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Siria, Al Quraishi è morto. Quale futuro per lo Stato Islamico?

Il “Califfo” dello Stato Islamico, Abu Ibrahim Al Hashimi Al Quraishi, è morto a Idlib facendosi esplodere insieme alla famiglia per non essere catturato dagli USA

Abu Ibrahim Al Hashimi Al Quraishi, “Califfo” dello Stato Islamico, è morto. Ha perso la vita nel corso di un raid delle forze speciali statunitensi a Idlib. Non è chiaro se il comandante supremo dell’ex ISIS, che aveva preso il posto di Abu Bakr Al Baghdadi (morto anche lui a Idlib) sia stato ucciso nel corso di un conflitto a fuoco o si sia fatto esplodere per non essere catturato. E’ certo, però, che nell’operazione sono morte 13 persone, di cui sei bambini e quattro donne e che si sia sentito un fortissimo scoppio. Si presume, perciò, che Quraishi (alias Amir Muhammad Sa’id Abdal-Rahman al-Mawla) abbia emulato le gesta del suo predecessore, anche per quanto riguarda il sacrificio della famiglia. Al Baghdadi, infatti, per non essere preso attivò una bomba, morendo insieme a tre dei suoi figli e a due mogli.

L’ex ISIS ha subito un colpo molto duro, ma non insuperabile. Soprattutto dopo le rivelazioni sul fatto che Al Quraishi fosse un traditore

Per lo Stato Islamico la morte di Quraishi è un colpo molto duro, ma non insuperabile. Il “Califfo”, infatti negli ultimi anni aveva perso molto del suo grip sui jihadisti. Soprattutto, dopo le rivelazioni sul fatto che in passato vendette i suoi uomini agli Stati Uniti per fare “carriera” all’interno dell’ex ISIS. Tra il 3 gennaio e il 2 luglio 2008, infatti, cooperò scientemente con il “nemico”. Al-Mawla, fornendo informazioni decisive che portarono alla cattura e alla morte di numerosi suoi compagni o superiori e svelò i nomi di infiltrati in organizzazioni come la Mezzaluna Crescente. Il caso più eclatante furono gli “intel” da cui scaturì l’operazione in cui morì Abu Qaswarah, il numero due dello Stato Islamico in Iraq (Isi), il cui ruolo fu assunto proprio da Al-Mawla.

L’ex ISIS oggi è una galassia fluida, che ha spostato il suo interesse dal Medio Oriente all’Asia e soprattutto all’Africa. I gruppi locali combattono sotto un’unica bandiera, ma sono autonomi e indipendenti

Oggi, inoltre, lo Stato Islamico è diventata una galassia fluida come al Qaeda, composta da formazioni iche combattono sotto un’unica bandiera, ma che mantengono una forte indipendenza e autonomia. Per di più, il centro dell’interesse dell’ex ISIS dal Medio Oriente si è spostato verso l’Asia e soprattutto in Africa. Un territorio lontano, in cui operano gruppi che Al Quraishi conosceva poco. Di conseguenza, il leader aveva un controllo generale molto limitato se non nullo e doveva necessariamente delegarlo ai vertici locali, limitandosi a fornire solo una sorta di indirizzo. Non a caso, negli anni del suo “Califfato”, Al-Mawla ha diffuso pochissimi messaggi ai suoi seguaci e ha mantenuto un profilo basso, evitando di apparire in pubblico.

Quale sarà il futuro per IS? Il nuovo “Califfo” sarà una figura più vicina all’Africa? Intanto in Occidente crescono i rischi di attentati per vendetta

La morte di Quraishi ora impone allo Stato Islamico una profonda revisione interna. Innanzitutto, l’ex ISIS dovrà nominare un nuovo “Califfo” e riorganizzarsi in base alla visione di costui. Non si esclude, peraltro, che il leader possa essere per la prima volta qualcuno che abbia legami sia con il Medio Oriente sia con l’Africa. Ciò per sfruttare appieno la forte spinta espansiva in corso dei gruppi regionali pro-IS (ISCAP, ISWAP e ISGS) nel Continente. Questo processo, peraltro, non sarà immediato e nel frattempo, la formazione sarà più debole e permeabile agli attacchi. Di contro, però, aumenteranno anche i pericoli di attacchi terroristici in Occidente a scopo di vendetta, anche mediante lupi solitari. In questo contesto, logicamente, i paesi più a rischio sono i membri di Inherent Resolve.

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