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Siria, la Turchia usa ancora l’arma dell’acqua contro il Kurdistan

La Turchia usa nuovamente l’arma dell’acqua per aumentare il pressing sul Kurdistan. La stazione di Alouk, che rifornisce Hasaka ed è controllata da Ankara e dalle milizie alleate, rimane chiusa. La popolazione è costretta a bere acqua non potabile

La Turchia usa ancora l’arma dell’acqua per aumentare ulteriormente il pressing nel nord del Kurdistan, mentre prepara una manovra di avvicinamento sulla M4. Da giorni gli abitanti di Tel Tamr, a nord di Hasaka, sono costretti a bere acqua non potabile. Ciò a seguito del fatto che è stato chiuso il flusso idrico dalla stazione di Alouk, vicino Sere Kaniye (Ras al-Ain), sito in un territorio controllato dalle TAF e dalle milizie alleate. Lo stop è cominciato il 22 novembre. Parte della popolazione siriana coinvolta riesce, per il momento, ad approvvigionarsi grazie al villaggio di Ain Abed. Questo, però, essendo rimasta l’unica fonte potabile in tutto il quadrante, non riesce a soddisfare le esigenze di tutti. Di conseguenza, in molti devono ricorrere ai pozzi locali, che contengono acqua non potabile.

I curdi e le istituzioni siriane hanno chiesto aiuto all’ONU e ai partner internazionali, ma la situazione non è cambiata. Anzi. Sono anche cominciati gli attacchi misteriosi ai convogli di auto-cisterne

I curdi hanno più volte chiesto aiuto alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite. Sulla questione, inoltre, è intervenuto lo stesso ministero siriano degli Affari Esteri, che ha inviato una lettera al segretario generale ONU e al presidente del Consiglio di Sicurezza per denunciare le “pratiche illegali e inumane” usate da Ankara “per ottenere successi politici e militari”. Ad oggi, però, nulla è cambiato. La Turchia continua a mantenere chiusa la centrale di Alouk e circa un milione di persone residenti nel governatorato di Hasaka sono ormai “a secco”. Peraltro, farla arrivare da altre aree presenta dei rischi oltre che dei costi, senza garanzia di successo. Finora, infatti, ci sono stati diversi attacchi misteriosi ai convogli di auto-cisterne diretti nel quadrante. Segno, che non si tratta di incidenti isolati, ma che fanno parte di una strategia pianificata.

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