Siria, Isis a Deir ez-Zor continua ad arretrare contro SDF e SAA

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Isis a Deir ez-Zor sotto attacco verso Ad Duwayr e a sud della Middle Euphrates Valley

Continuano i guai per Isis Deir ez-Zor. L’esercito siriano (SAA) prosegue l’avanzata verso Ad Duwayr da 2 fronti: Quello settentrionale da Qurayya e quello meridionale da Abu Kamal (Al Bukamal). In mezzo il Daesh è schiacciato tra due fuochi. Per il momento sta resistendo, ma sono in arrivo le Tiger Forces, di conseguenza non manca molto prima che l’area cada definitivamente. Ciò permetterà di isolare lo Stato Islamico in due gruppi separati. Uno a occidente, nel deserto verso Homs fino alla base militare T3. L’altro lungo la strada da Deir ez-Zor ad Abu Kamal e l’Eufrate. Quest’ultimo, nonostante si annidi in diversi centri abitati popolati, sarà più aggredibile in quanto non riceverà più sostegno dall’esterno. Le SDF dell’operazione Cizire Storm (Al Jazeera), infatti, hanno bonificato tutta l’area a est del fiume fino al confine con l’Iraq. Creando perciò una specie di corridoio sicuro, libero da Isil.

Daesh tenta invano di attaccare i campi petroliferi al Tanak. Sempre più miliziani si consegnano alle SDF nella zona

Isis, comunque, continua a lanciare attacchi a sud della Middle Euphrates Valley (MERV) verso le SDF ad al Tanak, liberata il 12 novembre. Lì si trovano i campi petroliferi più grandi di Deir ez-Zor e di tutto il paese insieme a quelli di Omar. Perciò, Daesh sta cercando in tutti i modi di riconquistarli, tanto che avvengono contrattacchi a sorpresa su base quotidiana. Questi, però sono puntualmente sventati da Cizire Storm. Anche grazie alla sorveglianza aerea fornita dalla Coalizione Internazionale. Ciò ha causato confusione nello Stato Islamico, come confermano le conversazioni dei jihadisti per radio intercettate. Peraltro, numerosi miliziani hanno deciso di consegnarsi alle SDF, mischiandosi con la folla liberata nella zona. Quando è stato il momento dello screening non hanno fatto nulla per nascondere chi erano, scegliendo di arrendersi alle forze a guida curda, per la loro reputazione sul trattamento dei prigionieri, diversa da quella dell’esercito siriano.