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Terrorismo, gli sviluppi di Isis e Al Qaeda: dalla Somalia all’Afghanistan

Terrorismo, Gli Sviluppi Di Isis E Al Qaeda: Dalla Somalia All’Afghanistan

Isis e Al Qaeda sono due facce della stessa medaglia, coniata in tempi diversi ma con un obiettivo comune: ricreare il Califfato abolito da Ataturk. Ciò rappresenta non solo un pericolo concreto per la sicurezza globale, ma rischia anche di scatenare una guerra di religione dagli esiti incerti

Il terrorismo di Isis e Al Qaeda e i suoi possibili sviluppi. È questo il titolo di uno studio effettuato dagli Indomabili, giunto alla sua terza parte, che traccia la storia delle due formazioni e dei fenomeni che hanno portato alla loro ascesa e caduta, nonché alla rinascita dell’“araba fenice”. Una nuova formazione, che mette a frutto le peculiarità di ognuna delle due facce della stessa medaglia: leadership, capacità operative e logistiche, nonché tecnologia. Ciò allo scopo di ricreare con ogni mezzo, violento in primis, il Califfato abolito da Ataturk. L’analisi, divisa in capitoli, vuol essere uno strumento utile per capire la nuova forma terroristica e ricercare strumenti idonei per contenere e/o mediare le dirompenti dinamiche del jihadismo, le quali abbracciano varie aree geopolitiche e periodi storici. Sviluppi che rappresentano un pericolo concreto per la sicurezza globale, non solo in Occidente, e che rischiano – come accaduto recentemente in Nuova Zelanda e nelle Filippine – di scatenare una vera e propria guerra di religione dagli esiti incerti; reazioni a catena con il conseguente sviluppo di una spiralizzazione della violenza di incontrollabile portata e di difficile contenimento.

Il crollo di Siad Barre in Somalia fa emergere Ali Mahdi Mohamed e Mohammed Farah Aidid

All’inizio degli anni ’90 in Somalia, dopo il crollo del regime di Siad Barre, si verificarono violenti disordini a causa delle complesse rivalità tribali della popolazione somala, già in precarie condizioni economiche e di sottosviluppo. La situazione di degrado e di endemica povertà fu aggravata dalla carestia precipitando il paese, nel novembre 1992, nel caos più completo. Le immagini di poveri, specie bambini, malnutriti ed affamati spinsero Washington ad inviare un rilevante contingente militare per una missione umanitaria – operazione ”Restore Hope” – sotto l’egida dell’ONU. A fronte di questa decisione, le due fazioni maggiori in lotta fra loro per il dominio politico della Somalia – quella di Ali Mahdi Mohamed e quella di Mohammed Farah Aidid – assunsero ulteriori posizioni contrapposte. Il primo, Presidente del paese africano dal gennaio del 1991 al gennaio del 1997, membro del Congresso della Somalia Unita e principale esponente della cabila – uno dei cinque gruppi principali Somali – degli Abgal. Il secondo, signore della guerra della tribù degli Habr Ghedir del gruppo Hauia sospettato, al pari del suo principale antagonista, di essere al centro di traffici di armi e rifiuti tossici.

Bin Laden e Turabi approfittano del caos socio-politico in Somalia per riversarvi tutti i gruppi terroristici addestrati in Sudan e sostenere al-Itihaad al-Islamiya

Ali Mahdi era accusato dagli avversari di essere sostenuto dall’ONU e di ricevere aiuti umanitari che impiegava esclusivamente per rafforzare il suo potere. Di contro Aidid sosteneva che solo lui aveva il diritto di distribuire gli aiuti umanitari perché in grado di stabilire chi ne aveva effettivamente bisogno e chi no, dichiarando che qualsiasi intervento straniero si sarebbe risolto in un bagno di sangue. Entrambi i contendenti all’arrivo del contingente americano si presentarono come governo di transizione somalo, richiedendo di essere incaricati di distribuire gli aiuti umanitari. Rimasti inascoltati ed al fine di prevalere sulla fazione avversa, Aidid ricercò alleanze fra le varie tribù e clan minori, ivi compresi quelli islamici. Mahdi, invece, ricercò alleanze all’estero con l’Etiopia e l’Eritrea. Approfittando del caos socio-politico della regione, Turabi e bin Laden riversarono in Somalia tutti i gruppi terroristici addestrati in Sudan per sfidare la presenza statunitense nell’area e supportarono sia finanziariamente sia logisticamente al-Itihaad al-Islamiya ovvero “l’Unione Islamica”, (un gruppo militante islamista locale, considerato organizzazione terroristica), inviando successivamente militanti stranieri che addestrarono e combattettero al fianco di membri di al-Itihaad, con l’obiettivo di attuare uno stato islamico nel Corno d’Africa. 

Il ritiro Usa dal paese africano convince Osama della validità della sua organizzazione. Di conseguenza, attacca nuovamente l’Arabia Saudita e coopera – insieme con l’Iran – con gli oppositori nel Regno per rovesciare il governo 

La guerra per procura condotta da Turabi e da bin Laden nel territorio somalo contribuì al ritiro del contingente USA il 25 marzo 1994. Alla vigilia della partenza degli Americani, i due ”signori della guerra” – il generale Aidid ed il ”presidente” Mahdi – firmarono, anche a nome dei 13 capiclan loro alleati, un accordo mediato dalle Nazioni Unite per l’instaurazione di un cessate il fuoco. Dopo questo successo, bin Laden si convinse ulteriormente della possibilità di contrastare l’imperialismo USA nei paesi musulmani attraverso l’organizzazione che aveva contribuito a realizzare. Di conseguenza continuò non solo a criticare il re Fahd dell’Arabia Saudita per l’ospitalità concessa alle truppe americane, ma anche ad organizzare, finanziare, fomentare e supportare gruppi eversivi e terroristici nella penisola araba alleandosi, spalleggiato da Teheran, con gli oppositori della casa regnante per rovesciare il governo saudita. 

La risposta di Riad

Le Autorità saudite nel 1994 come risposta a Osama bin Laden:

lo spogliarono della sua cittadinanza saudita;

convinsero la sua famiglia a privarlo dell’appannaggio periodico, pari a 7 milioni di dollari, che gli inviavano annualmente. 

Osama venne associato alla Jihad Islamica Egiziana (EIJ) – che costituiva il nucleo di al Qaeda in Sudan – specie dopo il 25 giugno 1995, quando un gruppo di egiziani provenienti dalle basi sudanesi della EIJ tentò di assassinare il presidente egiziano Hosni Mubarak, ma senza successo perché l’attentato fallì.

La comunità internazionale comincia a interessarsi a bin Laden come terrorista, che fugge dal Sudan a Jalalabad in Afghanistan 

L’associazione al terrorismo di Osama avvenne anche a seguito della esplosione di un’auto bomba, il 13 novembre 1995, a Riad davanti al centro militare Usa per l’addestramento della Guardia Nazionale Saudita. Nell’attentato, rivendicato da tre organizzazioni – “Tigri del Golfo”, “Movimento islamico per il cambiamento” – supportato da bin Laden- e “Guerrieri di Dio” – morirono sette persone (cinque cittadini statunitensi e due indiani) e ci furono oltre 60 feriti. A seguito di tutto ciò, Stati Uniti, Egitto ed Arabia Saudita esercitarono crescenti pressioni sul Sudan affinché espellesse Osama e la sua organizzazione. Nel maggio 1996, bin Laden stesso, sentendosi perseguitato dai servizi sauditi, scelse di tornare a Jalalabad (Nord est dell’Afghanistan) ove erano già all’opera i Talebani del mullah Mohammed Omar con cui strinse subito un saldo rapporto. 

In seguito al rapimento di due ragazze vicino Kandahar nascono i Talebani, creati dal mullah Omar

L’avvento dei Talebani in Afghanistan, si dice (senza possibilità di riscontri autorevoli) che sia avvenuto nella primavera del 1994, in seguito a un rapimento con stupro di due ragazze ad opera dei signori della guerra nel villaggio di Sang Hesar, vicino Kandahar. Il mullah Orar, un veterano dei mujaheddin di Harakat-i-Inqilab Islami (Movimento della Rivoluzione Islamica), avrebbe organizzato un gruppo di taleban (studenti) con cui le avrebbe salvate, facendo anche impiccare il comandante dei rapitori. Dopo questo episodio, l’assistenza degli “studenti/combattenti pii e religiosi” venne sempre più richiesta dai contadini, per contrastare i notevoli soprusi che subivano dai signori della guerra. Ma a causa di tali interventi e dell’esiguità delle forze a disposizione, Omar dovette fuggire nella vicina provincia del Belucistan, riparando in Pakistan.

I Talebani nel 1996 conquistano Kabul e proclamano la costituzione dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan: è l’embrione del Califfato globale

Il mullah Omar tornò in Afghanistan nell’autunno del 1994, con una milizia di 1.500 talebani, ben equipaggiata, armata e finanziata. Questa, secondo varie informazioni, era supportata economicamente da parte dei Pakistani. I talebani assunsero il potere a Kandahar e nei dintorni, poi attaccarono e sconfissero le milizie di Ismail Khan (un signore della guerra) ad ovest, conquistando Herat nel settembre 1995. Durante l’inverno assediarono Kabul che presero nel settembre 1996, costringendo le forze governative a ripiegare nell’area nord-est afghana. Il 27 settembre dello stesso anno proclamarono la costituzione dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan, riconosciuto da Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (UAE). La comparsa sulla scena afghana dei Talebani – studenti formati e indottrinati per anni nelle madrase deobandi (nota 1) dell’area pakistana, specie quella delle “aree tribali” – fu la risultante del sostegno addestrativo, militare e finanziario di Pakistan ed Arabia Saudita. La costituzione dell’Emirato Islamico Afghano – attuata secondo gli schemi indicati da Abd Allah Azzam – rappresentò peraltro l’embrione di Califfato globale, che si sarebbe dovuto estendere gradualmente verso gli altri paesi musulmani.

Osama porta Al Qaeda in Afghanistan e si allea con il mullah Omar

Bin Laden giunse a Jalalabad circa due mesi prima della proclamazione dell’emirato.  Giunti di nuovo in Afghanistan, Osama e la dirigenza di al-Qaeda, si stabilirono inizialmente a Jalalabad ove iniziarono a riorganizzare le fila ed a raccogliere fondi grazie al sistema costituito in Sudan ed ai “finanziatori dei tempi della jihad sovietica”, con il supporto dell’Inter-Services Intelligence (ISI) pakistano. Successivamente – anche su invito del mullah Omar – si trasferì a Kandahar, nella fattoria di Tarnak. La vasta e profonda esperienza sudanese permise ad Osama di affiancare ed allearsi con il mullah Omar, capo dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan, (si dice che abbia dato in sposa ad Omar la sua figlia maggiore e che abbia preso in moglie una delle figlie del mullah), cementando così le loro relazioni interpersonali. 

Mentre il mullah si occupa della sfera politica e religiosa del paese, bin Laden porta avanti la sua agenda del doppio binario: supporto ai Talebani e addestramento dei suoi jihadisti 

Il mullah Omar non si trasferì a Kabul, ma governò dalla sua base di Kandahar, ove prendeva le decisioni circondato da una “shura” (“Consiglio”, istituzione tribale che, nell’islam delle origini, eleggeva i capi e prendeva le decisioni) composta da consiglieri fidati – i kandaharì – mentre il Consiglio dei ministri (del governo in carica) rimaneva a Kabul. Bin Laden riconobbe l’autorità religiosa e politica del mullah, aiutandolo nell’applicazione rigorosa della sharia e nelle relazioni internazionali in quanto Omar era privo di esperienze in materia. Tuttavia portò avanti la sua personale agenda, mediante la politica del doppio binario: supporto ai Talebani e costituzione di campi di addestramento per le nuove generazioni di guerriglieri/terroristi. Nel marzo del 1997 trasferì il suo quartier generale nei pressi della base militare afghana di Tora Bora (sud est di Kabul), insediandosi in edifici costruiti in gallerie scavate nella roccia – durante il periodo dell’invasione sovietica – nella quale disponeva di dispositivi di avvistamento, di alcuni carri armati e di armi contraeree.

E’ il momento di dare il via a una “jihad globale”. Si comincia a creare il social network di Al Qaeda

Bin Laden disse ai suoi amici che era venuto il momento di iniziare una “jihad globale” – una guerra santa islamica – contro i governi secolari corrotti del Medio Oriente musulmano e i poteri occidentali che li appoggiavano. L’obiettivo prioritario fu, quindi, la costituzione del suo “social network” – una nuova organizzazione di musulmani militanti le cui ambizioni andavano ben al di là delle frontiere afghane – reclutando ed addestrando musulmani malesi, algerini, filippini, palestinesi, egiziani, yemeniti, ceceni e slavi. Ne furono reclutati circa 5.000 che a loro volta avrebbero dato vita a cellule in circa 50 paesi.  Nei suoi campi di addestramento in Afghanistan, raccolse estremisti, fino ad allora impegnati a raggiungere obiettivi locali, organizzandoli in un “social network internazionale”, caratterizzato da rilevante addestramento al combattimento da trasferire a tutti i musulmani per convertirli in militanti della legge islamica. 

La rete utilizza la  “via della seta” e le sue diramazioni – che per secoli avevano permesso il transito di oro, argento, tessuti, pietre preziose, cotone e spezie – per il traffico di droga e armi

La rete di Al Qaeda – che si avvaleva di e-mail in codice, istruzioni per confezionare ordigni esplosivi descritti su CD-Rom, telefoni cellulari e comunicazioni satellitari – comprendeva campi di addestramento, strutture per la comunicazione e le operazioni commerciali. Le operazioni commerciali erano finalizzate alla raccolta di significative somme di denaro per sostenere le attività dei citati estremisti, incluso il sostanzioso sfruttamento di stupefacenti della cosiddetta “mezzaluna d’oro” (Golden Crescent), regione asiatica con la maggior produzione di oppiacei al mondo. La “via della seta” e le sue diramazioni – che per secoli avevano permesso il transito di oro, argento, tessuti, pietre preziose, cotone e spezie – fu utilizzata per il traffico di droga e armi.

Gli Indomabili

Capitolo 2 – L’ascesa di bin Laden e Turabi fino all’AIM e Khomeini

Primo capitolo – Dalla nascita del terrorismo moderno a Osama bin Laden

 

Nota 1

La dottrina deobandi sorse all’interno dell’Islam sunnita nel 1867 nella città di Deoband (India) – dove fu costituita la scuola Darul Uloom Deoband, come reazione al colonialismo britannico – che divenne il secondo maggior centro d’insegnamento e ricerche islamiche dopo l’università Al-Azhar al Cairo. Il movimento – il cui obiettivo era un’India indipendente, ancorché multiconfessionale, in forma federale – si opponeva al “Movimento per il Pakistan” che auspicava la separazione fra gli induisti ed i musulmani nonché l’esodo di questi ultimi verso il Pakistan. Soluzione che prevalse nel 1947 e che favorì l’apertura di numerose madrase nell’Asia meridionale, in particolar modo in Afghanistan e Pakistan.

La dottrina deobandi:

•   ha sempre subito una forte influenza wahhabita – tanto che talvolta alcuni indiani preferiscono definirsi wahhabiti o identificarsi come seguaci di entrambi gli orientamenti – anche per gli abbondanti finanziamenti dell’Arabia Saudita e di facoltosi arabi dell’area del Golfo;

•   ha estremizzato ancor di più le teorie salafite, rifiutando ogni forma di dialogo con il colonialismo e con la revisione filosofica dell’Islam, ancorandosi alla diretta interpretazione del Corano e dedicando, nelle madrase, una particolare attenzione allo studio degli Hadith. Secondo Ahmed Rashid, scrittore pakistano, i maggiori leader dei talebani erano laureati presso Darul Uloom Haqqania, una madrasa deobandi nella piccola città di Akora Khattak situata vicino a Peshawar in Pakistan.

 

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.
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