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Terrorismo, la Bay’ah’ al nuovo califfo conferma la strategia dello Stato Islamico

La Bay’ah’ al nuovo califfo conferma la strategia dello Stato Islamico. I jihadisti pro-ISIS puntano sull’Africa, in particolare il Sahel e il quadrante centrale, che soppiantano le aree tradizionali in Medio Oriente e Asia

Lo Stato Islamico in Libia riappare ufficialmente per giurare fedeltà (Bayah, Bay’ah’) al nuovo califfo: Abu al-Hussein al-Husseini al-Qurashi. I jihadisti pro-ISIS del paese africano sono gli ultimi nella galassia IS ad assolvere questo compito, 19 giorni dopo la morte del precedente leader: Abu Hasan al-Hashemi al-Qurashi. Prima di loro lo avevano fatto i miliziani nella Penisola del Sinai. Le immagini diffuse sui canali social di propaganda della formazione, però, rivelano un elemento interessante. Sia i terroristi in Libia sia quelli in Egitto sono un gruppo sparuto, composto da una manciata di elementi. Nulla a che vedere con le immagini riferite alla “Wilayat” in Mali, in Mozambico e in Nigeria dove appaiono inaspettatamente decine di miliziani riuniti. Nelle aree “tradizionali” in Medio Oriente, peraltro, (a esclusione della Siria) i numeri sono molto bassi. Allo stesso modo di quelle in Asia, quali l’Afghanistan e le Filippine.

Perché l’Africa è l’area migliore oggi dove creare il califfato

Le immagini globali della Bay’ah, seppur in mancanza di conferme ufficiali, forniscono un indicatore importante su dove lo Stato Islamico stia andando e su quali aree/paesi stia concentrando l’attenzione e le risorse. Parliamo dell’Africa e in particolare del Sahel e del quadrante centro/meridionale. Ciò si spiega con una limitata capacità militare delle nazioni coinvolte e di una maggior permeabilità, anche se opportunistica, delle popolazioni all’ideologia pro-ISIS. Inoltre, quelle prese di mira da IS sono tutte aree dove la presenza internazionale è circoscritta se non assente per volere degli stessi governi locali, poco disposti a ingerenze considerate ingombranti nei propri affari. Questo mix di fattori ha permesso alla galassia jihadista di creare almeno tre sottogruppi – ISGS, ISCAP e ISWAP – in continua espansione. A ciò si aggiunge che nei periodici proclami della leadership ISIS ci sono sempre scarsi accenni alle attività in Africa, come se si volesse proteggerle nascondendole.

Tweet di Jasmine Opperman e Calibre Obscura

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