Siria, Tricarico: Un attacco anche se limitato potrebbe sfociare in direzioni incontrollabili

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Un possibile attacco Usa in Siria, anche se di dimensione limitata e circoscritta, potrebbe sfociare in direzioni difficilmente controllabili

Un possibile attacco Usa alla Siria, anche se di dimensione limitata e circoscritta, “potrebbe sfociare in direzioni difficilmente controllabili”. Lo ha spiegato a Difesa e Sicurezza il generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato Maggiore della Forza Armata (SMA) e attualmente presidente della Fondazione ICSA. “Questo è un elemento che non va trascurato e dovrebbe essere dissuasivo, rispetto alla volontà di intervenire. Qualcuno ha già evocato lo scenario di Cuba e non a caso. Speriamo che nel peggiore dei casi esca fuori qualcosa di circoscritto, limitato e saggio”. Per quanto riguarda le opzioni su un eventuale intervento nel paese mediorientale, Tricarico ha ricordato che “non sono molte. Se qualcosa ci sarà, avverrà a livello dimostrativo”.

Tricarico: Non penso, comunque, ci sarebbe elevata intensità. Operazioni di questo tipo hanno bisogno di un’organizzazione complessa e che richiede tempo

“Gli Stati Uniti e gli alleati non possono illudersi che con ciò ci sia dissuasione contro Assad. Per farlo serve ben altro – ha sottolineato l’alto ufficiale -. Però, per dimostrare che hanno tenuto fede all’impegno ci potrebbe essere uno strike in Siria. Su bersagli che hanno già in mente e che dovrebbero essere di limitata quantità, contenuti. Anche perché non c’è grande dovizia di obiettivi mutevoli sul terreno, mobili”. Un possibile target in questo senso “potrebbero essere strutture o forze lealiste. Comunque – ha ribadito Tricarico -, qualunque sia l’opzione non penso ci sia un’elevata intensità. Operazioni di questo tipo hanno bisogno di un’organizzazione complessa e che richiede tempo per essere approntata”.

Il presidente di ICSA: Vedo difficile, almeno a queste condizioni, un possibile intervento italiano. Se si vuole supporto, bisogna chiederlo o almeno rendere partecipi di cosa si pianifica

In relazione a un ipotetico coinvolgimento dell’Italia nelle operazioni militari in Siria, il presidente della Fondazione ICSA è chiaro. “L’escalation è nata sulla base di un tweet e non c’è una situazione comprovata – ha ricordato Tricarico -. Non solo. Sulla base di una decisione, presa in solitudine, in continuità con una politica isolazionista e nazionalista, dove non c’è America First, ma America Only. perciò non vedo con quale ragione si possa invocare un supporto da parte di un paese alleato, quando si è fatto tutto da soli e non si è voluto condividere una decisione. Se si vuole che l’Italia sia al fianco – ha proseguito l’alto ufficiale -, bisogna coinvolgerla e consultarla nel processo decisionale. Chiedendo preventivamente il suo consenso o quantomeno rendendola partecipe. A meno di negoziazioni riservate, appare molto difficile che l’Italia interverrà in possibile conflitto. Almeno a queste condizioni”.

Il generale Tricarico ricorda che l’Italia deve valutare attentamente l’opzione di concedere l’uso delle sue basi e dello spazio aereo. E che comunque deve far rispettare gli accordi

Per quanto riguarda il possibile impiego delle basi italiane per le operazioni aeree in Siria, Tricarico ha una visione ben precisa. “Occorre valutare attentamente l’opzione di concedere il loro uso. Queste sono materiale pregiato per le operazioni aere nella regione. E comunque bisogna far rispettare gli accordi bilaterali, stipulati in ambito NATO, sottoscritti per il loro utilizzo, ricordando sempre che sono italiane. Che sia da parte degli Usa, inquilini stanziali, o di chiunque altro. Infine – ha concluso il presidente della Fondazione ICSA – lo stesso concetto deve essere applicato per quanto riguarda l’uso dello spazio aereo nazionale, per esempio dai francesi”.