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Niger, la brigata Folgore in pole position per la missione italiana

Niger, La Brigata Folgore In Pole Position Per La Missione Italiana

L’imminenza della missione italiana in Niger pone poche alternative al governo su quali unità inviare nel paese

L’imminente missione militare italiana in Niger pone una serie di interrogativi. Non tanto sul suo scopo: il perché – che è stato ripetuto più volte – sarà di addestramento delle forze armate e polizia locali. Nonché supporto al controllo di un’area strategica al confine con la Libia. Ma piuttosto sul “chi”. Quali saranno le unità che andranno a comporre il contingente di (massimo) 470 soldati del nostro paese? Ciò soprattutto tenendo in considerazione il fatto che si tratta di un teatro “difficile”, come hanno scoperto gli Usa che recentemente hanno perso 4 militari in un’imboscata. La forza più accreditata naturalmente, almeno per il periodo iniziale, dovrebbe essere la brigata paracadutisti Folgore. Questa è stata recentemente schierata in Libano. Ma solo in parte. Sono infatti impiegati assetti dell’183esimo reggimento e del Savoia Cavalleria. Il 186esimo, invece, è appena rientrato dalla Libia. Rimarrebbe, invece, disponibile il 187esimo di Livorno, attualmente in NATO JRRF.

Gli alpini, a meno di scelte imprevedibili, sono destinati ad altro. Rimane l’incognita contingente misto. Ma lo scenario è difficile e serve massima coesione da subito

Per quanto riguarda un eventuale impiego degli alpini in Niger, la brigata Taurinense è appena rientrata dall’Afghanistan (il suo posto è stato preso dalla Sassari) e il Terzo reggimento è a Mosul con la Task Force Praesidium. La Julia, invece, dovrebbe andare in Libano ad aprile. Perciò la scelta sui paracadutisti è quasi obbligata. Ciò a meno che non si decida di puntare su un contingente misto, con assetti provenienti dalle diverse anime delle forze armate italiane. Tutto dipenderà da quali saranno i compiti effettivi dei nostri soldati. A causa della complessità dello scenario, però, sembra al momento prevalere l’ipotesi di impiegare militari provenienti dalla stessa “casa”, in quanto “naturalmente” più amalgamati tra loro, rispetto a gruppi di operatori di diverse brigate e assetti.

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