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Terrorismo, al-Baghdadi è morto, ma il jihadismo no. Tutt’altro

Terrorismo, Al-Baghdadi è Morto, Ma Il Jihadismo No. Tutt’altro

La morte di al-Baghdadi non significa che il jihadismo sia stato sconfitto. Tutt’altro

La tanto osannata uccisione di Ibrahim Awad Ibrahim Ali al Badri al Samarrai – alias Abu Bakr al Baghdadi, califfo del sedicente Stato Islamico (ISIS-Daesh), avvenuta il 26 ottobre 2019 – non significa che il jihadismo sia stato sconfitto o arginato. Tutt’altro. Tanto é vero che, subito dopo, è stato nominato il successore indicato in Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi il quale – subentrando come califfo – non poteva, ovviamente, che provenire dalla tribù di Maometto. Al-Qurashi ed Al-Hashimi rappresentano, rispettivamente, chiari riferimenti alla tribù della Mecca dei Banu Quraysh – i figli di Quraysh – e al clan di mercanti meccani dei Banu Hashim, cioè gli Hashemiti, discendenti di Hashim ibn Abd Manaf antenato di Maometto.

Al-Baghdadi era protetto da HTS, segno che Isis e al Qaeda esprimono in forma simbolica le due facce della stessa medaglia: la ricostituzione del califfato tramite il terrorismo jihadista

La CIA avrebbe individuato il nascondiglio di al-Baghdadi nella regione di Idlib, ove  era favorito nella sua latitanza da Hayat Tahrir al-Sham (HTS) – “Organizzazione per la liberazione del levante ” o ” Comitato di liberazione del levante ” – formazione jihadista salafita attiva nella guerra civile siriana e costituita il 28 gennaio 2017 dalla fusione di altri gruppi – tra cui principalmente Jabhat Fateh al-Sham (già al-Nusra Front, filiazione di Al Qaeda in Siria) – evidente dimostrazione che ISIS ed Al Qaeda esprimono in forma simbolica le due facce di una stessa medaglia: la ricostituzione del califfato tramite il terrorismo jihadista.  

Il terrorismo jihadista ha innalzato il livello dello scontro – sul piano geopolitico e strategico – ricorrendo alle credenze religiose islamiche, ove sono insiti i precetti politici e legislativi che tutti i musulmani dovrebbero osservare

Come già espresso in precedenti articoli, il terrorismo ha quale unico fine l’affermazione di una guida politica diversa da quella espressa sia in ambito statuale sia nel contesto globale. Strategia subordinata alla guida ideologica nonché allo stimolo finanziario di raffinate e sofisticate menti. Ma la minaccia terroristica attuale, purtroppo, non ha le stesse caratteristiche di quella del passato che si avvaleva – nella cosiddetta “propaganda dei fatti” – delle contraddizioni politiche dello Stato moderno, sia per diffondere la propria ideologia laica ed atea sia per fare proseliti. Differentemente, il terrorismo jihadista ha innalzato il livello dello scontro – sul piano geopolitico e strategico – ricorrendo alle credenze religiose islamiche, ove sono insiti i precetti politici e legislativi che tutti i musulmani dovrebbero osservare.

I binari del terrorismo di matrice jihadista

In tal modo, il terrorismo jihadista procede su un binario caratterizzato da:

  1. aspetto essoterico (palese) – religioso, che coinvolge tutti i fedeli mussulmani – disseminati per il    mondo –  disposti a condividere i precetti ed i costumi coranici;
  2. congregazioni esoteriche (celate ai più) – massoniche, le quali raccolgono e/o accolgono – in strutture militanti e clandestine – tutti coloro che, spinti a soddisfare taluni bisogni inalienabili della piramide di Maslow, “abbracciano” confraternite salafite e wahabite, imbracciando le armi contro un nemico, reale o potenziale, ritenuto l’artefice della propria emarginazione sociale.

Nel corso della nostra vita ci siamo accorti che le “congregazioni confessionali” e l’essoterismo si trovano in difficoltà a contrastare le lobby e l’esoterismo poiché si immergono in dissertazioni sulla conoscenza di quell’Iperuranio di “platonica memoria”. La leadership politica sta trascurando la realtà di un mondo alla deriva nelle mani di incolti, prepotenti, arroganti ed avidi faccendieri nonché, molto spesso, di criminali. 

Il terrorismo dilaga anche per il lassismo della leadership politica

La leadership sta dimenticando che la politica esige la concretezza di scelte per il bene della collettività nell’interesse dello Stato o del Sistema Paese. Un sistema in competizione a livello internazionale con analoghe realtà e che deve cercare di non essere fagocitato da queste. Contro una politica che sta sempre più asservendo i cittadini a centri di potere eterodiretti – oggi agevolati dallo spasmodico sviluppo delle IA (Intelligenza Artificiale) – non bastano le buone idee e le magniloquenti parole di slogan politici delle “sirene incantatrici”, ma occorrono fatti concreti. In definitiva, momenti che diano la misura dell’adozione di chiari e ponderati programmi per l’amministrazione della res publica, sulla base delle esigenze e delle risorse disponibili. Oggi ci troviamo di fronte a minacce imprevedibili e catastrofiche – non solo di origine naturale ma anche prodotte dall’uomo – non arginabili con interminabili talk show, ma con accorti e commisurati provvedimenti di contrasto e/o contenimento.

La minaccia terroristica non è costituita solo dai singoli leader, ma da una ben articolata e collaudata struttura organizzativa

Ciò che precede vale anche per la minaccia terroristica che – lungi dall’essere stata esorcizzata dall’uccisione di Al Baghdadi – non è costituita solo dai singoli leader, ma da una ben articolata e collaudata struttura organizzativa.  Il jihadismo, peraltro, non può essere definito una galassia informe e dilaniata da conflitti interni, bensì un sistema binario articolato su due direttrici, di cui:

  1. la prima, che persegue il coronamento del califfato ora e subito, iniziando con la costituzione dell’ISIS, il quale ha conferito “l’abito” di una realtà statuale ad un vasto territorio ed a migliaia di persone;
  2. la seconda, che persegue la realizzazione dello stesso obiettivo – il califfato – ma nel medio e lungo termine con il ricorso a metodi meno violenti e più sofisticati, privilegiando l’infiltrazione nel sociale, la conversione religiosa, l’indottrinamento operativo – anche singolarmente attraverso il web – per espandere le proprie “metastasi” a livello globale. 

Per l’attuazione immediata del Califfato, Isis ha addestrato i propri affiliati anche alla costruzione, modifica ed impiego di droni: la tecnologia come ulteriore arma i terroristi

Per l’attuazione immediata del Califfato, i miliziani della suddetta struttura statuale realizzata dall’ISIS hanno addestrato i propri affiliati non solo alle tecniche di combattimento convenzionali e della guerriglia nonché alle efferate esecuzioni dei prigionieri, ma anche alla costruzione, modifica ed impiego di droni, tramite i quali portare a termine missioni militari e/o terroristiche. L’impiego di tali macchine ha finora prevalentemente interessato il campo di battaglia della cosiddetta “guerra ibrida”, ma ISIS aveva costituito anche un centro per addestrare i miliziani ad impiegare droni commerciali a fini terroristici. Allo scopo ha anche distribuito un elevato numero di guide e manuali per armare e modificare gli APR commerciali, rendendoli strumenti affidabili per attacchi terroristici a distanza. Con l’avvento del 5G, questi possono essere impiegati oltre gli attuali limiti chilometrici, in quanto il segnale del radio-comando non subisce decadenza. Il loro impiego, pertanto, oltre che per attività commerciali, agricole, terziarie ed amministrative, può trovare spazio – con semplici modifiche – anche per svolgere attività illecite, delinquenziali e terroristiche. Fra queste è possibile annoverare anche il rilascio di ordigni esplosivi – artigianali o meno – sulla folla o su altri potenziali obiettivi, ovvero la diffusione di aggressivi chimici e/o batteriologici.   

La minaccia attuale è molto complessa a causa delle tecniche di occultamento, associate ai nuovi dispositivi elettronici e a esplosivi improvvisati e non, la rendono notevolmente asimmetrica tale da alterare il concetto standard di difesa

La minaccia attuale, pertanto, è molto complessa a causa delle tecniche di occultamento (ideate dai terroristi) le quali – associate ai nuovi dispositivi elettronici e ad esplosivi improvvisati e non – la rendono notevolmente asimmetrica tale da alterare il concetto standard di difesa. Minaccia che appare ancor più credibile in quanto il rientro di foreign fighter e la migrazione dei reduci dell’Isis in varie aree geografiche, ivi compresa l’Europa, sta contaminando vasti territori e soprattutto il contesto sociale occidentale. Contaminazione globale operata da soggetti – non solo di diversa e intollerante cultura – ma anche in possesso di expertise caratterizzate da elevate peculiarità tecnologico-militari, formatesi nel corso di anni di intensa attività del sedicente califfato iracheno.

Anche al Qaeda si riforma nonostante la morte di Osama bin Laden 

Al Qaeda non è da meno perché la sua storia non è finita ad Abbottabad. Oasma bin Laden – prima di essere ucciso – aveva già tracciato una nuova strategia per la sua organizzazione, adottando un basso profilo, cambiando “pelle” e metodi operativi. La nuova scelta strategica risale alla fine degli anni del secolo scorso, secondo i documenti ritrovati nel suo rifugio dagli statunitensi. Prima di essere ucciso, era preoccupato che gli obiettivi politici e la matrice ideologica di Al Qaeda fossero offuscati dall’esclusivo impiego della violenza. Per rilanciarne il marchio occorreva modificare il concetto d’azione. Secondo i suoi convincimenti e quelli del suo braccio destro, il medico egiziano Ayman al-Zawahiri, il nuovo corso doveva passare attraverso la legittimità di un consenso locale e non solo mediante l’imposizione della violenza settaria. Senza il sostegno delle masse la jihad sarebbe stata inutile e senza il sostegno dei musulmani la costituzione del Califfato sarebbe stata un castello di sabbia: “la longevità politica discende dalla persuasione, non dalla violenza”. 

Nasce la jihad sociale

Alcuni osservatori più attenti hanno definito questa nuova strategia la jihad sociale, perché fa leva soprattutto sulla conciliazione dei contrasti etnici e tribali, nonché sull’offerta di assistenza per la soluzione di esigenze abitative, lavorative, sanitarie, ecc…. E non sull’esecuzione di attentati stragisti o sull’imposizione violenta delle regole coraniche. “Non costringiamo nessuno a riconoscere la nostra autorità, non minacciamo decapitazioni, non scomunichiamo chi ci combatte”. Così al-Zawahiri ha reso pubblica la nuova strategia adottata attraverso uno degli ultimi audio-messaggi.  È la rivendicazione di un metodo pluridecennale – conosciuto da al Zawahiri fin da quindicenne, con la lettura dei testi rivoluzionari dell’ideologo radicale dei Fratelli Musulmani Sayyd Qutb – che trova oggi la sua attuazione.

Le aree operative di al Qaeda

Le aree operative, ove si sta diffondendo la nuova strategia di al Qaeda, sono quelle del sub-continente indiano (AQIS – “al Qaeda in the Indian subcontinent”), passando per Afghanistan, Pakistan, India e Bangladesh fino ad arrivare in Birmania e Indonesia. Un’area su cui è stata pazientemente costituita una vasta rete nel corso di vari anni di militanza armata, propaganda e attentati. Inoltre, c’è il Sahel dove il gruppo ha realizzato una vasta rete integrandosi nelle comunità locali, in particolare tramite cooptazione, interpretazione e soluzione di dispute indigene. Al Qaeda, inoltre, ha fornito risorse e capacità militari ai gruppi ribelli locali, nominandone i leader in posizione di prestigio nonché sviluppando accordi con i tuareg ed etnie simili, estendendo la propria influenza dal Senegal e dalla Mauritania fino al lago Ciad.

Il futuro di al Qaeda e Isis

Il nuovo metodo di al-Qaeda è stato enunciato nel 2013 da Al Zawahiri, nelle “Linee generali per il Jihad”, in cui esorta ad agire in sordina, puntando a radicarsi nei contesti locali – per intrecciare e rafforzare legami sociali – dando al jihad un aspetto più pragmatico al fine di ridurre l’esposizione militare, introdurre la sharia in modo graduale e rilanciare contestualmente il brand di al-Qaeda. Il jihadismo, pertanto, non è stato sconfitto, anzi ha subito una più vasta e radicata diffusione con la possibilità di ricompattare la spaccatura fra ISIS ed Al Qaeda sotto una nuova organizzazione. Quest’ultima – caratterizzata sia dal ricorso alla propaganda soft e al sostegno sociale, sia dall’impiego di transfughi Daesh in possesso di expertise tecnologiche per compiere attentati di maggiore risonanza – contribuirà, unitamente all’attività di “lupi solitari” o di “radicalizzati fai da te”, alla diffusione di “metastasi” jihadiste a livello globale, volte a realizzare la costituzione del Califfato. 

Photo Credits: Behind The News

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link
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