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Terrorismo, l’origine del Califfato è la Rivoluzione Islamica: Arabia Saudita vs. Turchia

Il Wahhabismo non ha mai propugnato la ricostituzione del califfato, bensì l’affermazione della dinastia dei Saud nella creazione e nel mantenimento di uno Stato prospero. Nel tempo si sono affermate due dottrine

A ben guardare il Wahhabismo, però, non ha mai propugnato la ricostituzione del califfato, bensì l’affermazione della dinastia dei Saud nella creazione e nel mantenimento di uno Stato prospero, favorendo una politica pragmatica e conservatrice, ancorché ancorata ai precetti del della dottrina wahhabita e sostenuta soprattutto dalle ingenti entrate petrolifere. Di conseguenza, nel corso del tempo, si sono affermate due diverse dottrine wahhabite: la prima è quella originaria predicata da Muḥammad ibn Abd al-Wahhab e praticata dagli Ikhwan, approccio ideologico che non scomparve negli anni ’30, ma si ritrasse e conservò la propria influenza su alcune parti del sistema saudita, dando luogo a quel dualismo che oggi si riscontra nell’atteggiamento di casa Saud.

La prima dottrina wahhabista: l’ideologia degli Ikhwan

L’ideologia degli Ikhwan godeva – e gode ancora oggi – del supporto di tanti uomini, donne e sceicchi influenti che hanno finanziato e continuano a finanziare la galassia estremista del jihad, auspicando la ricostituzione della Ummah salafita ed il ritorno al califfato dei “quattro califfi ben guidati”, in cui il califfo:

  • doveva discendere dalla tribù del Profeta ed essere dotto in scienze religiose;
  • doveva essere eletto col consenso popolare secondo una precisa procedura dalla Ummah;
  • rappresentava il simbolo dell’unità e della compattezza della Ummah, cosa importantissima nell’Islam.

La seconda dottrina: la legittimazione del potere dei Saud, “l’instrumentum regni”

La seconda dottrina è quella della casa regnante saudita, che vede la declinazione del Wahhabismo come legittimazione del suo potere ove l’arena pubblica è stata espressa in termini religiosi e la dottrina si è tradotta in “instrumentum regni”. Strumento governativo utile soprattutto per l’indottrinamento scolastico, il controllo sociale esercitato attraverso la Sharia, la repressione del dissenso e la legittimazione del potere e delle sue scelte. Da qui lo scontro fra Wahhabiti e Fratellanza Musulmana che con la sua islamizzazione dal basso e la sua “Salafia dal volto umano” predica e pratica l’assistenza sociale e mina il potere del regno saudita che il califfato ridurrebbe ad un semplice sultanato, simile a quello originario dell’Impero Ottomano.

La Turchia diventa sponsor dei Fratelli Musulmani con Erdogan

Nel 2002 la Fratellanza Musulmana ha conseguito, oltre al Qatar, un altro sponsor: la Turchia poiché, in quell’anno, sale al potere Recep Tayyp Erdogan, fondatore del partito Akp che si rifà all’Islam politico della Fratellanza. L’avvento di Erdogan interruppe il processo di occidentalizzazione della Turchia e favorì il suo ritorno nell’alveo del sunnismo salafita e neo-ottomano, in linea con la Fratellanza ed in contrapposizione al conservatorismo saudita. Le ambizioni turche si sono spostate dall’Unione Europea ai Balcani (Romania, Bosnia, Albania, Macedonia, Ungheria e Kosovo), perseguendo un piano di rinascita neo-imperiale dell’Islam politicizzato in strumento di espansione geopolitica negli ex domini ottomani.

Le azioni di Erdogan per favorire il ritorno della Turchia nell’alveo del sunnismo salafita e neo-ottomano

Per favorire questo rientro, Erdogan ha avviato un piano di finanziamenti tesi alla costruzione – in ogni continente – di moschee adibite alla diffusione dell’Islam predicato dalla Fratellanza. Così il governo turco è diventato un altro hub della Fratellanza Musulmana Internazionale ed è stato più volte accusato di connivenza con gruppi terroristici ai quali avrebbe fornito assistenza finanziaria e militare, mentre il presidente Erdogan è stato definito capo della Fratellanza Musulmana Internazionale.

L’altro sponsor eccellente della Fratellanza è il Qatar

Il Qatar a sua volta ha ospitato e tuttora ospita, protegge e finanzia i Fratelli Musulmani per surrogare- con una propria sfera di influenza nella regione – quella dell’Arabia Saudita e delle altre petro-monarchie. Ankara e Doha pertanto hanno coltivato la contiguità con la Fratellanza Musulmana Internazionale avendo come fine ultimo quello di affermarsi come nuove guide regionali, approfittando del progressivo ritiro americano dal Medio Oriente. A tal fine hanno finanziato e finanziano moschee, associazioni, partiti e scuole capaci di sviluppare socialmente e politicamente il pensiero della Fratellanza nel mondo musulmano ed hanno offerto ed offrono sostegno mediatico, politico e finanziario ai gruppi ad essa vicini operanti nei Balcani e in Europa. Eloquente al riguardo è la carta geografica a suo tempo diffusa dal califfato di Abu Bakr al Baghdadi.

La contrapposizione politica interna al sunnismo e quella internazionale fra sciiti e sunniti e le Primavere Arabe

Ma la faglia di contrapposizione politica interna al sunnismo e quella internazionale fra sciiti e sunniti divennero ancor più evidenti nel 2011, con la comparsa delle “Primavere arabe”. La Fratellanza, con in testa Turchia e Qatar diventarono sponsor delle emergenti forze islamiste operanti nei paesi sconvolti dalle ondate di protesta.  L’evidenza di tale contrapposizione si percepì immediatamente con l’appoggio ad Al-Sisi da parte di Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti per destituire il governo di Morsi instaurato dalla Fratellanza e contrastarne l’ascesa nella regione sotto l’influenza di Turchia e Qatar. Infatti, le rivolte arabe avevano reso evidente che i beneficiari dei movimenti di protesta sarebbero stati, almeno nel breve termine, le forze dell’islamismo politico ispirate e/o legate alla Fratellanza Musulmana Internazionale, il cui “zampino” è ravvisabile anche nei Paesi arabi alle prese con gravi instabilità interne e con guerre civili.

Il Qatar rafforza la sua posizione di sponsor dei Fratelli Musulmani, dall’Egitto alla Siria

Durante e dopo le “Primavere arabe” il Qatar è diventato uno dei maggiori sponsor della Fratellanza Musulmana Internazionale, appoggiandone le varie ramificazioni locali dall’Egitto alla Siria. Sicché nel 2014, ad un anno dalla deposizione del presidente egiziano Mohammed Morsi per mano del Generale Abdel Fettah al-Sisi, gli Emirati e l’Arabia Saudita hanno entrambi avviato una intensa campagna politico-diplomatica contro il Qatar, accusato di sostenere gruppi islamisti e di mirare all’egemonia regionale e annunciato l’inserimento del gruppo internazionale dei Fratelli Musulmani nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Nel 2017 Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Yemen ruppero le relazioni diplomatiche con il Qatar

Nel 2017 Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti (UAE), Bahrein e Yemen ruppero le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusandolo di sostenere il terrorismo, attuarono nei suoi confronti un blocco commerciale e confermarono l’inserimento dei Fratelli Mussulmani nella lista delle organizzazioni terroristiche. A Doha venne inoltre imposto di chiudere di Al-Jazeera, di rompere ogni rapporto politico ed economico con Hamas e con l’Iran e di chiudere la base militare turca poco distante dalla capitale.

Doha ha reagito coniugando un triangolo Turchia-Iran-Qatar in opposizione ad Arabia Saudita, UAE ed Egitto

Da allora il piccolo emirato ha ridotto il proprio coinvolgimento con i principali gruppi islamisti attivi nella regione, ma ha rifiutato la chiusura di Al-Jazeera e l’interruzione di ogni rapporto con l’Iran, con cui condivide il South Pars, il più grande giacimento di gas del mondo. Doha, inoltre, ha superato le difficoltà del blocco commerciale tramite il sostegno di Turchia e Iran, che ha determinato un ulteriore avvicinamento di Doha a Teheran. I Qatarioti dichiarando la loro pensione a collaborare con l’Iran – mortale nemico di Riyad – stanno coniugando un inedito triangolo turco-iranico-qatariota in opposizione al conservatorismo di Arabia Saudita, UAE ed Egitto. Di conseguenza non sono mancati attacchi alla Fratellanza Musulmana Internazionale, che avrebbe sedi proprio in Turchia e Qatar, additati come i principali sponsor del terrorismo a livello globale.

Gli Indomabili

Capitolo Quattro

Capitolo Tre

Capitolo Due

Capitolo Uno

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon.

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