odio, e il sospetto per la diversità”. Infine, secondo l’autore, è necessario “alzare la voce contro gli Stati che usano o favoriscono il metodo terroristico per interesse nazionale”.

La copertina del libero del giudice Aitala, che uscirà il 22 febbraio