Siria, il rischio di una Terza Guerra Mondiale continua a essere concreto

Siria Syria Russia Middleeast Theresamay Emmanuelmacron Donaldtrump Francia Uk Terzaguerramondiale Douma Gas Clorino Clorine Thirdworldwar Cyber Cyberwarfare Tomahawk Isis Sesta Flotta Usa Mediterraneo Iraq Siria Libia

Trump afferma che l’attacco in Siria “potrebbe avvenire molto presto, oppure no”. Intanto tiene colloqui con NSC, Francia e Regno Unito

In Siria è ancora concreto il rischio di una Terza Guerra Mondiale, causata dall’escalation del preannunciato attacco Usa al regime di Damasco. Il presidente Usa, Donald Trump, ha affermato di non aver mai comunicato quando si sarebbe tenuta l’azione. “Potrebbe avvenire molto presto, oppure no”, ha sottolineato lasciando intendere che è in piedi la possibilità di uno strike contro il paese mediorientale. A conferma di ciò, poche ore fa il tycoon ha incontrato il National Security Council (NSC) per discutere della situazione. Inoltre, ha avuto colloqui telefonici con il primo ministro UK, Theresa May, e con il presidente francese, Emmanuel Macron. Conclusi i giri di consultazioni, lo staff di Trump ha fatto sapere che il presidente non ha ancora preso una decisione finale su quella che sarà la risposta americana all’attacco con il gas (presumibilmente clorino) a Douma. L’azione, che ha provocato decine di vittime, è stata imputata al regime di Bashar Assad. Ipotesi confermata da Parigi, che ha fatto sapere di averne le prove.

La risposta USA all’attacco con il gas a Douma, imputato a Damasco, è praticamente assodata. Trump si è esposto troppo per poter tornare indietro. Resta da capire quando avverrà, contro quali obiettivi e con che tipi di armi

Che ci sarà una misura “punitiva” contro il regime siriano è cosa praticamente assodata. Trump si è troppo esposto per potersi ritirare oggi. resta da capire quando avverrà e di che tipo sarà. Se, come ritengono alcuni analisti, si tratterà più che altro di un gesto dimostrativo, è probabile che le conseguenze saranno limitate. Se, invece, colpirà obiettivi diretti e sensibili per Damasco e la Russia, c’è la concreta possibilità di rappresaglie che potrebbero in breve dare il via a un’escalation. Anche sui tempi ci sono alcune indicazioni. Diversi analisti ritengono che il presidente Usa aspetterà l’arrivo dei gruppi navali nelle acque davanti al paese mediorientale. Resta anche da capire quale saranno le “armi” e i vettori impiegati. Si ipotizza dai missili Tomahawk (come il 7 aprile 2017) a nuovi PGM, fino ad azioni di cyberwarfare e a incursioni delle forze speciali.

Intanto, in Siria arrivano gli investigatori dell’OPAC. Cominceranno a lavorare dal 14 aprile per stabilire se a Ghouta sono state usate armi chimiche, di che tipo e da chi

Intanto, le forze Usa sono tutte in stato di massimo allarme. Soprattutto i caccia e i bombardieri, schierati nelle basi in Giordania, Kuwait e Qatar. I primi che potrebbero intervenire nel caso si optasse per una campagna aerea, anche se limitata e circoscritta. Inoltre, i P-8A Poseidon continuano a pattugliare costantemente il quadrante da Latakia al Libano, per rilevare eventuali attività, manovre o segnali anonimi. Damasco, invece, secondo fonti locali continua a spostare assetti verso strutture controllate dalla Russia, in via precauzionale. Infine, sono in arrivo nel paese gli esperti dell’Organizzazione per la Proibizioni delle Armi Chimiche (OPAC/OPCW), che dal 14 aprile cominceranno l’indagine per capire se a Douma c’è stato effettivamente un attacco con armi chimiche, di che tipo sono e chi sia il responsabile.

Il Tweet di Donald Trump sui tempi dello strike