skip to Main Content

Siria; la Turchia alza il tiro in Kurdistan, ma in modo controproducente

La Turchia alza il tiro in Kurdistan, ma in modo controproducente. I droni dell’operazione Claw-Sword colpiscono una base joint SDF-Inherent Resolve a nord di Hasaka e vicino a una struttura militare russa a Tel Tamr

La Turchia alza il tiro delle sue operazioni in Siria, arrivando ad attaccare con i droni una base joint SDF-Inherent Resolve a nord di Hasaka e un veicolo militare nei pressi di un’installazione militare russa a Tel Tamr. Nel primo caso, come riportano i media locali, sono morti due elementi delle forze speciali delle SDF (YAT) e altri tre sono rimasti feriti. Nel secondo, invece, non ci sono segnali circa possibili vittime ma solo di danni materiali. La nuova offensiva di Ankara, chiamata operazione Claw-Sword, punta ufficialmente a eliminare i possibili rischi per la sicurezza della Turchia derivanti dai terroristi del PKK, soprattutto dopo l’attentato di Istanbul del 13 novembre. Le aree coinvolte sono il nord della Siria e dell’Iraq (Dohuk), di fatto buona parte del Kurdistan. Gli strike, peraltro, potrebbero presto essere seguiti da una vera invasione di terra, come ha preannunciato il presidente Recep Tayyp Erdogan.

I veri obiettivi di Ankara e gli errori commessi con gli “alleati”

I raid e la minaccia di offensiva terrestre in Siria hanno fatto salire alle stelle la tensione nel paese mediorientale. La Turchia, infatti, sta usando l’attentato di Istanbul come scusa per estendere a ogni costo la sua influenza nel quadrante, cercando di arrivare ai giacimenti petroliferi oggi controllati dai curdi e protetti dalle forze internazionali. D’altra parte, però, Ankara oltre a essere un membro della NATO e ad avere il diritto dell’autodifesa dalle minacce alla sua sicurezza, può contare anche sul fatto che è il principale mediatore nella guerra tra Russia e Ucraina e che ha già ottenuto un risultato positivo, sbloccando le esportazioni di grano. Di conseguenza, per la comunità internazionale è difficile potersi opporre all’operazione Claw-Sword. L’unica strada per fermare le mire espansionistiche turche è limitarne l’operatività in Kurdistan e in questo senso gli strike contro gli “alleati” forniscono un assist prezioso da mettere sul tavolo delle trattative.

Back To Top