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Sahel, quale sarà il futuro di ISGS dopo la morte di Sahrawi?

L’uccisione del leader di ISGS, Sahrawi, da parte della Francia apre nuovi scenari. Sia in Sahel sia fuori dalla regione africana

Il leader di ISGS in Sahel, Adnan Abu Walid Sahrawi, è stato ucciso dalla Francia. Lo ha annunciato il presidente Emmanuel Macron, sottolineando l’impegno di Parigi nella lotta al terrorismo jihadista nella regione e ricordando il sacrificio estremo che hanno dovuto pagare i civili dell’area e alcuni militari locali, nonché delle operazioni Serval e Barkhane. La morte di Sahrawi, però, rischia di aprire una nuova stagione di incertezza e non solo nel quadrante africano. Innanzitutto, gli altri membri della formazione cercheranno di vendicarsi della Francia, come avvenne con il massacro del Bataclan, secondo quanto affermato nel processo dall’unico terrorista del commando superstite: Salah Abdeslam. Inoltre, fino alla nomina del nuovo “Emiro”, ogni sotto-gruppo agirà per conto proprio, perseguendo obiettivi non necessariamente convergenti con quelli del vertice, primi tra tutti la sopravvivenza e la crescita rispetto alle altre fazioni per acquisire un peso maggiore.

Aumentano i rischi per i contingenti europei, primi tra tutti la Task Force Takuba

Di conseguenza, ci potrebbe essere una nuova stagione di attacchi di ISGS in Mali e negli altri paesi del Sahel. Questi saranno organizzati su due direttrici: da una parte colpire i “crociati” e dall’altra conquistare spazi nuovi. Sul primo versante sono a rischio le basi francesi e quelle internazionali nel quadrante. Sul secondo, l’epicentro delle operazioni dei terroristi presumibilmente sarà sempre l’area al confine tra le tre nazioni. Quella che permette di colpire rapidamente e di fuggire verso più direzioni per evitare la risposta dei nemici. In questo contesto, crescono le minacce per le forze europee, impegnate in varie missioni, tra cui la Task Force Takuba.

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