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Russia-Ucraina, siamo davvero alle porte di un olocausto nucleare?

La guerra tra Russia e Ucraina sta realmente virando verso un conflitto nucleare?

La guerra convenzionale in Ucraina – unitamente alle sue distruzioni ed ai suoi orrori – è stata contaminata anche dalla psicosi nucleare. Il 4 ottobre la stampa internazionale ha diffuso la notizia di un treno nucleare russo in movimento in direzione dell’Ucraina, nonché verosimilmente – secondo informazioni provenienti da Paesi NATO – Vladimir Putin starebbe pianificando un test nucleare sul confine ucraino. La notizia, causa di diffuso allarmismo nell’opinione pubblica, sembra costituire il prologo di un’escalation che provocherebbe un punto di non ritorno per la Russia. Cioè il conflitto raggiungerebbe un livello talmente critico che non si potrebbe più tornare indietro sia per la reazione occidentale sia per ipossibili danni autolesionistici atteso che le condizioni meteo non forniscono alcuna certezza tale da scongiurare un probabile/possibile fall-out radioattivo anche in territorio russo o bielorusso.

L’impiego di un’arma atomica tattica non è detto che garantisca a Putin la vittoria nel conflitto

L’impiego di un’arma nucleare tattica – ormai da tempo “dotazione” della dottrina strategica delle Potenze nucleari – a fronte di limitati vantaggi comunque tali da non conseguire gli obiettivi di Putin, procurerebbe alla Russia smisurati rischi sia per le ineludibili reazioni occidentali sia per l’alienazione delle poche simpatie finora acquisite. L’impiego di tale ordigno, inoltre, non significa che riesca ad arrestare il conflitto ed a conseguire la vittoria, ma piuttosto che provocherebbe una reazione immediata – con la completa assenza di interazione umana e valori etici – tramite l’applicazione matematica e tecnologica della teoria dei cosiddetti “Wargames” computerizzati e gestiti mediante l’Intelligenza Artificiale.

I rischi e i limiti per la Russia legati alle testate nucleari

Ciò senza contare che nel caso fosse realmente usata l’“atomica tattica”, ci sono elevati rischi che le radiazioni raggiungano la Russia e comunque verrebbero in automatico “avvelenate” le regioni appena annesse con il referendum-farsa. Peraltro, non è certo che Putin sia effettivamente in grado di usare le armi nucleari. Queste richiedono l’uso di componenti elettronici e di carburanti speciali, che hanno bisogno costante di manutenzione, aggiustamenti (trimming) e sostituzioni periodiche. Dopo otto mesi di sanzioni occidentali, però, per Mosca è diventato molto più difficile reperire le risorse necessarie. Inoltre, le testate sono stoccate presso arsenali specifici e movimentarle richiede una lunga pianificazione. Queste infrastrutture per ovvie ragioni di sicurezza sono quelle più monitorate dalla comunità internazionale. Di conseguenza, ogni variazione pericolosa sul loro stato sarebbe immediatamente rilevata e condivisa tra gli alleati.

L’operazione di disinformatia del “treno nucleare”

In questo contesto, infatti, il famoso “treno atomico” è la classica operazione di propaganda (disinformatia), di cui la Russia è maestra. Come hanno rilevato diversi siti di debunking, infatti, si trattava di un semplice treno-merci, fatto passare per altro a un duplice scopo: da una parte aumentare il pressing sull’Occidente e studiare le reazioni della comunità internazionale a una eventualità di questo tipo. Dall’altra, apprendere le strategie e le contromisure adottate dall’Occidente contro questa falsa minaccia (hoax). Non a caso gli Stati Uniti – tra i pochi a prevedere in anticipo l’invasione russa in Ucraina – non escludono una possibile escalation nucleare, ma la non ritengono sia una minaccia a brevissimo termine.

Il rischio di un olocausto atomico non è comunque escluso se Putin non avrà una via di uscita che gli permetta di salvare la faccia

Nonostante tutto ciò, non si può comunque escludere il rischio di un olocausto atomico. L’equilibrio nucleare durante la Guerra Fredda, infatti, si fondava sulla dottrina della “rappresaglia massiccia”. Cioè, approntare nel più breve tempo possibile una risposta nucleare – la più ingente per l’avversario quale rappresaglia – innescando la cosiddetta MAD (Mutual Assured Destruction). Ed è proprio questo che potrebbe accadere se Putin non avrà più alcuna via di uscita, che gli permetta di salvare la faccia soprattutto con l’establishment russo. Il continuo alimentare con armi la resistenza ucraina e l’applicazione periodica di ulteriori sanzioni alla Federazione hanno infatti “messo nei guai” lo “Zar” con l’ala più dura dei suoi sostenitori, che invoca da tempo un inasprimento della “Operazione Militare Speciale”. Un assaggio si è avuto nei giorni scorsi con i violenti bombardamenti su Kiev e altre città, in risposta all’attentato al ponte di Kerch in Crimea.

E’ necessario convincere i Neocon ad allentare la morsa sullo “Zar”

Allo stato attuale – prima che si inneschino i prodromi di una MAD – sarebbe opportuna una revisione multilaterale della strategia occidentale, finora condotta quasi esclusivamente dalla lobby dei cosiddetti Neocon. In questa ottica, saranno loro i primi che si dovranno convincere ad allentare la morsa su Putin. Abbiamo già palesato, in passato, la loro visione: (“apertis verbis”) l’Unione Europea non è considerata un’Unione di Paesi in via di trasformazione in uno Stato federale o confederale, ma come un assembramento di Nazioni, con interessi egoistici ed eterogenei. Abbiamo altresì anticipato ad aprile – i timori di un probabile olocausto nucleare in cui si sarebbe potuto trasformare il conflitto russo-ucraino in atto, peraltro auspicando il ricorso a tutte le possibili risorse in nostro possesso per scongiurarne l’avvenimento. Crediamo sia giunta l’ora di sollevare la testa dalla sabbia in cui l’abbiamo messa come gli struzzi o di smettere di fare il “pesce in barile”, restando a guardare senza assumere appropriate decisioni.

Bisogna spronare i due irremovibili contendenti con tutte le iniziative possibili, sia a livello personale sia attivando tutti gli strumenti ONU disponibili

Ora più che mai – vista la concreta minaccia russa di ricorso al nucleare – appare indispensabile spronare i due irremovibili contendenti con tutte le iniziative possibili – sia a livello personale sia attivando tutti gli strumenti ONU disponibili e non solo l’intervento del “Consiglio di sicurezza” che finora non è riuscito nell’intento – a discutere una possibile via di uscita. Non bisogna lasciare la parola alle sole armi, convenzionali e/o nucleari, e correlate sanzioni fino ad oggi cause dello sviluppo di una spirale di violenza insensata. Serve seguire i consigli di Gneo Giulio Agricola – politico, militare e generale romano che operò nella conquista della Britannia – il quale sosteneva che “l’uso delle armi serve a ben poco se si lasciano attivi ingiustizie, rancori” e problemi irrisolti.

Le sanzioni alla Russia finora non hanno portato i risultati sperati

Il lancio degli ordigni sulla popolazione civile ucraina non solo ha ulteriormente inasprito gli animi, ma anche causato situazioni di rilevante criticità per l’intera Europa. In questo contesto l’adozione delle sanzioni non ha finora ottenuto i risultati sperati, e cioè la risoluzione del conflitto. Sembra, invece, che questo si sia spiralizzato. A questo proposito è fondamentale ricordare il “Manifesto Einstein-Russell”, reso pubblico il 9 luglio 1955, tramite il quale eminenti scienziati e pacifisti inviavano all’Umanità un accorato messaggio ancora oggi drammaticamente attuale – in merito al quale sarebbe opportuno sviluppare approfondite riflessioni nonché assumere conseguenti ed appropriate decisioni.

Il “Manifesto Einstein-Russell” del 1955 e la sua attualità

Nel Manifesto veniva rivolto appello ai politici dell’epoca per un disarmo nucleare totale, ponendo in risalto la guerra nucleare totale, già da allora identificata quale tragica possibilità di distruzione della razza umana, in quanto:

  • i fattori di novità nel panorama delle armi atomiche erano ormai così innumerevoli e così profondi che il rischio di una guerra nucleare totale in grado di distruggere gran parte dell’umanità e l’intera civiltà umana diventava un rischio concreto;
  • le novità riguardavano la proliferazione, la crescita incontrollata e in sostanza illimitata degli arsenali, il dispiegamento a largo raggio delle armi, l’impiego sia dei sottomarini nucleari sia, soprattutto, quello di missili intercontinentali idonei a raggiungere – in pochi minuti – ogni parte del mondo;
  • le strategie nucleari degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, erano mutate radicalmente rispetto a quelle adottate nelperiodo della Seconda Guerra Mondiale;
  • gli ordigni nucleari devastavano un’area ben più vasta di quella prodotta con esplosivi tradizionali. Qualora un ordigno nucleare fosse esploso, avrebbe emesso particelle radioattive nell’atmosfera. Queste ultime sarebbero discesegradualmente raggiungendo la superficie terrestre sotto forma di polvere o pioggia mortifera contaminando acque e terreni per un ampio raggio, con incremento di mortalità radioattiva;
  • un vasto pubblico – con la presenza di molti personaggi autorevoli – non aveva ancora percepito che avrebbe potuto essere coinvolto in un conflitto con armi nucleari.

Attualmente le dottrine strategiche delle Grandi Potenze – in auge durante la Guerra Fredda – sono state oggetto di modifiche aggiuntive, ingenerando ulteriori apprensioni ed allarme in quanto prevedono l’impiego di armi nucleari tattiche nei conflitti tradizionali.

Dobbiamo necessariamente iniziare a riflettere e a comportarci in una maniera nuova, non c’è una “seconda possibilità” nel caso sia utilizzato un ordigno nucleare

L’accorato appello lanciato alle élite del 1955 avrebbe dovuto aprire la mente anche degli attuali eminenti uomini politici affinché riflettessero sui disastri provocati dal ricorso all’impiego delle armi nucleari. Appello che sia allora sia oggi purtroppo non ha sortito alcun effetto. Motivo per cui dobbiamo necessariamente iniziare a riflettere ed a comportarci in una maniera nuova. Dobbiamo iniziare a chiederci “non cosa fare” per conseguire la vittoria militare. Con l’impiego dell’ordigno nucleare – per prevalere sugli avversari – non ci saranno poi ulteriori mosse di questo tipo.  Per circa 70 anni siamo stati considerati – unitamente a tutta la UE – “terra di mezzo” dove Est ed Ovest hanno solo tutelato i loro esclusivi interessi globali relegandoci nel limbo della “sovranità limitata”. Gli uni con l’impiego dei poteri massonici, gli altri con il condizionamento di istituzioni politiche e giudiziarie per affermare la rispettiva “volontà di potenza” nietzschiana.

È giunto il momento di porci domande inevitabili

È giunto il momento di porci domande rigide, terrificanti e inevitabili che sono: metteremo fine alla razza umana? Dovremmo scegliere la morte, perché non riusciamo a rinunciare alle nostre liti? Che passi fare per prevenire uno scontro militare il cui risultato sarà inevitabilmente disastroso per l’intero globo? In che mondo stiamo vivendo e quale futuro ci attende? Sono queste le domande che l’uomo comune si sta ponendo ed alle quali non riesce a trovare una tranquillizzante risposta. Inoltre, in merito alle strategie da intraprendere per salvarci da un olocausto nucleare globale, c’è “confusione di idee’’ non solo politiche ma anche etiche che incrementano ulteriormente l’angoscia.

Le crisi, ormai divenute sistemiche ed interdipendenti, non trovano risposte appropriate

La “paura” sia del presente sia del futuro, che non riusciamo né a progettare né ad immaginare, non ci consente neppure di trovare una chiave di lettura a tutte le criticità che ci circondano. Ad iniziare dalle crisi economiche, passando attraverso il sabotaggio di condotte energetiche, l’acuita moltitudine delle immigrazioni clandestine, gli smisurati massacri delle guerre in atto e la non remota probabilità della ripresa di sanguinosi attentati terroristici. La mancanza di appropriate soluzioni a crisi ormai divenute sistemiche ed interdipendenti contribuisce non solo ad aumentare lo scetticismo, con conseguente disaffezione ed allontanamento dalla vita politica e crescente sfiducia nelle istituzioni. In sintesi, tutto ciò appare come l’avvio di una probabile disgregazione – auspichiamo che non avvenga mai – delle Organizzazioni sovranazionali quali l’ONU e l’Unione Europea che per circa 70 anni ci hanno consentito di vivere relativamente in pace.

L’UE è in crisi profonda, l’ONU non ha poteri e le nuove strategie politico-militari delle Grandi e Medie Potenze stanno alimentando sentimenti egoistici

L’Unione Europea è in crisi profonda, l’ONU non ha poteri e le nuove strategie politico-militari delle Grandi e Medie Potenze, incentrate sull’economia finanziaria e la speculazione, stanno alimentando sentimenti egoistici, innalzando barriere, disconoscendo la solidarietà, creando una marea di diseredati e poveri. Precarietà alle quali si aggiungono sconvolgimenti e danni del disordine climatico. Infine, i valori universali — sia laici sia religiosi — ai quali ci siamo finora ancorati per edificare strutture ed ordinamenti sociali a misura d’uomo, sono divenuti preda di un dissacrante relativismo che sta distruggendo milioni di vite innocenti. Tutte criticità che stanno “spronando” ogni paese a ricercare esclusivamente la tutela dei rispettivi ed esclusivi interessi a tutto campo. La memoria politica, purtroppo, è sempre corta ed ha sepolto nel dimenticatoio gli eventi che ci hanno condotto a questo punto di non ritorno ove è ormai evidente che la maggiore preoccupazione statunitense è sempre costituita dalle mire espansionistiche della Russia sia ad est che ad ovest, da contrastare con tutti i mezzi, anche a scapito della dissoluzione dell’Unione Europea.

L’unica soluzione alla crisi in Ucraina è la mediazione, con l’impiego della diplomazia parallela dell’intelligence e dell’ONU

La Comunità Europea ora si trova ad un bivio: tutelare una speranza di unione, di solidarietà e di pace o tornare in un’arena in cui ogni Paese si riapproprierà della propria sovranità per garantire gli interessi dei rispettivi popoli, magari a scapito di altri, imponendo scelte traumatiche? E allora che fare? Unica possibile soluzione è quella di avviare una mediazione fra i due belligeranti – magari anche con l’impiego della diplomazia parallela dell’intelligence come praticato nel 1962 con la crisi di Cuba – senza dire una sola parola che possa piacere più ad un gruppo piuttosto che all’altro, ma invitare tutti ad una profonda riflessione.  Altra efficace mediazione, stante lo stallo del Consiglio di Sicurezza per veti incrociati, può e deve essere intrapresa dall’Assemblea Generale dell’ONU. Quest’ultima può fare ricorso all’applicazione di “Uniting for peace” la risoluzione n. 377/A del 1950. Tale norma viene adottata per fornire alle Nazioni Unite vie di azione alternative in casi di veti assunti nel Consiglio di Sicurezza. In tal caso potrebbe fare ricorso all’immediato “cessate il fuoco” ad entrambe le parti in contesa ed operare attraverso la “Mediazione”. Ciò al fine di riportare il dialogo fra le parti per ottenere: – la restituzione all’Ucraina dei territori occupati militarmente dalla Russia; – la neutralità permanente dell’Ucraina, consentendone l’accesso nella UE ma non nella NATO

La crisi in Ucraina conferma che tutti in eguale misura siamo in pericolo

La crisi in Ucraina conferma, infatti, che tutti in eguale misura siamo in pericolo e se abbiamo la consapevolezza che il pericolo è rappresentato dalla nostra estinzione, c’è speranza che lo si possa collettivamente evitare. Fare un appello come esseri umani ad altri esseri umani: ricordiamoci che siamo tutti appartenenti alla razza umana e dobbiamo cercare una via di conciliazione per le nostre liti se non vogliamo autodistruggerci. Se riusciremo a farlo si aprirà la strada verso un mondo nuovo, se non ci riusciremo, si spalancherà dinanzi a tutti noi il rischio di un’estinzione totale.

Gli Indomabili

Photo Credits: US Department of Defence

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon.

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