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Sudan, rischio colpo di stato per la protesta degli operativi del GIS

Sudan, Rischio Colpo Di Stato Per La Protesta Degli Operativi Del GIS

Numerosi membri operativi del General Intelligence Service (GIS) sudanese hanno cominciato a sparare in strada per protesta contro il trattamento economico ricevuto a seguito della riforma della NISS. Sono 10.000 in tutto quelli che devono scegliere se entrare nell’esercito o nelle RSF

In Sudan c’è il rischio di una escalation improvvisa a causa dell’”ammutinamento” delle forze operative dell’intelligence (General Intelligence Service, GIS). Nei giorni scorsi queste hanno cominciato a sparare in aria, soprattutto a Khartoum ed El Obeid, per protestare contro alcune misure finanziarie, definite penalizzanti nei loro confronti. Lo scorso agosto, il Consiglio di Transizione Militare decise di avviare l’iter per sciogliere il GIS, nell’ambito della riforma della National Intelligence and Security (NISS), e di dare agli oltre 10.000 membri la possibilità di entrare nell’esercito o nelle Forze di supporto rapido (RSF), una milizia governativa. Questi, però, recentemente si sono accorti che il trattamento economico era inferiore alle aspettative. Prima hanno protestato duramente con le autorità e poi sono passati a una manifestazione più violenta in strada. Tanto che sono dovute intervenire le forze speciali dell’esercito e quasi un reggimento di soldati per riportare la calma.

La protesta violenta è stata fermata, ma si teme che possa proseguire e trasformarsi in un tentativo di colpo di stato. Tutti gli assetti pro-Khartoum sono in stato di massima allerta, pronti a intervenire per bloccarlo

Al momento l’emergenza sembra sia rientrata, ma in Sudan e all’estero ci sono timori che il fuoco covi sotto la cenere. Le richieste degli operativi del GIS, infatti, non sono state accontentate. Khartoum ha solo fatto sapere di aver recepito le loro proteste. Il rischio è quindi che ci siano nuovi episodi di violenza, i quali potrebbero sfociare in un tentativo di colpo di stato. I membri della forza paramilitare, infatti, sono ben addestrati e armati. Inoltre, grazie al ruolo ricoperto finora, conoscono tutti i punti deboli delle strutture militari e governative della nazione africana. Capitale in primis. Non a caso, sia l’esercito sia le RSF sono state messe in stato di massima allerta, pronte a intervenire. Il comandante delle Forze, il generale Mohammed Hamdan Dagalo, ha ribadito alla stampa locale che “non accetteremo alcun golpe, non accetteremo nessun cambiamento illegale. L’unico può venire solo dal popolo sudanese”.

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