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Terrorismo, le motociclette diventano il simbolo dei jihadisti

Le motociclette hanno soppiantato le Toyota Corolla come simbolo del terrorismo di matrice jihadista. Sono sempre più i paesi, dall’Africa al Medio Oriente, che le vietano per ridurre i rischi di attacchi. Le stesse forze speciali le adottano per non perdere terreno

Fino a poco tempo fa il simbolo del terrorismo di matrice jihadista era la Toyota Corolla (soprattutto bianca), famosa per essere il veicolo più usato per gli attentati. Ora, invece, è diventata la motocicletta. Tanto che diversi paesi stanno introducendo pesanti limitazioni alla circolazione soprattutto dei modelli più potenti. L’ultimo ad averlo fatto è lo stato del Niger in Nigeria, costretto a vietare le vendite dei modelli a due ruote con cilindrata superiore a 185 cc. Ciò, pur essendo questo tipo di mezzo il più diffuso tra la popolazione per spostarsi sia in città sia nelle aree desertiche. Provvedimenti simili erano stati adottati anche in Medio Oriente (vedi Iraq) e in altre nazioni del continente africano, dal Sahel alle regioni centrale e orientale. Le stesse forze speciali occidentali da qualche tempo hanno inserito le motociclette nel loro parco mezzi. Obiettivo: non dare ai terroristi vantaggi indebiti.

Il vantaggio delle due ruote per i jihadisti

La motocicletta, infatti, si è rivelata un mezzo di trasporto molto utile per i jihadisti delle principali formazioni come ISGS, ISCAP, ISWAP, JNIM e altre sigle. Ciò essenzialmente per la migliore libertà di movimento che garantisce rispetto ai mezzi a quattro ruote come le macchine e i pick-up. Infatti, le moto permettono ai fondamentalisti di percorrere agilmente piste in aree difficili come quelle desertiche o quelle montane e di disperdersi velocemente, rendendo più complesso ai nemici inseguirle. L’unico limite è dato dalla “capacità di carico”, e cioè da quanti uomini, armi o materiali possono ospitare. La problematica, però, è stata supplita dall’uso di molteplici mezzi, veri e propri sciami di motoveicoli. Questi arrivano all’improvviso, attaccano e scompaiono con la stessa rapidità. Non è un caso se recentemente la Francia ha ucciso in Sahel (tra Mali, Burkina Faso e Ciad) almeno 20 jihadisti, che si muovevano in gruppo sulle due ruote.

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