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Sahel, lo stop di Barkhane aumenta la violenza tra Mali e Niger

Lo stop di Barkhane in Sahel aumenta la violenza tra Mali e Niger. Boom di attacchi ai villaggi al confine tra i due paesi

La rimodulazione della missione Barkhane a guida francese in Sahel comincia a far sentire i suoi effetti. Nelle scorse ore un gruppo di jihadisti ha attaccato a bordo di motociclette il villaggio di Alou Koiira, nel nord della regione di Tillaberi, al confine tra Niger e Mali. Il bilancio è stata l’uccisione di quasi 20 civili e il saccheggio del centro abitato. Sembra, peraltro, che gli stessi terroristi avessero poco prima preso di mira Deykoukou per rubare capi di bestiame, ma gli abitanti locali hanno resistito e i miliziani si sono dati alla fuga temendo di essere intercettati dall’esercito del paese africano. Un ulteriore gruppo armato è stato avvistato tra Farka e Dingazi Banda, in una zona nota per essere uno dei centri logistici e di rifornimento delle fazioni pro-ISGS e AQIM, soprattutto per quanto riguarda le riparazioni e gli acquisti di moto.

L’uccisione dei leader ISGS e AQIM da parte dei soldati francesi ha portato alla nascita di gruppi di predoni violenti

La situazione della sicurezza al confine tra Mali e Niger è ulteriormente complicata dal fatto che i militari francesi di Barkhane hanno eliminato molti dei leader di ISGS e AQIM. I gruppi locali, di conseguenza, sono allo sbando e si sono trasformati principalmente in predoni. Non hanno più strategie o obiettivi militari, ma razziano i villaggi nel Sahel per cercare di sopravvivere. Non a caso, recentemente si sono registrati picchi di violenza spesso ingiustificata ed è aumentata la ferocia degli attacchi contro i centri abitati. In meno di due settimane, infatti, almeno 34 civili sono stati uccisi nelle scorribande. Il trend, peraltro, è destinato a salire nel prossimo futuro.

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