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Terrorismo, l’origine del Califfato è la Rivoluzione Islamica: la guerra infinita Arabia Saudita-Iran

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La “Guerra Fredda” tra Arabia Saudita e Iran è a tutto tondo

La guerra fredda tra Arabia Saudita e Iran non si combatte soltanto attraverso guerre per procura, sostegno a gruppi terroristici, attentati e indottrinamento al credo khomeinista o wahhabita di credenti musulmani, ma anche con giochi diplomatici. Nel merito corrono voci di un presunto riavvicinamento tra regime siriano e monarchie del Golfo, in particolare EAU e Arabia Saudita in funzione di una nuova alleanza contro la Fratellanza Musulmana Internazionale, geopoliticamente incarnata da Qatar e Turchia. In particolare contro la Turchia che è diventata da circa un anno e mezzo il principale sponsor dell’opposizione siriana, occupando anche territori nel nord del Paese. Damasco andrebbe così a inserirsi in una nuova divisione intra-sunnita, schierandosi con Riyadh e EAU contro Turchia, Qatar e Fratellanza Mussulmana Internazionale che sono i principali sostenitori dell’opposizione interna siriana. Tale mossa sembra tendere anche ad un isolamento di Teheran, che persegue ancora pervicacemente il suo obiettivo atomico.

Il wahhabismo e i Fratelli Musulmani si combattono in modi diversi

Tuttavia, mentre l’Arabia Saudita continua a diffondere il suo Wahhabismo nella galassia islamista con i petrodollari, le società governative e non governative e ad osteggiare e/o abbattere governi retti dai Fratelli Musulmani (Morsi in Egitto, Ennahda in Tunisia), questi ultimi per contrastarne l’azione ricercano una base popolare islamista. Ciò attraverso l’educazione, la propaganda, l’assistenza agli strati sociali più bisognosi, operando tramite la “Organizzazione Internazionale della Fratellanza Mussulmana”. La Guida suprema nega che ci sia una “Fratellanza Musulmana Internazionale” o un Progetto che la ispiri, ma afferma che esiste una “serie di regolamenti che disciplinano i rapporti delle organizzazioni e delle istituzioni dei Fratelli Mussulmani a livello internazionale”.

Gli elementi da tener presente

Tuttavia occorre ricordare che:

  • già dai primi anni di vita il successo della Fratellanza ha oltrepassato i confini egiziani penetrando quasi tutti i paesi arabi: Siria, Palestina, Giordania, Libia, Tunisia, Marocco, Sudan, monarchie del Golfo, e Turchia. I vari gruppi e movimenti ai quali hanno dato vita in questi paesi condividono l’organizzazione e l’impianto ideologico della matrice egiziana, mentre sul piano politico e sociale si sviluppano a seconda delle situazioni contingenti, seguendo le linee di una appropriata “adaptation” alle condizioni sociali del Paese ospitante;
  • alcune fonti parlano dell’”Organizzazione Internazionale dei Fratelli Musulmani” (OIFM) nata nei primi anni Ottanta per volontà di militanti del movimento islamista e di una “Carta dell’Organizzazione Internazionale dei Fratelli Musulmani”, istituita ufficialmente il 29 luglio 1982. Attraverso la Carta è stata costituita una rete di “centri culturali” a Ginevra, Monaco, Londra, Vienna ed altre sedi in Europa e in USA. L’idea dell’organizzazione internazionale sarebbe stata voluta in particolare da Said Ramadan – genero di Hassan al-Banna – che avrebbe preferito spostare il centro di gravità dei Fratelli Musulmani dall’Egitto verso l’Europa e il Nord America;
  • altre fonti affermano anche che lo sceicco Yussef al-Qaradawi, residente in Qatar, è considerato il principale esponente della Fratellanza Musulmana Internazionale che annovera fra i suoi organismi anche le “Sorelle Musulmane”, branca femminile dell’organizzazione di cui l’esponente più nota e popolare fu Zaynab al-Ghazali. Va infine rimarcato che nel 2003, Yussef al-Qaradawi ha creato una nuova istituzione, il Consiglio Mondiale degli Ulema (aut Unione Mondiale degli Ulema), che sembra destinato a rimpiazzare le strutture internazionali della Fratellanza e che ha sede a Doha. Uno dei suoi membri ha scritto che «in quanto movimento islamico, il movimento talebano rappresenta l’Islam e lavora per incarnarlo nella vita quotidiana»;
  • non va infine sottaciuto il ruolo rivestito da Hizb al-Tahrir (Partito della Liberazione – HT), partito islamista e fondamentalista transnazionale nato nel 1953 da una costola della Fratellanza e tuttora attivo con sede centrale a Beirut (Libano) e filiali in circa trenta Paesi asiatici ed europei ivi compresi gli Stati Uniti. Hizb ut-Tahrir ha come scopo dichiarato quello di unificare, nel tempo, dapprima tutti i paesi musulmani – che chiama “terre islamiche” – in un califfato unitario, additandolo come un obbligo decretato da Allah che punirà quei musulmani “che trascurano questo dovere”. Il Partito è stato dichiarato illegale in quasi tutti i paesi musulmani, con eccezione di Malesia, Libano, Bangladesh, Pakistan e Yemen.

Lo scontro geopolitico fra Iran ed Arabia Saudita esprime due inconciliabili tendenze: rivoluzione o conservazione

In conclusione lo scontro geopolitico fra Iran ed Arabia Saudita – per esportare/contenere la diffusione nel mondo islamico della Rivoluzione komeinista, sotto il profilo politico-ideologico – esprime due inconciliabili tendenze: rivoluzione o conservazione. La contesa – anche se affetta da mille sfumature e diverse declinazioni – in sostanza si svolge fra chi intende cambiare – anche con la violenza – gli assetti sociopolitici nati da un passato che si ritiene non abbia più futuro e chi si arrocca nella tradizione per conservare il precario equilibrio di un “capitalismo islamizzato”. In questa contesa si sono abilmente inseriti i Fratelli Mussulmani, imponendo il campo religioso come una competizione politica legittima per la conquista della leadership islamica finalizzata alla ricostituzione del califfato.

La nuova conflittualità si sta sviluppando su un doppio binario costituito da elargizione di petrodollari e sostegno sociale. Binario a cui si associa la dawa per l’auto-apprendimento dell’islamismo

Questa nuova conflittualità si sta sviluppando su un doppio binario un binario, costituito da un lato da elargizione di petrodollari attraverso madrasse e centri di predicazione islamica per impedire la realizzazione del califfato; dall’altro mediante il sostegno sociale – anch’esso copiosamente finanziato – per beneficiare di un vasto consenso che legalizzi la costituzione del califfato. Binario su cui corre un’intensa propaganda (dawa) per l’autonoma istruzione o l’autoapprendimento della religione islamica politicizzata (islamismo) da parte di adepti che si avvalgono della predicazione di Ulema non sempre esperti religiosi operanti su Internet e sui social networks. Tali nuovi “esperti” – però – non sono intellettuali, il loro sapere non è critico, ma dogmatico ed il rapporto docente-discente risulta confuso, generico e indiscutibile. Tutti producono e tutti ricevono e non sussistono gerarchie ove il sapere sia peculiarità di professionisti e l’apprendimento praticato da parte di autentici studenti ma quasi sempre esercitato o accettato soprattutto da emarginati, ghettizzati e malviventi.

Secondo Kepel l’attuale ideale della “Guerra Santa” ha perso parecchio della propria forza dirompente portando alla frammentazione e alla rovina della comunità islamica con una guerra civile nel cuore dell’Islam

Gilles Kepel – orientalista e direttore dell’istituto per gli Studi Politici di Parigi – afferma che l’attuale ideale della “guerra santa” avrebbe perso parecchio della propria forza dirompente portando alla frammentazione e alla rovina della comunità islamica con una guerra civile nel cuore dell’Islam. Di contro le società musulmane si starebbero trasformando per l’ingresso a pieno titolo nella modernità e nella democrazia. Pertanto l’obiettivo di una “rivoluzione islamica globale” con l’affermazione del califfato – secondo gli studiosi – è in realtà di difficile attuazione. Idea che non avrebbe finora fatto presa sulla maggioranza dei musulmani moderati, perché gli islamisti militanti – a causa della loro connotazione ideologica (fondamentalista) – incontrano difficoltà a rinvenire nell’Islam una fonte di legittimità al loro comportamento sanguinario.

Noi riteniamo sia ancora in atto uno scontro per la supremazia dell’Islam dei “pii antenati” che si sviluppa attraverso soggetti “interposti e manipolati” dai rispettivi mandanti

Secondo alcuni l’Islam si avvia verso la secolarizzazione (separazione fra potere spirituale e potere materiale), ma noi vediamo ancora in atto uno scontro per la supremazia dell’Islam dei “pii antenati” che si sviluppa attraverso soggetti “interposti e manipolati” dai rispettivi mandanti, che operano soprattutto nell’arena centro-asiatica ed orientale nonché in quella cento-africana. Pur se l’attuale leader dell’ISIS Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi il 3 febbraio 2022 è stato ucciso dagli Americani, noi riteniamo che l’ideologia non muoia con la morte di un uomo perché i suoi seguaci sono stati addestrati a procedere avanti ugualmente.

ISIS e al Qaeda stanno estendendo la loro influenza nell’area centro-africana. ISIS-Khorasan continua a espandersi in Asia Centrale. Inoltre, l’Arabia Saudita non rinuncerà al progetto di leadership dell’interno mondo sunnita. Di conseguenza, lo scontro tra wahhabiti e Fratelli Musulmani proseguirà

In ogni caso nell’area centro-africana ISIS ed al Qaeda stanno estendendo la loro influenza sulle popolazioni autoctone locali, puntando sulla soluzione dei loro problemi economici e sociali. Nell’Asia centrale, ISIS-Khorasan continua ad espandersi e fare proseliti oltre che attentati. L’Arabia Saudita, inoltre, difficilmente abdicherà dal suo progetto di leader dell’intero mondo sunnita; motivo per cui non mancheranno futuri scontri sia in direzione iraniana sia in opposizione alla Fratellanza Mussulmana per la supremazia dell’Islam wahhabita in tutto il mondo islamico. L’esito di questo scontro non è ancora definito e non è nemmeno sicuro che dalle collisioni in corso possa emergere un nuovo equilibrio fra Stati e non invece un ulteriore caos: un caos armato.

Gli Indomabili

I Capitoli Precedenti

Capitolo Cinque

Capitolo Quattro

Capitolo Tre

Capitolo Due

Capitolo Uno

Nei prossimi giorni verrà pubblicata l’analisi nel suo formato integrale.

RINGRAZIAMENTI

Al termine di questa lunga esposizione ci sentiamo in dovere di esprimere un rispettoso “Grazie” ai pazienti lettori – che ci hanno fin qui seguito – i quali probabilmente si stanno domandando il perché di un simile lavoro. La nostra risposta è dettata dai nuovi orizzonti aperti dai dogmi di un mondo che si è ormai ristretto a “villaggio globale”. Villaggio ove nessuno può più pensare di proteggersi al chiuso nel proprio ambiente, al riparo da pericoli e minacce, ma ciascuno deve contribuire a contrastare e neutralizzare tali pericoli e minacce per la propria sopravvivenza. Abbiamo pertanto affrontato l’argomento in primo luogo per comprendere noi stessi le tante sfaccettature di un dominio culturale per molti versi disuguale dal nostro – e con il quale ci confrontiamo ogni giorno – al fine di individuarne origini, comportamenti e motivazioni. In secondo luogo per chiarire ai lettori le intricate convergenze e le dirompenti controversie del citato “villaggio globale” che spesso si tramutano in spregevoli e sanguinosi atti di violenza terroristica.

In terzo luogo per mantenere viva la consapevolezza dei lutti e delle sofferenze passate che troppo spesso “evaporano” non soltanto dai media ma anche dalle nostre coscienze e ci rendono spettatori inconsapevoli di quelli futuri. Il tutto al fine di solleticare le nostre menti alla ricerca di possibili soluzioni – imperniate sul soft power – per arginare i rischi conseguenti al terrorismo i quali affiorano molto frequentemente sull’orizzonte di tutti. Un aforisma attribuito ad Albert Einstein recita: “La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”.

Sui media – nella maggior parte dei casi – abbiamo trovato in merito all’argomento espressioni di idee semplicistiche e non distinte o interpretazioni dottrinali e metafisiche non sempre fruibili dal vasto pubblico. Semplificazioni e/o intellettualismi – che difficilmente conducono ad un dialogo con realtà diverse – talvolta destinati a divenire divergenze di vedute insanabili. Non intendiamo proporre la confessione islamica in termini di stereotipi manichei ma di comprendere quella sua particolare realtà che si ammanta di pratiche difficilmente conciliabili con l’idea di una pacifica convivenza.

La nostra chiave di lettura lineare vede nell’Islam la preminenza del carattere politico su quello religioso che ormai quasi all’unanimità gli studiosi definiscono “Islamismo”: cioè movimento ideologico di matrice religiosa – che si batte per affermare il primato del potere divino su quello umano – con l’obiettivo di costruire, di conseguenza, uno “Stato islamico”. Corrente ideologica che sta suscitando estremismi contrastanti e contrapposizioni violente, anche a spese della maggioranza dei mussulmani onesti e moderati.

In conclusione, riteniamo che le nostre conoscenze sia sull’Oriente in generale sia sul mondo islamico in particolare siano sufficientemente ampie e corrette rispetto a quelle disponibili ma non taumaturgiche. Siamo altresì consapevoli della relatività di ogni punto di vista e dei rischi che si corrono nell’accostare le nostre categorie a realtà distanti e differenti da quella a cui apparteniamo, ma il nostro operato cerca solo di favorire un confronto di idee per perfezionare cultura e conoscenze, ma non una contrapposizione delle stesse. Siamo altresì consapevoli che è scientificamente provato che non si può essere apprezzati da tutti, ma ci auguriamo di aver almeno interessato la platea dei lettori che ci hanno fin qui seguito.

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon.

 

 

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