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Medio Oriente, il Libano reagisce a una possibile epidemia di Coronavirus

Medio Oriente, Il Libano Reagisce A Una Possibile Epidemia Di Coronavirus

Il Libano reagisce a una possibile epidemia di Coronavirus. In una settimana registrati già tre casi. Beirut adotta misure ad hoc ai confini e negli aeroporti. Inoltre, con ogni probabilità, coopera con UNIFIL

Il Libano cerca di reagire all’arrivo del Coronavirus con una serie di misure ad hoc, soprattutto lungo i confini. Lo ha confermato il ministro della Salute, Hamad Hassan, sottolineando che sono state adottate una serie di misure stringenti alle frontiere terrestri. Altre, “altamente apprezzate dalla comunità internazionale”, coinvolgono invece l’aeroporto internazionale Rafik Hariri. Hassan ha infatti sottolineato che la situazione sanitaria nel Paese dei Cedri è estremamente delicata. Tanto che in una settimana sono stati segnalati già tre casi di infezione da COVID-19. Si tratta di un anziano iraniano e di due donne, arrivate a bordo di un aereo della Repubblica islamica all’inizio del mese. Della situazione è stato discusso con ogni probabilità anche al periodico meeting tripartito tra UNIFIL, le Lebanese Armed Forces (LAF) le Israel Defense Forces (IDF). L’incontro è stato presieduto dal generale Stefano Del Col, comandante della forza ONU, presso Ras Al Naqoura.

Il rischio del COVID-19, peraltro, non arriva solo dall’Iran ma anche dalla Siria. Ciò grazie alle milizie pro-Teheran e a Isis

Focus del meeting UNIFIL-LAF-IDF sono state la situazione lungo la Blue Line, le violazioni dello spazio aereo e terrestre libanese e altri temi. Tra questi c’è anche la situazione dell’epidemia di Coronavirus che sta colpendo in diverse aree del mondo e che è arrivata in Medio Oriente con epicentro in Iran. Questa si è estesa in breve all’Iraq e, secondo gli esperti, anche alla Siria. Per ora sarebbe concentrata soprattutto nell’area di Deir Ezzor, ma con buona probabilità si potrebbe presto estendere ad altre regioni del paese e arrivare presto al confine con il Paese dei Cedri. Ciò in quanto i “vettori” attuali – principalmente miliziani pro-Iran e Isis – si spostano quotidianamente venendo a contatto con persone in vari quadranti e hanno scarso accesso alle cure mediche necessarie per debellare il virus. Peraltro, non è detto nemmeno che sappiano di essere stati infettati dal COVID-19.

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