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Qatargate, sicurezza UE e cultura occidentale

Il Qatargate

Venerdì 9 dicembre 2022 si è diffusa in tutta Europa la notizia attinente a personaggi politici della Unione Europea che avrebbero percepito tangenti dal Qatar – mirate ad interferire nelle decisioni del Parlamento Europeo – al fine di favorire gli interessi dell’emirato qatarino. Il Qatargate, così ha denominato la stampa internazionale l’attività corruttiva in direzione di numerosi politici di spicco dell’UE (ancora in fase di sviluppo), sembra potersi iscrivere, dalle notizie stampa circolate, nel contesto di:

Le ambizioni dei Paesi del Golfo

Il Qatar, come gli altri principati e il regno del Golfo, ambiscono ad un avvenire da costruire oggi – il petrolio è ancora il maggior investimento – per ancorare le proprie ricchezze ad innovazioni tecnologiche e commerciali del futuro, in previsione dell’esaurimento delle energie non rinnovabili. In tale contesto il Qatar sta puntando sulla “conoscenza”, rendendo operativo un network di partnership con grandi università e centri di ricerca soprattutto in tema di medicina, tecnologia e automobili, oltre a turismo, educazione, scienza e ricerca. Quanto precede tramite la Qatar Investment Authority, il fondo sovrano che va a caccia in tutta Europa, Italia compresa, di lucrosi investimenti.

I possibili rischi per la sicurezza nazionale e UE del Qatargate

Quanto accaduto con il Qatargate è un campanello d’allarme non trascurabile, non solo a livello politico e giudiziario. Ma anche e soprattutto sul versante della sicurezza. I soggetti coinvolti, sembra che aumentino giorno dopo giorno, infatti, gestivano dossier molto sensibili. Di conseguenza, non si può escludere che possano aver manipolato anche altre partite, a parte quella ben nota sui diritti umani. Inoltre, come riportano numerosi media, avevano stretti e costanti collegamenti con alti funzionari dell’intelligence, da cui sembra che dipendessero. Perciò, chi può affermare con certezza che i loro “committenti” non abbiano chiesto interventi su questioni europee interne o raccolte informative su temi legati alla sicurezza nazionale o collettiva dei Paesi UE? Per di più contando sul fatto che il presunto sodalizio criminale era composto da membri di diverse nazionalità. Un bacino per la raccolta informativa così variegato e disponibile sarebbe il sogno di qualsiasi 007 o servizio d’intelligence. A fronte di ciò è fortemente auspicabile che i servizi di informazione in ambito UE avviino indagini parallele a quelle della magistratura per valutare se ci possano essere state fughe o possibili compromissioni, legate agli asset critici nazionali ed europei.

Limiti dell’Unione Europea

Purtroppo l’Unione Europea, non accortamente orientata da Bruxelles, Berlino e Parigi, ha solo privilegiato gli interessi strategici delle regioni nordiche europee, abbandonando i cosiddetti PIGS (acronimo impiegato fin dagli anni novanta per indicare quattro paesi dell’Europa meridionale: Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) al loro destino. Né la suddetta UE ha saputo adeguatamente reagire a tutela di tali interessi allorquando due esponenti dei cosiddetti Neocon statunitensi hanno sentenziato:

  • nel febbraio 2014, Fuck the UE, ovvero l’Unione Europea si fotta, frase che Victoria Nuland pronunciò parlando con l’ambasciatore Usa a Kiev lasciandosi andare a uno sfogo contro Bruxelles;
  • nel mese di febbraio 2025, quando George Friedman espresse – con estrema franchezza – la sua opinione sull’Unione Europea, con giudizi poco lusinghieri e discutibili.

Da tali assunti emerge un’amara constatazione che pone al centro lo sviluppo, tortuoso e spesso contraddittorio, dell’umanità lungo tre linee volte a prolungarsi all’infinito – talvolta convergenti, ma spesso divergenti – equivalenti a ciò che:

  • l’uomo ha creduto di essere;
  • l’uomo ha voluto essere;
  • l’uomo è stato».

La Cultura Occidentale

In tale contesto ci sovviene come la Cultura Occidentale – nata dalla democrazia di Pericle nel 461 a.C. (vds. Nota) e ancorata su quattro principi fondamentali: Armonia, Proporzioni, Limiti e Misura – si sia modificata nonché stravolta nel tempo.  Il concetto di democrazia, che per secoli ha posto al centro della sua impalcatura la Conoscenza(consapevolezza e comprensione di verità, fatti o informazioni ottenute attraverso l’apprendimento, l’introspezione e l’esperienza) – esclusiva caratteristica dell’essere umano – con l’evoluzione ed il progresso scientifico sta privilegiando l’intelaiatura arida, insensibile ed irrazionale della tecnologia. È indubbio che grazie alla tecnologia, l’uomo ha conquistato uno straordinario miglioramento delle proprie condizioni di vita, ma è altrettanto vero che sempre la tecnologia sta accelerando in maniera incontrollata a tal punto da condizionare le nostre menti, i nostri sentimenti e la nostra vita, provocando profonde fratture sociali.

La Conoscenza

La nostra Conoscenza, nata dalla filosofia greca – esclusiva prerogativa mediterranea – e tonificata dalla dottrina Cristiana, è stata diffusa in tutto il continente europeo elevandosi a Cultura Occidentale ed esportata in tutto il mondo conquistato con guerre coloniali. Da essa sono nati i diritti di libertà, fratellanza ed uguaglianza delle Rivoluzioni francese ed americana, che hanno ispirato – in tutti i paesi sottomessi – l’affrancamento dal colonialismo.

L’evoluzione della Cultura Occidentale

Ciò nonostante l’ulteriore evoluzione della Cultura Occidentale e la sua ibridazione con la riforma protestante ne hanno incrinato i principi fondamentali: Armonia, Proporzioni, Limiti e Misura, assiomi che sono stati completamente ignorati soprattutto in riferimento alle teorie calviniste. Per tali teorie la predestinazione divina – individuata nel lavoro preciso, organizzato e matematico – era il frutto esclusivo della loro salvezza spirituale.  La predestinazione escludeva il resto delle anime che non sarebbero state comunque salvate, nonostante le loro preghiere, litanie e indulgenze, abbandonandole all’infausto destino.

Teorie irrobustite nel Novecento dal taylorismo e dal fordismo due complessi fenomeni economici, sociali e organizzativi che teorizzavano:

  • un’organizzazione scientifica del lavoro tale da attuare un sistema di produzione per conseguire il massimo rendimento con il minimo sforzo in poco tempo. Frederick Taylor (1856 – 1915), tramite la scomposizione matematico-scientifica delle fasi del lavoro, annullava i cosiddetti tempi morti e gli sprechi di energia, limitando i movimenti degli operai al minimo indispensabile. Era così sancito scientificamente il principio dell’One Best Way (l’unico miglior metodo possibile) per risolvere problemi tecnici e/o organizzativi;
  • l’applicazione delle succitate teorie nel settore industriale. L’industriale che meglio di altri comprese le potenzialità del metodo tayloristico fu Henry Ford (1863 – 1947) proprietario dell’omonima industria di automobili che lo applicò alla sua azienda.

Da lì, al capitalismo il passo è stato breve.  Oggi quegli stessi principi sono applicati dal capitalismo moderno nelle teorie strategiche ed in quelle degli sviluppi economico-finanziari. Di conseguenza sono nati progetti e teorie per dominare il mondo, soggiogandolo con varie forme di conflitti, ultimi dei quali quelli dell’informazione (Infowar) e del condizionamento mentale (Guerra cognitiva).

I social network

L’attuale era tecnologica ha consentito la realizzazione di potentissimi vettori informativi, comunicativi e di controllo sociale, i cosiddetti social network che hanno scatenato tempeste mediatiche irrefrenabili in tutto il pianeta – dall’Europa all’Asia, dall’Australia all’America Latina – con YouTube, Twitter, Facebook, Instagram e World Wide Web. Ma ci sono anche social network come TikTok, WeChat e Weibo in Cina, nonché VKontakte (in contatto) e Odnoklassniki (compagni di classe) in Russia.

Il potere dei “Social” e la globalizzazione

Sono tutti strumenti moltiplicatori di potenza mediatica che, propagandando libertà illimitata, possibilità creativa per ogni individuo ed eliminazione di gerarchie del sapere, ci conducono a vele spiegate in un mondo di opinioni (nell’antica Grecia erano considerate l’opposto della sapienza), nonché di sconfinata presunzione individuale. Tali strumenti sono il risultato di rivoluzioni scientifiche, tecnologiche, comunicative, finanziarie e politiche caratterizzate dall’accelerazione dei processi. È ciò che chiamiamo globalizzazione la quale procede con un’accelerazione che ha sedotto tutto il mondo. Tutto ciò che oggi ci accade e quanto avviene nell’ambiente che ci circonda, non è il frutto di processi naturali, ma il risultato di mutamenti e di turbamenti prodotti da noi stessi. Le nuove tecnologie e la libertà della comunicazione con esse collegata, stanno cambiando le relazioni sociali tra tutte le genti. Internet e i nuovi strumenti digitali, consentono lo scambio di informazioni e di comunicazioni, la visione di film e documentari, di fare shopping anche in negozi di paesi stranieri stando comodamente al computer in casa propria, tutte evidenze impensabili fino a qualche anno fa.

Il moltiplicatore di forza dei social e la manipolazione delle informazioni

L’era tecnologica – nella quale è stata sviluppata e potenziata un’informazione multimediale sintetica che non consente un facile riconoscimento tra ciò che è vero e ciò che è falso – ci sta conducendo in una realtà virtuale che non solo ci confonde, cortocircuitando la realtà vera, ma sta anche modificando le nostre menti ed i nostri giudizi di valore attraverso sofisticati meccanismi di persuasione, veicolati con l’impiego di procedure elettroniche e di “armi” quali i social network. Ad esempio avvalendosi della finestra di Overton (Joseph Paul Overton, 1960 – 2003 sociologo statunitense) è possibile modificare l’opinione pubblica. In sintesi si tratta di promuovere idee da affiancare a concetti inconcepibili, con l’intenzione di rendere accettabili idee non convenzionali, sfruttando nuovi vettori come Web e social, che da una parte sono soggetti a minori controlli sui contenuti e vettori di diffusione; dall’altra, garantiscono di raggiungere una platea globale grazie alla loro immediatezza e universalità. Di fatto, sono un moltiplicatore di forza non trascurabile, come hanno imparato nel tempo molti governi a loro spese.

La bi-direzionalità e gli algoritmi

La partecipazione ad un social network per socializzare, ci induce a credere di entrare a far parte di una comunità, di cui non conosciamo tutte le sfaccettature e i meandri che la compongono, perché non è reale bensì virtuale. Inoltre, in tali ambienti, la comunicazione è divenuta bidirezionale, atteso che quando riceviamo le informazioni tramite social network contemporaneamente le comunichiamo inconsapevolmente, fornendo dati su cosa leggiamo, se ci piace o non ci piace un post, ecc. Tutte informazioni che tramite gli algoritmi del software consentono di delineare la nostra personalità: abitudini, relazioni, amicizie, religione, cultura e vizi.  La capacità di influenzare le menti si è così democratizzata, poiché chiunque può influenzare un gran numero di persone online come i cosiddetti influencer che operano sui social media. Quindi la comunità virtuale ci fa credere ciò che la controparte ci vuole ammannire, ci convince di aver trovato nuovi amici ma molto spesso tali rapporti sono finti quando addirittura fraudolenti.

Chi c’è dietro a web e social network e i rischi per la sicurezza

Inoltre occorre considerare che la proprietà dei social network, dei grandi motori di ricerca e delle varie tecnologie elettroniche è nelle mani di facoltosi leader e ricche corporazioni che dispongono di ingenti risorse finanziarie. Costoro si avvalgono non solo di sentinelle dislocate sulle torri del sapere, preposte a confezionare in bit informazioni ed emozioni per manipolare, condizionare e produrre assuefazioni nelle menti umane, ma anche di centinaia di migliaia di miliziani (giornalisti, professori universitari, artisti e intellettuali) che agiscono come infiltrati o leader di opinioni per diffonderle a livello planetario. La guerra cognitiva non colpisce i corpi delle persone ma le loro menti – soprattutto con l’impiego di informazioni grigie, cioè di provenienza ambigua – in quanto l’ambiguità permette un’influenza estremamente efficace. Il suo potenziale condizionante crescerà con l’impiego del Metaverso, esaltazione virtuale del pensiero e della vita reale delle persone. Tutto ciò costituisce la smisurata impresa del dominio globale delle menti, un progetto che si propone di costruire il pensiero unico, riproponendo un Medioevo moderno ove i nuovi prìncipi e signori tentano di persuaderci che siamo tutti abitanti del villaggio globale. Villaggio in cui tutti siamo uguali e tutti siamo in grado di impiegare il sapere che essi ci ammanniscono – attraverso internet e la rete – fondato interamente sulla tecnologia.

Il Nuovo Medioevo e come si realizza

Il sistema mediatico che è stato realizzato consente l’eliminazione pressoché totale del contraddittorio sulla presentazione ufficiale degli eventi, predisposta dai fedeli vassalli del Nuovo Medioevo. Sicché l’unica verità che raggiunge la coscienza delle masse è quella precedentemente confezionata dai registi. Peraltro, coloro che hanno tentato – attraverso l’excursus storico – di ripristinare la realtà naturale delle cose sono stati estromessi dal circuito mediatico e non hanno contato più nulla, assicurando così il pieno controllo dell’informazione ai padroni del mondo. La realizzazione di questo sistema è stata effettuata trasferendo tutto (dati, eventi, relazioni, media, recensioni, ecc. – big data) nelle mani dei computer, ove ormai risiedono sia le informazioni sia le disinformazioni e dove sono stati trasferiti anche i meccanismi per le decisioni finali riguardanti i problemi complessi che ci si stanno presentando.  Computer la cui sapienza non è autonoma bensì il derivato di quella degli ideatori di software (e qui sorge una legitima suspicione sulla saggezza dei creatori di software e sui bias cognitivi che la popolano – meccanismi inconsci della mente umana, attraverso i quali si possono realizzare distorsioni nelle valutazioni di fatti e avvenimenti).

Il pragmatismo massificatore anglosassone

Il tutto, in aggiunta ai condizionamenti che comunque gli stessi subiscono dal loro specifico etnocentrismo (tendenza a giudicare la storia, la struttura sociale e la cultura dei gruppi umani diversi dal gruppo cui si appartiene secondo i valori propri). E quali soluzioni ancorate alla ragionevolezza potranno mai assumere i computer in favore dell’Umanità a fronte di eventi inattesi che regolarmente si presenteranno in situazioni di inediti ed imprevedibili sconvolgimenti naturali, sociali e politici? A tutto ciò si aggiunga che le strategie della guerra dell’informazione unitamente a quella della conquista delle menti sono popolate di inganni e di fake news prodotte ad arte per condizionare ed omologare le nostre conoscenze, le nostre menti ed i nostri giudizi di valore. È questo l’obiettivo del pragmatismo massificatore anglosassone – ormai lontano dalle motivazioni morali e dagli ideali delle Rivoluzioni americana e francese, dai bisogni primari dei popoli e dal loro anelito spirituale, che sono ormai paradigmi irrilevanti a fronte delle implacabili strategie di conquista da attuare col denaro, con le tecnologie, con gli investimenti, con le armi, per mantenere il benessere conquistato e tutti gli allestimenti della società del consumo.

L’economia del consumo

Con tali metodi è stata sviluppata un’economia capitalista basata esclusivamente sul consumo, trasformando i cittadini in consumatori sempre più avidi di soddisfare desideri irrefrenabili. Desideri alimentati dalle nuove tecnologie della comunicazione-informazione, capace di oltrepassare ogni barriera fisica per colonizzare le menti. Le armi del desiderio sono penetrate nelle teste delle persone, mediante un bombardamento continuo – tuttora in atto – con proiettili straordinariamente piacevoli: una Ferrari, una sfilata di moda, un supermercato traboccante di merci, donne seducenti ed ammalianti, traguardi additati come accessibili a tutti. Purtroppo, però, era inevitabile che i princìpi fondamentali di Madre Natura, che si esprimono in termini indiscutibili, avvertissero che in un sistema finito di risorse non è possibile uno sviluppo infinito. E la Terra è un sistema finito di risorse per cui la crescita esponenziale e all’infinito avviata dal sistema economico-finanziario che è stato imposto ed instaurato con gli accordi di Bretton Woods – sostituiti nel 1971 dallo Smithsonian Agreement (Accordo smithsoniano) – non è compatibile con le risorse terrestri esauribili. Accordi sempre e comunque a sostegno dell’economia finanziaria che fa uso del supporto scientifico di altre discipline economiche e matematiche, fra cui le principali sono: l’economia monetaria, la matematica finanziaria, la statistica, la teoria dei giochi, e l’economia aziendale.

La frenetica competizione economica e gli squilibri della Terra

Per l’equilibrio del sistema complesso, quale è la Terra, lo sviluppo incondizionato – senza limiti di denaro e di beni da acquistare, che hanno innescato una frenetica competizione nel sociale per la soddisfazione dell’egoismo umano – non è compatibile. La pretesa dell’Uomo sia di dominare la Natura sia di sottometterla per la soddisfazione della sua smisurata avidità, ha innescato squilibri nel sistema terrestre molto complesso: squilibri che si stanno manifestando con tremendi sconvolgimenti e distruzioni. Evidenze che già nel 1972 la cultura latino-mediterranea dei PIGS aveva preannunciato in uno studio del Club di Roma, nel quale venivano individuati i cambiamenti globali che si sarebbero verificati nel futuro ed i principali problemi che l’umanità avrebbe dovuto affrontare, ricercando soluzioni alternative. Acquisizioni rimaste celate, irrise e ignorate dalla scienza ufficiale, dalle accademie e dalle grandi corporazioni che già avevano delineato la strategia della crescita senza limiti. Purtroppo, l’irrisione di quella elementare saggezza è stata perpetrata con un materialismo selvaggio, aggressivo, tecnologico e brutale, sostenuto da una smisurata disponibilità di denaro.

La “Cultura del Dio denaro”

La democrazia di Pericle è ormai sparita sotto il dominio dei nuovi imperatori feudali ed il fattore tempo non esiste più, in quanto annullato da una realtà virtuale che ci impedisce di sottoporre a esame critico i miti me le leggende che ci vengono raccontati come verità da una cultura occidentale riformata. Cultura che ha edificato le basi del suo sviluppo su procedure matematico-tecnologiche senza limiti e sul dio denaro con il quale è stata distrutta l’economia reale e osannata l’economia finanziaria. Dio denaro, chimera dalla quale sono stati attratti anche i nostri rappresentati nel Parlamento Europeo, la massima istituzione che avrebbe dovuto salvaguardare gli interessi dei 28 Paesi, tutti equamente paritetici, qualora fosse stato realizzato il sogno di Altiero Spinelli di uno Stato confederale europeo.

Gli ultimi eventi geopolitici ci ricordano i principi di Limiti, Misura e Proporzioni

Ma i Limiti della Cultura Occidentale sono di nuovo apparsi sulla scena globale, imposti da Madre Natura che ci ha additato la rotta di collisione – prescritta dalla deregulation – facendoci toccare con mano ed assaporando sulla nostra pelle i danni dei cambiamenti climatici disastrosi, nonché il primario bisogno di energia che ha scatenato l’affannosa corsa alla ricerca di energie alternative. E non solo i Limiti sono tornati a far parlare di se, ma anche la Misura e le Proporzioni si stanno affacciando fra le dense nubi del conflitto russo-ucraino, ove – nonostante l’allarme mondiale – non è stato in toto scongiurato il pericolo dell’impiego dell’arma nucleare. Ci troviamo nel villaggio globale, ove tutto è collegato e ogni aspetto della società è integrato in un sistema di relazioni simultanee controllate, in modo da produrre specifiche emozioni da propalare ai cervelli del pubblico con i sistemi di comunicazione esistenti.

Il nostro ottuso comportamento, che non riesce a comprendere questi occulti condizionamenti, ci sta conducendo verso due possibili catastrofi:

  • la distruzione del mondo attraverso il preoccupante olocausto nucleare innescato dal conflitto per procura russo-ucraina;
  • il dominio del mondo non più tramite le tradizionali categorie della geopolitica, ma tramite gli algoritmi del cyberspazio, ove i campi di battaglia sono l’informazione e la mente delle persone.

Applicare i tre pilastri della Cultura Occidentale come soluzione

Per quanto tutti i tentativi di descrivere il futuro siano sempre estremamente azzardati e comunque subordinati al rischio di essere smentiti dal sopraggiungere delle imprevedibili variabili, non è facile prevedere mezzi e metodi per uscire da tali situazioni di pericolo. Occorre, però, tentare di disattivarle, consolidando tre pilastri della Cultura Occidentale che si sono ripresentati all’orizzonte e recuperare – facendo leva sull’empatia – il quarto ormai sconosciuto fantasma per la maggioranza: l’Armonia. E con essi dare l’avvio alla realizzazione di un mondo multipolare, con un sistema di regole nuove che siano valide ed accettate da tutti, grandi e piccoli, allestendo un cambio radicale di valori, di priorità e di civiltà, dettati dalla fine della società dell’abbondanza e dal crollo della crescita infinita. Occorre parlare al mondo intero con il linguaggio di un cambio di paradigma inevitabile, imposto dall’esaurimento delle risorse in modo da poter correttamente gestire quelle rimanenti. Ma al momento, non si intravede alcun medico curante, capace di curare le malattie provocate dal sordo materialismo.

Gli Indomabili

Gli Autori

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Nota

LA DEMOCRAZIA DI PERICLE

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

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