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L’offensiva d’inverno in Afghanistan mette in crisi talebani e Isis

L’offensiva D’inverno In Afghanistan Mette In Crisi Talebani E Isis

In tutto l’Afghanistan, uccisi in meno di un giorno 49 talebani e 12 membri del Daesh

In Afghanistan l’operazione d’inverno di Kabul sta causando pesanti danni ai talebani e a Isis in tutto il paese. Entrambe le formazioni ogni giorno registrano sconfitte e la loro influenza diminuisce di conseguenza. Solo nelle ultime 24 ore sono stati uccisi in una serie di operazioni 49 esponenti dell’Emirato Islamico e 10 del Daesh in diverse province. Le manovre si sono tenute a Faryab, Nangarhar, Kapisa, Logar, Paktia, Paktika, Ghazni, Badakhshan, Balkh, Helmand, Herat e Farah. Secondo il ministero della Difesa afghano di questi 12 sono stati uccisi nel distretto di Ghormach, 20 a Charkh, 4 a Ghazni, 3 in Uruzgan, 2 a Paktika e 6 a Farah. A loro si uniscono gli elementi dello Stato Islamico che hanno perso la vita nel distretto di Deh Bala (Nangarhar) e 2 loro comandanti, morti a Shindand.

A Farah i talebani provano a “vincere” con la propaganda, ma le foto li smentiscono

In particolare a Farah, sita nella regione Ovest dell’Afghanistan, Bakhtar News Agency riporta che i talebani hanno cercato di attaccare un check point sulla Farah-Rod highway. L’offensiva è stata respinta dalle forze di sicurezza, che hanno messo in fuga i miliziani. All’Emirato Islamico non è rimasto altro che tentare la solita mossa di propaganda per cercare di porre rimedio alla sconfitta. Sul sito ufficiale dei jihadisti, Alemarah, l’azione dei talebani è stata riportata come una vittoria. In un messaggio si afferma che è stato ucciso un militare e che altri 6 – tra cui il comandante – sono stati feriti. Ovviamente il check point sarebbe stato conquistato, peraltro senza perdite, e le armi e munizioni sequestrate insieme agli equipaggiamenti. Le foto dei soldati vicino ai jihadisti morti, pubblicate dal ministero, però, dicono il contrario.

Il mistero delle lettere e delle telefonate di morte dei talebani

I talebani, peraltro, stanno combattendo anche un’altra battaglia: quella della propaganda. Non si sa però contro chi. In un messaggio hanno denunciato la diffusione in Afghanistan di alcune lettere e di telefonate minatorie. In queste si minacciano di morte letterati e personalità influenti, sotto il brand dell’Emirato Islamico. Il portavoce dei jihadisti, Zabihullah Mujahid, si è affrettato a smentirle. “Noi non minacciamo nessuno segretamente –ha affermato -. Se questa esigenza dovesse presentarsi, la annunceremmo attraverso il portavoce, il sito web e gli altri canali ufficiali”. Si accusa senza indugio l’intelligence di Kabul di essere il mandante e si chiede a tutti di non prestare attenzione alle minacce. Peccato, però, che la formazione non sia più unita. Soprattutto dopo l’offensiva d’inverno. Molti gruppi ormai operano in autonomia e di conseguenza, non c’è nessuna garanzia su cosa sia vero o falso. Soprattutto dopo che una serie di attacchi sono stati rivendicati sia dai talebani sia da Isis.

Il comunicato del portavoce dei talebani sulle misteriose lettere e telefonate

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