Tecnologia e politica, che fine ha fatto la democrazia in Italia?

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Nell’era cyber, la classe politica in Italia deve necessariamente rottamare i metodi di gestione “feudali”

Nell’era informatica e cyber, le innovazioni tecnologiche si rincorrono convulsamente, modificando con altrettanta rapidità le conoscenze, i bisogni e le aspirazioni della gente. In questo contesto è difficile far comprendere ad una classe politica avanzata negli anni – anche in Italia – che i metodi di gestione “feudali” hanno fatto il loro tempo e pertanto vanno “rottamati”. I processi di comunicazione odierni non sono più limitati alla carta stampata ed all’audience televisivo, ma viaggiano su molteplici canali e per questo è oltremodo difficile ricevere ed interpretare correttamente il feedback della loro comprensione da parte dei cittadini.

Ai cittadini è stato ammannito per anni solo il motto romano di “panem et circenses”

Specie se ai cittadini è stato ammannito per anni solo il motto romano di “panem et circenses” o lasciati crescere propinando loro incomprensibili talk show televisivi nei quali sono state pronunciate fiumi di parole. Talvolta incomprensibili perché proferite in prolungati scontri verbali, con accanita sovrapposizione di voci; intrattenimenti, spettacoli televisivi e cinematografici, espressioni artistiche – che spaziano dalla fantasia, all’informazione, alla divulgazione del sapere ed alla formazione e consolidamento della cultura – prevalentemente basati su violenza, sessualità e arricchimento a tutti i costi. A ciò si aggiunge propaganda pubblicitaria e politica, palese ed occulta con disseminazione di idee e informazioni, ovvero diffusione del “conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione”. Al solo scopo di raggiungere specifici obiettivi, atti a beneficiare coloro che hanno organizzato il processo pubblicitario e impedire all’uditorio di “accendere il cervello prima di agire”. Senza peraltro tenere in alcuna considerazione le istanze di sicurezza e di concretezza – nella soluzione dei problemi – che emergevano ad ogni minimo evento di criticità diffuso dai media.

Si sono operare scelte che hanno privilegiato selezionati attori e pratiche, in obbedienza a reali e occulti finanziatori

Inoltre, obbedendo esclusivamente ai reali e occulti finanziatori, si sono operate scelte che hanno privilegiato selezionati attori e pratiche: il comparto bancario, che da anni favorisce l’attività di financial banking – con ricorrenti crisi economiche – trascurando l’attività commerciale; unico sostegno dell’economia reale per il sistema Paese. Tenuto in piedi esclusivamente dalle piccole e medie imprese (PMI). E’ significativo che nel febbraio 2009 Richard Shelby, capogruppo repubblicano, è stato il primo senatore statunitense a chiedere pubblicamente una Nuova Commissione Pecora, in analogia a quella costituita nel 1929 dopo il crollo di Wall Street, per far luce sulla crisi finanziaria del 2008. Lo stesso, nel 1999, si è opposto alla Gramm-Leach-Bliley Act (abolizione della suddivisione fra banche finanziarie e commerciali), che ha abrogato parti della legislazione Glass-Steagall Act del 1933 (istitutiva della suddivisione fra commercial banking e financial banking). Shelby è stato l’unico repubblicano, fra altri otto senatori, a votare contro.

Le multinazionali con l’assalto al made in Italy e alle infrastrutture strategiche hanno depauperato il nostro know-how

Il secondo attore privilegiato sono le multinazionali che – con l’assalto al made in Italy ed alle infrastrutture strategiche, da parte di tutte le holding europee ed extra europee – hanno depauperato il nostro know how, con conseguente riduzione del comparto economico del sistema-Paese e del benessere dei cittadini. Poi c’è lo sperpero di denaro pubblico con la devolution regionale, moltiplicando per centinaia di soggetti il pagamento per la rappresentanza locale e favorendo investimenti delle stesse amministrazioni locali in fondi derivati. Nell’illusoria opzione di risanare il bilancio pubblico con il gioco di borsa, incrementando in maniera esponenziale il debito pubblico.

L’elargizione di fondi pubblici a cooperative ed enti privati per l’assistenza ai profughi ha prodotto un insano arricchimento dei gestori e violente proteste degli assistiti, che cercano di cambiare la nostra cultura

A queste pratiche si aggiunge l’elargizione di fondi pubblici a cooperative ed enti privati, stipulando convenzioni per l’esborso – da un minimo di 40 euro ad un massimo 70 euro al giorno – per l’assistenza a sedicenti profughi, pari a ben 900 euro al mese per ciascuno degli immigrati illegali. Elargizioni che hanno prodotto un insano arricchimento dei gestori e violente proteste degli assistiti per le carenze assistenziali propinate loro, inducendoli non solo a gesti di ingratitudine per l’accoglienza data, ma addirittura a pretendere di voler cambiare le nostre tradizioni e la nostra cultura. L’accaparramento del denaro pubblico ha così disintegrato valori, sentimenti di solidarietà, equilibri economici e sociali.

L’aggressione alle infrastrutture critiche e portanti del sistema Paese, ha posto l’Italia in situazioni di sudditanza verso potentati esteri

Infine, è di particolare gravità l’aggressione alle infrastrutture critiche e portanti del sistema Paese, che ci ha posto in situazioni di sudditanza verso potentati esteri a detrimento della nostra sovranità. Questa, peraltro, era già stata parzialmente “delegata” a Istituzioni Internazionali e sovranazionali, senza peraltro conseguirne appropriati benefici, come il rifiuto di alcuni Paesi UE, di accogliere la percentuale di immigrati concordata.

In Italia è stata dimenticata l’essenza del liberismo e del liberalismo, gli unici validi strumenti per una soluzione bipartisan delle istanze politiche in maniera efficace e duratura

In sintesi, è stata dimenticata l’essenza del liberismo e del liberalismo, ritenuti gli unici validi strumenti per una soluzione bipartisan delle istanze politiche in maniera efficace e duratura. Il liberalismo, dottrina politica elaborata tra Settecento e Ottocento, si fonda sul principio della libertà individuale, sul postulato economico del liberismo (libera concorrenza) sull’eguaglianza giuridica dei cittadini, sulla divisione dei poteri, ecc. Dopo alcune revisioni praticate in Gran Bretagna alla fine dell’Ottocento – dagli idealisti di Oxford e in particolare da Thomas Green – con l’accettazione del welfare state è divenuto la colonna portante della Democrazia.

La lezione di Thomas Green

Trasformato nella dottrina del bene comune dell’intera comunità nazionale con la valorizzazione dell’importanza di tutti i lavori – agricoltura, artigianato, servizi, ecc. e non solo di industria e commercio – e con la considerazione dell’uomo come fine e non come mezzo per conseguire un’armonica realizzazione della società, divenne ponte fra l’individualismo egoistico del capitale industriale e l’eredità rivoluzionaria marxista. Thomas Green sosteneva che … “Un abitante denutrito di un cortile di Londa partecipa della civiltà inglese poco più che uno schiavo non partecipasse di quella di Atene”, considerando l’estrema povertà come veicolo dell’abiezione fisica, intellettuale e morale.

Bisogna tornare al principio di libertà e responsabilità

Conservando le libertà civili e politiche dell’individuo – adattandole, peraltro, alla trasformazione ed all’evoluzione di una dinamica società – la dottrina liberale rivisitata imbrigliò il “laisser faire” ed il “laisser passer” nel binomio libertà/responsabilità – valori/virtù oggi ormai completamente sconosciuti. Questi fattori sono stati incorniciati nel contesto morale del consapevole adempimento di doveri politici – oltre che sociali e legali – rappresentando con coerenza la volontà degli elettori, lasciando comunque all’accordo volontario tra le parti la gestione degli affari sociali e mediandone le conflittualità a protezione dei più deboli. Libertà e responsabilità perché la libertà presuppone la responsabilità. Non può esistere una libertà irresponsabile – si tradurrebbe nella deleteria anarchia di tutti contro tutti – e pertanto fu resa compatibile con la sicurezza e l’ordine pubblico.

La sfiducia e la disaffezione nella politica sono state causate dall’uso del “feudo” da parte delle istituzioni per la realizzazione degli interessi di parte

Questa è stata fino a poco tempo fa l’essenza attribuita alle Istituzioni, intese come sedi in cui rappresentare e conciliare le istanze sociali per conseguire il comune benessere. Tali Istituzioni non costituiscono il “feudo” impiegato per la realizzazione degli interessi di parte, causa della disaffezione nei loro confronti, che ha generato la diffidenza e la sfiducia nella politica. La politica liberale nel secolo scorso è stata, in sostanza, il mezzo per la realizzazione di condizioni sociali tali da rendere possibile la crescita ed il progresso civile, sociale e morale – attraverso l’ideazione, l’aumento e la parificazione delle opportunità. La politica liberale, così concepita, ha fornito ad ogni singolo cittadino la possibilità di arrivare ad attuare le proprie aspirazioni al fine di ottenere una propria collocazione significativa nella comunità sociale. E non ha imposto né radicato posizioni monopolistiche, né si è arroccata sulla difesa ad oltranza di privilegi e prebende che promuovono la crescita della protesta.

Il neoliberismo odierno è tornato al passato di antica memoria, etichettato come affermazione unilaterale degli interessi di classe

Il neoliberismo odierno, invece che proiettarsi verso un futuro a misura d’uomo, è ritornato al passato di antica memoria, etichettato come affermazione unilaterale degli interessi di classe. Ha “affrontato” con indifferenza e noncuranza le condizioni di estrema povertà di alcune categorie che hanno a gran voce riproposto l’esigenza di stabilità e di sicurezza.

Il neoliberismo moderno in Italia dovrebbe impiegare con oculata razionalità gli strumenti tecnologici che la ICT rende disponibili, tenendo in debito conto i fattori fondamentali che determinano l’evoluzione della società

Per far fronte e correggere con immediatezza le storture del sistema originate dall’evoluzione sociale, avrebbe dovuto impiegare – con oculata razionalità – gli strumenti tecnologici che la ICT (Information & Communication Technology) rende disponibili. Ciò tenendo in debito conto che i fattori fondamentali che determinano l’evoluzione della società, sono basati su: conoscenza, ovvero assimilazione delle nozioni scientifiche tali da poter acquisire competenze e professionalità; libertà, razionalità e responsabilità che accreditano la sovranità popolare nello stato di diritto; positivismo scientifico, dato dall’era informatica, organizzato e regolamentato – non afflitto da deregulation e da illegalità – secondo un ordine logico e cronologico, per conseguire una stabilità sociale sorretta da idee morali nelle quali sia premiante il rispetto della dignità umana.

La natura umana e la Piramide di Maslow

La natura umana è un complesso di desideri e tendenze dirette non al piacere in genere ma a soddisfazioni concrete, per realizzare i bisogni e le aspirazioni della piramide di Maslow. Ne consegue che la funzione di uno Stato liberale e di diritto non è quella di abdicare alle proprie prerogative, né di legiferare non ad usum delfini, ma di attuare e mantenere le strutture portanti del sistema-Paese, al fine di difendere gli interessi vitali nazionali.

Gli interessi vitali nazionali italiani

Per interessi vitali nazionali italiani si identificano sovranità, per gettare le basi delle relazioni politiche ed economiche – nel mondo globalizzato e sempre più interdipendente – su un piano paritario tale da avere ricadute sociali e culturali, senza essere asserviti agli interessi altrui e senza il decadimento del valore della persona umana, ragione e fondamento sia del diritto interno che di quello internazionale; benessere dei cittadini, facendo in modo che l’ordine economico non sia determinato solo dalle ragioni del mercato senza regole, ma anche dall’esigenza di proteggere le categorie più deboli – senza ricorrere alla lotta di classe – ma rendendoli partecipi agli utili dell’impresa. Soluzione già avviata dalla TALMASSONS di Udine, società di distributori automatici, che per ben due anni consecutivi ha distribuito al personale una parte degli utili per un totale di 50mila euro. I dirigenti dell’impresa hanno dichiarato che “… il mercato ci svela che le aziende di successo sono quelle dove i lavoratori stanno bene al loro interno, quelle in grado di generare profitto e benefici non solo per chi le guida, ma anche per quanti contribuiscono con il lavoro al loro successo…”.

Reti energetiche, comunicazione, HUMINT e viabilità

Non mancano nemmeno le reti energetiche e di comunicazione, mantenendo sotto lo stretto controllo le infrastrutture critiche e non solo attraverso le tecnologie ICT, ma anche mediante un simbiotico ed appropriato impiego della HUMINT. Infine, ci sono viabilità e trasporti, necessari per mantenere l’integrità del territorio e favorirne lo sviluppo economico e commerciale, senza svenderli alle società private che, per usufruirne, dovrebbero retribuire congruamente lo Stato. Per contro ci troviamo di fronte a 23 società private, concessionarie per il pagamento di 5.700 km di autostrade, il cui pedaggio – per lo più per motivi di lavoro – è quotidianamente a carico dei cittadini. Sono così mantenuti in piedi interessi privati di tali società che ne trascurano la gestione (ad esempio, la chiusura del tratto autostradale appenninico nel corso dell’ultima “buriana”).

La costruzione del ponte sullo stretto di Messina, a fronte di un “secolare” abbandono della costruenda E 90

Inoltre, c’è la decantata costruzione del ponte sullo stretto di Messina, come toccasana per la soluzione dell’endemico sottosviluppo del Meridione, a fronte di un “secolare” abbandono della costruenda E 90. Questa, strada europea di classe A che si estende da ovest (Lisbona in Portogallo) a est (Habur in Turchia), coinvolge in pieno la statale 106 ionica per il collegamento fra Taranto e Reggio Calabria. La statale 106, altresì, è affiancata anche dalla contigua ferrovia ad un solo binario mai ammodernata. Le due decrepite strutture impongono ai viaggiatori interminabili ore di attesa e di soste, specie nel periodo estivo, oltre che in situazioni di criticità. Ne consegue che la costruzione del ponte sullo Stretto si rivelerebbe un’ulteriore cattedrale nel deserto della viabilità meridionale, utile solo per fornire altro ossigeno ai trust industriali ed alle cosche mafiose, come già avvenuto per la costruzione della Salerno Reggio Calabria.

Le Ferrovie dello Stato e l’improvvisa nevicata diffusa in Italia

Infine, ci sono state le scuse delle Ferrovie dello Stato per il blocco della circolazione causato da dall’improvvisa nevicata. Con la promessa di investimenti per 100 milioni di euro onde ammodernare le strutture di gestione e di controllo delle sue linee ferroviarie. Provvedimento che una oculata gestione avrebbe dovuto adottare molto tempo prima che si verificassero tante altre criticità.

I mass-media hanno perso la loro originaria funzione

Oggi i mass-media hanno perso la loro originaria funzione di “produrre e diffondere messaggi indirizzati ad un pubblico molto ampio e inclusivo, comprendenti settori estremamente differenziati della popolazione” al fine di amalgamarli in un armonico ambiente culturale. Tutto ciò è avvenuto, con successo, dal 1960 al 1968, quando il Prof. Alberto Manzi – tramite un corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta, sviluppato con un programma televisivo “Non è mai troppo tardi” – ha unificato la cultura italiana. Noi l’abbiamo di nuovo frammentata regionalizzandola, fino a riproporre l’incolmabile ed incolmato spartiacque fra Nord industrializzato e Sud abbandonato a se stesso.

I mezzi di comunicazione non consentono più un’uniformità di linguaggio né una standardizzazione culturale

I mezzi di comunicazione, che oggi sono proliferati in maniera incontrollata e solo al fine di conferire alle aziende produttrici ampie fette di mercato, non consentono più un’uniformità di linguaggio né una standardizzazione culturale. Tutti parlano e pubblicano contenuti su qualsiasi argomento, spesso avendone una conoscenza superficiale o addirittura nulla. Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma è la illusione della conoscenza era solito sostenere Einstein. Ciò ha ingenerato un effetto perverso, secondo cui spesso un post viene considerato alla stessa stregua di un’informazione, senza valutarne la credibilità e la veridicità.

La comunicazione è sempre stata bidirezionale e i corrispettivi feedback conferiscono enorme responsabilità individuale nella gestione delle infrastrutture critiche. L’esempio della HUMINT e degli illuminatori

La comunicazione è sempre stata bidirezionale ed i corrispettivi feedback conferiscono enorme responsabilità individuale nella gestione delle infrastrutture critiche. Ciò tenuto conto che anche i sistemi più evoluti, dotati di Artificial Intelligence (AI) – necessitano di un elemento essenziale per assolvere alla loro funzione: le informazioni da comprendere, elaborare e mettere a sistema, per poi produrre un risultato. Informazioni che in molti casi solo gli uomini della HUMINT sono in grado di fornire. Basti pensare all’esempio degli “illuminatori”, gli operatori delle forze speciali o dell’intelligence che forniscono alla componente aerea le coordinate dei bersagli da colpire. Solo loro, a rischio della vita, sono in grado di capire – muovendosi sul terreno circostante e dopo lunghe osservazioni – se l’obiettivo individuato dalla SIGINT è un ritrovo di terroristi o un semplice caravanserraglio;

Scuola e ricerca scientifica

Lo Stato liberale e di diritto su scuola e ricerca scientifica deve elevare e rafforzare il livello culturale dei cittadini e l’identità intesa come coerenza e stabilità dell’immagine di sé che un individuo ha nello spazio e nel tempo. Collegata alla cultura, all’ambiente di vita ed alle esperienze. Cioè identità sociale che si estrinseca in sentimenti fortemente influenzati dalla consapevolezza di appartenere ad un determinato gruppo (etnocentrismo). A tal fine la scuola deve avere sempre come suo fine la formazione di giovani con personalità armoniose, non ridotti a specialisti, come sosteneva Einstein, ritornando all’insegnamento, in maniera simbiotica e complementare, del “Trivio” (Grammatica, Retorica e Dialettica) e del “Quadrivio” (Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica) di carolingia memoria, che furono posti da Carlo Magno a base del Sacro Romano Impero, bella copia dell’attuale Unione Europea.

L’educazione obbligatoria, funzione voluta strenuamente dallo Stato liberale e democratico, va basata sul rispetto delle norme, e quindi sul diritto

L’educazione obbligatoria, funzione voluta strenuamente dallo Stato liberale e democratico, va basata sul rispetto delle norme, e quindi sul diritto, ben altra cosa rispetto allo Stato tecnologico che si vorrebbe realizzare. La disciplina umanistica – che studia l’educazione e la formazione dell’uomo nel suo intero ciclo di vita – si occupa dei bambini, dell’infanzia, dell’adolescenza, della giovinezza, dell’età adulta fino a raggiungere anziani e disabili. Tale disciplina si occupa, quindi, degli approcci educativi relativi a tutti i compiti evolutivi dello sviluppo e – unitamente alle altre Scienze Umane – si rivolge ai contesti formali, non-formali e informali. Il suo scopo ultimo è quello di valorizzare il fattore umano e l’humanitas, intesi come valori etici con i quali si sostengono gli ideali di libertà, responsabilità, progresso tecnologico e democrazia.

Il perfezionismo tecnologico non ha un’anima, ma solo un software sviluppato da altri in possesso di una cultura diversa dalla nostra

Il perfezionismo tecnologico, non apprezzato da Einstein, non ha un’anima, ma solo un software sviluppato da altri in possesso di cultura diversa dalla nostra. Non possiede il capitale neuronale che ciascun individuo si costruisce nella sua avventura con la vita, indipendentemente dal contesto culturale che lo ospita. Il modello binario su cui si basa, utilizzato nell’informatica (scienza dell’informazione), è altrettanto lontano dal ben più complesso modello di funzionamento cerebrale (basato su reti neuronali). Infatti, il modello binario non comporta riflessioni critiche (analogiche) su eventi e situazioni, disabituando a far funzionare il proprio cervello e costringendolo a ragionare con quello degli altri (i manipolatori delle masse), né pone attenzione e cura benevola verso gli uomini, né a salvaguardare la stessa umanità.

Che cosa sono (e non sono) i computer

Per questo occorre far comprendere alle giovani generazioni che il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi è una macchina stupida che funziona solo nelle mani di persone intelligenti (Umbeto Eco); è solo uno strumento in grado di gestire enormi volumi di informazioni e di produrre ciò per cui è stato programmato, ma non dispone di psiche, coscienza, istinto, riflessione sinaptica e organica di entrambe gli emisferi cerebrali coinvolti nella sintesi olistica del pensiero. Infine, non è in grado, per quanto evoluto, di interpretare le reali intenzioni delle persone, osservare e trarre conseguenze, basate anche sull’istinto individuale, – che siano da approfondire – verificandole in relazione al contesto.

Il presente tecnologico deve diventare ponte fra passato e futuro attraverso l’evoluzione e non la rivoluzione, conservando il senso della tradizione

Occorre, pertanto, che il presente tecnologico diventi ponte fra passato e futuro attraverso l’evoluzione e non la rivoluzione, conservando il senso della tradizione. Tradere, dall’etimologia latina vuol dire consegnare, trasmettere, è sinonimo di consuetudine, intesa come trasmissione nel tempo, all’interno di un gruppo, di conoscenze, eventi sociali e storici, usanze, ritualità, costumi, superstizioni e credenze religiose. Si tratta di trasmettere un insieme di usi, costumi e valori (professionalità) che ogni generazione – dopo aver appreso dalla precedente, conservato e modificato adattandole al proprio contesto culturale – trasmette alla generazione successiva. Tradizione, quindi, significa avanzare nel futuro; innovare senza dimenticare il passato; astrarre principi ed ammaestramenti dalle lesson learned per progettare il futuro senza incorrere in errori. Un popolo che non riconosce il proprio passato non troverà un proprio futuro (Indro Montanelli).

La sicurezza coinvolge ciascun sistema Paese, anche l’Italia, con vecchie e nuove forme di minaccia: dal terrorismo al controllo dei flussi di immigrazione e dei confini, dalla sicurezza delle città alla protezione e resilienza delle infrastrutture critiche

In conclusione, dobbiamo renderci conto che la sicurezza coinvolge ciascun sistema Paese, anche l’Italia, con vecchie e nuove forme di minaccia che vanno dal terrorismo al controllo dei flussi di immigrazione e dei confini, dalla sicurezza delle città alla protezione e resilienza delle infrastrutture critiche (trasporti, comunicazioni, energia, banche, siti produttivi, ecc.). I principali attori di tali criticità sono gruppi terroristici e criminali, appartenenti a diverse culture – che ricorrono ai social network o ad applicazioni di messaggistica per fare proseliti, reclutare, appropriarsi di segreti industriali o mandare in tilt infrastrutture critiche – oltre agli Stati che hanno già posto in atto procedure di cyber war.

Per difendersi e far funzionare con efficienza la macchina della sicurezza non bastano gli strumenti, ma sono necessari anche i processi, l’organizzazione e soprattutto la cultura

Per difendersi e far funzionare con efficienza la macchina della sicurezza non bastano gli strumenti, ma sono necessari anche i processi, l’organizzazione e soprattutto la cultura in quanto nel mondo cyber un utente inconsapevole (“fool”) dotato di uno strumento (“tool”) è pericoloso, perché “armato” di dispositivi e connessioni informatiche (“A fool with a tool is still a fool”).

Dietro a ogni macchina c’è un uomo, ma il fattore umano è diverso da popolo a popolo

Occorre pertanto considerare che dietro a ogni macchina c’è un uomo, che difenda o che attacchi. Di conseguenza, solo un altro uomo potrà contrastarlo efficacemente; il fattore umano è diverso da popolo a popolo (psicologia etnica) e incide notevolmente sia nell’interpretare il feedback della comunicazione sia nella elaborazione delle informazioni sia nel loro trasferimento in software di auto apprendimento, impiegabili per la difesa. Per cui bisogna rafforzare in lui i principi della cultura occidentale, non certo attraverso l’accertamento sul grado di istruzione che si basa oggi sulle competenze e non sulle conoscenze seguendo il modello binario (0-1) di formazione tipo anglosassone, lontanissimo da quello umanistico che da sempre ci contraddistingue nel mondo. Non ci può essere competenza se prima non c’è conoscenza, in quanto la democrazia non si esporta con le armi, ma si afferma con la forza della persuasione e con l’esempio.

by gli Indomabili

Di Claudio Masci, Luciano Piacentini, Pino Bianchi e Francesco Bussoletti

 

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.