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Lo Stato Islamico e al-Qaeda alla sfida nei nuovi scenari come l’Africa

L’emergenza Covid-19 e la “guerra dei vaccini” hanno anestetizzato il nostro cervello dalle altre emergenze. In primis quella del terrorismo di matrice jihadista, riesplosa recentemente anche se con forme diverse

Il COVID 19 e la conseguente alla “guerra dei vaccini” – ormai assurti definitivamente a strumenti di geopolitica – ci hanno inebetito con la metodologia dei “riflessi condizionati”, anestetizzando il cervello. In effetti abbiamo constatato come il caso di spionaggio dell’ufficiale di Marina italiano, Walter Biot, sia stato funzionale per impedire l’ingresso del vaccino russo Sputnik nelle cure sanitarie europee e nazionali, che già la Germania e l’Italia si apprestavano ad acquistare. Ma si è anche dimenticato che oltre alla pandemia ci sono sempre in agguato altre minacce fra cui quella del terrorismo jihadista. Abbiamo cercato di richiamare l’attenzione sulla sua dissimulata presenza e sul suo probabile risveglio su queste pagine, ma a risvegliarci dal profondo intontimento è giunto comunque l’attentato del 28 marzo a Makassar (nella regione indonesiana del Sulawesi Meridionale) in una chiesa cattolica durante la messa della Domenica delle Palme, in cui sono rimaste ferite 14 persone.

Con l’attentato a Makassar, il terrorismo jihadista si “risveglia” dal letargo invernale. Al-Qaeda e lo Stato Islamico spostano le loro attività dal Medio Oriente al Sahel e in Asia (Indonesia)

L’attentato jihadista a Makassar è il segno evidente che, dopo il letargo invernale, la belva terroristica è tornata a colpire senza rimorsi e nella circostanza di una ricorrenza religiosa cristiana. Dopo la disarticolazione di ISIS sul piano militare nel dicembre del 2017 e la disgregazione di al-Qaeda su quello finanziario, le metastasi dell’uno e dell’altra si sono diffuse dal Sahel all’Indonesia. La dispersione di queste metastasi, peraltro abbastanza lontane dall’UE, in aggiunta alla morte di Ayman al Zawahiri e a varie uccisioni e/o arresti dei leader – sia di Al Qaeda sia dello Stato Islamico – ci avevano indotto a credere che l’attività operativa delle due maggiori organizzazioni terroristiche fosse stata quantomeno ridotta e delocalizzata. Purtroppo non si è ridotta, ma si è solo delocalizzata, soprattutto in Africa ove stiamo assistendo ad un crescendo di iniziative sia di Al-Qaeda che di Islamic State. IS, sta operando in ossequio alla nuova strategia dettata da al-Baghdadi. L’ex “califfo”, prima di morire, invitò i seguaci in diaspora ad adottare una strategia diversa da quella del “perdurare ed espandersi” sostituendola con quella dell’“espandersi e diffondersi”.

La nuova strategia dei due gruppi è tornare alle direttive originarie della leadership di al-Qaeda: la Jihad Globale

La nuova strategia sembra tornare alle direttive originarie della leadership di al-Qaeda: la “Jihad Globale”, cioè diffondere ovunque l’insurrezione armata islamista. Ed è ciò che sta accadendo nell’area centro africana ove la wilayat ISCAP (Islamic State’s Central Africa Province) – costituita nel 2015 nell’Africa Centrale da una scissione interna al gruppo di Boko Haram – ha impiantato gruppi attivi nella Repubblica Democratica del Congo e in Mozambico. In quest’ultimo paese, peraltro, sta sfruttando l’estremismo locale (al-Shabaab, rinominatosi ‘Ahlu al-Sunnah Wal-Jamaah’ ASWJ) per espandere la sua influenza. Non a caso nel settembre 2020, durante l’insurrezione a Cabo Delgado, i jihadisti sono passati dalle incursioni sporadiche all’occupazione effettiva del territorio, dichiarando per esempio Mocímboa da Praia il loro quartier generale. La diffusione dello Stato Islamico nell’area è favorita dall’emarginazione sociale ed economica che ancora oggi caratterizza il Mozambico, cui si associano criminalità organizzata dedita a traffici illeciti di materie prime locali ed inefficaci politiche gestionali. Tali criticità hanno prodotto alti livelli di analfabetismo e bassi livelli di scolarizzazione, infrastrutture fatiscenti con inadeguati collegamenti stradali, scarso accesso all’energia elettrica e scarsa copertura delle reti di telefonia mobile, alti livelli di povertà ed elevata disoccupazione giovanile, ovviamente preda di criminalità e terrorismo.

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In Sahel nasce la “Federazione” dei gruppi legati ad al-Qaeda per contrastare il crescente espansionismo dello Stato Islamico nella regione

L’attività di ISCAP sembra svilupparsi in competizione con al-Qaeda, che nell’area dispone di consistenti ed estesi sostegni da parte di Al-Shabaab in Somalia e di AQAP (Al-Qaeda nella Penisola Arabica) in Yemen. Una situazione analoga la ritroviamo nell’area dell’Africa Occidentale e saheliana. Qui all’inizio del marzo 2017, sotto l’egida di AQMI (Al-Qaeda nel Maghreb islamico) è stata costituito JNIM (Jama ‘ah Nusrah al-Islam wal-Muslimin – Gruppo per il sostegno all’Islam e ai musulmani), che riunisce sotto un’unica sigla i principali gruppi legati al network operanti in Mali e nell’area desertica del Sahel. La fusione ha assorbito al-Mourabitoun, i Mujaheddin dell’Emirato del Sahara, Ansar al-Din e il Fronte di liberazione del Macina. L’obiettivo della “Federazione” è accrescere la capacità d’influenza dell’organizzazione e contrastare il progressivo rafforzamento del potere dello Stato islamico nella regione. JNIM, facendo leva sul nuovo concetto di “jihad sociale” sfrutta i conflitti etnici per ottenere il sostegno popolare ed affermarsi come garante della sicurezza e mediatore dei negoziati nella regione.

La strategia di ISGS in Sahel è basata soprattutto sull’impiego di tattiche altamente mobili e sempre più sofisticate

Il gruppo estremista affiliato all’ex ISIS attivo nel Sahel occidentale è ISGS (Islamic State in the Greater Sahara – Stato islamico del Grande Sahara), costituito nel maggio 2015. La minaccia rappresentata dall’ISGS è andata via via crescendo ed è diventata particolarmente evidente nel 2019 e nel 2020 con una serie di attacchi, culminati con l’assalto del 14 gennaio 2020 contro la base militare nigerina di Chinagoder. La sua strategia si è basata soprattutto sull’impiego di tattiche altamente mobili e sempre più sofisticate, infliggendo enormi perdite ed intervenendo nei conflitti etnici, alimentandoli per reclutare proseliti tra le comunità emarginate. Tutte queste evidenze indicano che l’idra dell’ISIS sopravvive ancora, e che comunque Al Qaeda non è da meno. Tali eventi, unitamente ad altre relazioni di carattere internazionale ci dicono che dobbiamo tornare ad osservare attentamente la galassia jihadista, visto che non sono stati finora sufficienti gli ammonimenti offerti da: “La conquete de l’Occidente – Le projet secret des islamist”  (Sylvain Besson, Èditions du Sauil 27, rue Jacob Paris VI° – octobre 2005).

Da una iniziale convergenza di vedute fra Wahhabismo e Fratellanza Musulmana si è giunti ad uno scontro senza esclusione di colpi

Abbiamo constatato che da una iniziale convergenza di vedute fra Wahhabismo e Fratellanza Musulmana – i quali durante la guerriglia afghana hanno costituito Al Qaeda – si è giunti ad uno scontro senza esclusione di colpi con la quarantena imposta al Qatar dall’Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo nel 2017. Lo scontro sembrava aver anemizzato la galassia jihadista con particolare riferimento al suo sostegno da parte della Fratellanza Musulmana, poi però improvvisamente questo scenario si è modificato. Infatti annotiamo che nel novembre 2019 sarebbe iniziata una nuova era per il Califfato. È quanto scrive lo Stato islamico nell’elogio funebre dedicato ad Abu Bakr al-Baghdadi pubblicato nel numero 207° del settimanale al-Naba, uno dei media dell’ex ISIS. Tra i nomi “caduti per la jihad” viene citato anche quello di Osama bin Laden, che esperti di settore hanno interpretato come tentativo del nuovo califfo, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, di ricucire lo strappo con al Qaeda. “Imam e principi di jihad come Abu Musab al-Zarqawi, Abu Omar Al-Baghdadi, Abu Hamza al-Muhajir, Osama Bin Laden – accettati da Allah Onnipotente – hanno trascorso la loro vita a colpire i crociati o a far esplodere le loro cinture. Chiediamo ad Allah di riunirli“. Il periodico inoltre annuncia che il “Califfato non è finito. Chi si rallegra della sua scomparsa ignora che lo Stato Islamico è diventato un califfato che include i musulmani di ogni dove. Come ha detto lo sceicco Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi – Possa Dio proteggerlo – non rallegrarti troppo. Gli orrori che hai visto saranno un dolce ricordo”.

Le differenze tra l’ex Isis e al-Qaeda non sono di natura politica, ma riguardano questione di fede

L’opuscolo probabilmente inizia a tracciare la strategia del nuovo califfo di cui, ancora oggi, non si conosce molto e la rivalità fra le due organizzazioni è solo apparente, atteso che l’uno (ISIS) è stato costituito da una “costola” dell’altra (Al Qaeda). Inoltre, le finalità sono le stesse in quanto aderiscono ai medesimi principi, esposti per la prima volta dallo studioso islamico palestinese Abdullah Azzam, per la costituzione del Califfato. Infine, l’ispirazione ideologia è il salafismo per entrambe. Alcuni esponenti dell’ex ISIS hanno inoltre sostenuto che “..le differenze tra lo Stato islamico ed al Qaeda non sono di natura politica, ma riguardano questioni di fede”. In effetti l’ostacolo al dialogo ed alla cooperazione tra le due organizzazioni terroristiche sembra fosse la rivalità tra al-Baghdadi e Zawahiri.

Dopo la morte di al-Baghdadi e Zawahiri sembra propiziarsi una riconciliazione tra lo Stato Islamico e al-Qaeda

Ora, dopo la morte di al-Baghdadi e Zawahiri sembra propiziarsi una riconciliazione tra lo Stato Islamico e al-Qaeda. Ciò anche in considerazione che:

  • Mohammed bin Salman, nel gennaio u.s. sembra aver siglato con l’emiro del Qatar importanti accordi con cui ha posto fine all’embargo del 2017;
  • Joe Biden, neo Presidente degli Stati Uniti – nel febbraio scorso – ha annunciato il ritiro del sostegno americano all’Arabia Saudita nel contrasto degli Houthi in Yemen e sferrato un attacco aereo in Siria contro le milizie sciite finanziate dall’Iran. In tali circostanze lo stesso Presidente Biden ha chiamato telefonicamente l’alleato saudita per tranquillizzarlo sul nemico comune, cioè l’Iran, anche se la sua amministrazione sembra intenzionata a far rientrare gli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa);
  • l’ideologia califfale dei Fratelli Musulmani persegue ancora la ricostruzione del califfato universale non solo con la jihad ma anche con altri metodi. Infatti è stato sempre adottato un doppio binario per raggiugere tale obiettivo.

Il “doppio binario” della Fratellanza Musulmana

In particolare la Muslim Brotherhood punta a:

  • costituire wilayat regionali, che i nuovi leader di Al Qaeda e ISIS al momento in stand by – l’uno nelle mani di Teheran (Saif al-Adl), l’altro latitante in Iraq (Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi o Haji Abdallah) – sapranno ricongiungere territorialmente;
  • narcotizzare l’Europa con una penetrazione economica, politica e sociale seguendo le direttrici già tracciate da Al Qaradawi, leader dei Fratelli Mussulmani sui teleschermi di Al Jazeera nel 2007: “La conquista di Roma, la conquista dell’Italia e dell’Europa, significa che l’Islam tornerà in Europa ancora una volta … La conquista si farà con la guerra? No, non è necessario. C’è una conquista pacifica, prevedo che l’Islam tornerà in Europa senza ricorrere alla spada. La conquista si farà attraverso la predicazione e le idee”;
  • impiegare Hizb al-Tahrir (Partito della Liberazione) – l’organizzazione politica internazionale dei Fratelli Mussulmani – con il dichiarato proposito di ricostituire il Califfato ed unire la comunità musulmana (ummah), includendovi anche i paesi non musulmani, applicando la Shariah (legge islamica).

La nuova dimensione “califfale” purtroppo ben si adatta allo scontro geopolitico internazionale in atto

Tutte le evidenze sopra censite – nell’era della guerra ibrida o come la definiscono i cinesi nella “guerra senza limiti” – sembrano però convergere verso una dimensione califfale che ben si adatta allo scontro geopolitico internazionale in atto che non deve necessariamente essere militare e/o jihadista. Provate a pensare alla rilevanza geopolitica di un califfato – comprensivo di una parte della UE – finalizzato a contenere sia l’espansione della Russia sia ancor più quella cinese.

Purtroppo la UE è miope ed è congelata oltre che dalla dicotomia sovranista franco-tedesca anche dalla penetrazione della finanza arabo-islamica. Fattori che ne impediscono la capacità di produrre una strategia di reazione ed una politica estera seria, che annulli i personalismi con scelte politiche chiare, univoche ed unitarie. Unità indispensabile per tutelare gli interessi vitali della UE e per arginare sia la penetrazione soft dell’islamismo in atto da decenni, sia i condizionamenti di sudditanze estere.

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon.

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