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Russia, perché Rogozin odia tanto Elon Musk e l’Ucraina?

Perché Dmitry Rogozin odia tanto Elon Musk e l’Ucraina? Il capo di Roscosmos da sempre si oppone all’indipendenza delle ex Repubbliche Sovietiche

Perché Dmitry Olegovich Rogozin, attuale direttore generale di Roscosmos, è così aggressivo contro l’Occidente e nei confronti di chiunque cerchi di mettere i bastoni tra le ruote della Russia nella guerra in Ucraina? A una prima lettura si potrebbe imputare al fatto che il funzionario è molto vicino al presidente Vladimir Putin e all’establishment di Mosca. In realtà, la serie di aggressioni verbali sempre meno velate e più violente, culminate con la minaccia di morte a Elon Musk, hanno radici lontane. Il direttore dell’Agenzia Spaziale russa, infatti, è tutto fuorché uno scienziato pur avendo un dottorato in tecnologia. Si è infatti laureato in giornalismo e in economia. Inoltre. Fu tra i combattenti in Transnistria della guerra per l’indipendenza dalla Moldavia.  D’altronde, l’ala militarista è nel suo DNA (suo padre sembra fosse uno storico anche apprezzato).

Dal Congresso delle Comunità Russe (KRO) a Rodina

Rogozin nel 1993 entrò nel Congresso delle Comunità Russe (KRO), co-fondato dal generale Alexander Lebed. L’alto ufficiale, tranne una breve parentesi, considerò sempre Ucraina e Bielorussia come parte della “Madre Russia”; inoltre, criticava aspramente l’espansione della NATO ad Est. Dopo la morte di Lebed, Rogozin diventò leader della formazione insieme all’economista Sergey Glazyev (anche lui molto critico sull’Ucraina, giudicata “schiava” degli Stati Uniti), che la trasformarono nel partito Rodina, è considerato conservatore, nazionalista e fortemente vicino al Cremlino. Secondo la giornalista Anna Politkovskaya, Rodina fu creato espressamente dai consiglieri del governo russo per spostare i moderati verso posizioni più estreme quali quelle dei nazionalisti bolscevichi. Rogozin fu eletto subito alla Duma e si occupò della tutela dei diritti dei russofoni nei territori dell’ex Unione Sovietica. Quindi anche in Ucraina.

Dalla Grande Russia alla rappresentanza permanente presso la NATO. Nasce la infowar contro l’Ucraina

Successivamente, il capo di Roscomsos divenne presidente del Comitato Affari Esteri della Camera bassa del Parlamento russo e anche rappresentante speciale del presidente per la questione dei visti tra Kaliningrad e l’UE. Nel 2003 Rodina ottenne un forte risultato alle elezioni per la Duma, grazie a cui Rogozin divenne vice speaker della Camera. In quel periodo, però, Glazyev aveva cercato di candidarsi alla presidenza e di conseguenza fu espulso e fu dato sostegno esclusivamente a Putin. Rogozin, rimasto unico leader, portò il partito su posizioni più oltranziste, inizialmente ben accolte dagli elettori. Poi, nel 2006, si dimise ed entrò nella formazione della Grande Russia. Nel 2008 Putin lo premiò tramite l’allora presidente Dmitry Medvedev, nominandolo ambasciatore di Mosca alla NATO. Anche qui emersero le sue posizioni fortemente oltranziste contro l’Ucraina e la Georgia e in particolare contro la possibilità che i due paesi entrassero nell’Alleanza Atlantica. Probabilmente l’inizio della infowar di Mosca contro Kiev è da collegarsi al periodo in cui era in carica.

Rogozin crea il corrispettivo russo della Darpa e sostiene, presumibilmente oltre il limite, l’annessione della Crimea del 2014

La carriera di Rogozin nell’ambiente della Difesa russa proseguì con la sua nomina nel 2011 a Rappresentante Speciale per le difese anti-missile e successivamente a vice primo ministro con delega sulle aziende militari e spaziali. In questo ambito creò il corrispettivo russo dell’agenzia DARPA statunitense: La Fondazione per i Progetti di Ricerca Avanzata in ambito Difesa, nata quando Putin tornò in carica come presidente. Anche in questo periodo si occupa attivamente dell’Ucraina, sostenendo tutti gli sforzi di Mosca per l’annessione della Crimea nel 2014. Sembra, peraltro, abbia avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione del referendum, tanto che il giorno dopo l’esito del voto è stato tra i primi sette russi messi sotto sanzioni dagli Stati Uniti con l’allora presidente Barack Obama. Successivamente è entrato nella black list anche di Canada e Unione Europea.

La querelle sui trampolini con Elon Musk

La querelle con Elon Musk, invece, nasce nello stesso anno e a seguito delle sanzioni. Rogozin twittò che suggeriva agli USA di portare i loro astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) usando un “trampolino”. Ciò in quanto i trasferimenti erano effettuati mediante i lanciatori russi Soyuz. La risposta di Musk è arrivata il 31 maggio 2020 sullo stesso social media. Il tycoon americano, dopo il successo del lancio Crew Dragon Demo-2 ha infatti twittato che “il trampolino funziona”. Il politico è diventato poi direttore di Roscosmos nel 2018, su input dello stesso Putin, che ha trasformato l’Agenzia Spaziale in una vera e propria corporation e nel tempo ha scambiato ulteriori frecciate con il creatore di SpaceX. Non è mancata nemmeno una lode a Musk, scomparsa però nei successivi Tweet tra il provocatorio e l’accusatorio. I nervi a Rogozin, però, sono saltati quando il miliardario americano ha offerto gratuitamente la sua costellazione di satelliti Starlink all’Ucraina per poter continuare a comunicare nonostante l’offensiva russa mirasse proprio a impedirlo tra le altre cose.

Photo Credits: Lega Nerd

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