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L’Italia propone alla NATO un Centro di eccellenza sul capacity building

L’Italia Propone Alla NATO Un Centro Di Eccellenza Sul Capacity Building

La struttura sarà dedicata alla Security Force Assistance (SFA)

L’Italia presenta alla NATO e ai paesi partner un progetto per il capacity building: la costituzione di un Centro di eccellenza (COE) dell’Alleanza Atlantica per la Security Force Assistance (SFA). La SFA è l’insieme di attività volte a generare, sviluppare e incrementare le capacità operative delle forze di sicurezza dei paesi in aree di crisi, nei quali operano i militari dell’Alleanza. Il Centro contribuirà allo sviluppo e alla sperimentazione di concetti e dottrina legati al settore. Inoltre, raccoglierà ed elaborerà le lezioni apprese, nonché condurrà attività formative e addestrative. Ciò a favore di istruttori, mentor e personale estero appartenente alle Security Forces. Il Centro sarà a Cesano, dove è sita la Scuola di Fanteria dell’Esercito italiano.

Il progetto del COE a Cesano è stato avviato a febbraio del 2016

Alla conferenza di presentazione sono intervenuti esperti NATO del settore, tra i quali diversi italiani, che illustreranno in questi giorni ai rappresentanti dei capi delle forze armate dell’Alleanza e di quelli partner, i concetti alla base della SFA e del COE. La conferenza è la prima tappa necessaria perché l’attuale struttura nazionale, sita all’interno della Scuola di Fanteria, diventi un centro di eccellenza NATO. Il progetto per la sua costituzione è stata avviato già nel febbraio 2016 e avallato dal Supremo Comando Alleato per la Trasformazione (Supreme Allied Command for Transformation – SACT). Il pieno funzionamento (FOC) è stato raggiunto alla fine dell’anno 2016. Con la conferenza di oggi si avvia il processo per l’evoluzione del Centro SFA lungo tre linee di sviluppo: Joint, con l’assegnazione al Centro di personale di altre forze armate; NATO, attraverso il ciclo di accreditamento quale COE e, infine, Multinational. Quest’ultimo status verrà conseguito successivamente all’accreditamento.

Il Centro fornirà non solo addestramento, ma anche assistenza su pianificazione, mentoring e advising

L’allargamento agli altri paesi avverrà con una seconda conferenza in cui si raccoglieranno le adesioni di quei Paesi che vorranno partecipare al progetto e con la successiva firma dell’accordo. L’Assistenza alle forze di sicurezza consistente nell’addestramento, nel supporto alla pianificazione e condotta delle operazioni e nell’effettuazione di attività di mentoring and advising. Questo tipo di attività è svolta dai militari italiani in Somalia, Mali, Libano, Gibuti, Iraq e Afghanistan, sia nell’ambito di organizzazioni internazionali e sovranazionali che agiscono sia per risoluzioni ONU sia sulla base di accordi bilaterali.

19 paesi tra membri NATO e partner si sono detti molto interessati

Alla presentazione del COE NATO sono intervenuti rappresentanti di 14 paesi dell’Alleanza e di 5 partner. Tra questi il direttore designato della struttura, il colonnello Franco merlino, e il capo di stato maggiore del JFC NATO, il generale Luciano Portolano. Tutti i partecipanti si sono detti estremamente interessati e hanno fatto sapere che riporteranno in patria quanto appreso. Una volta conclusa la conferenza, infatti, nei singoli paesi si terranno incontri ad hoc. Qui verranno decisi il tipo e la quantità di contributi erogati al nuovo Centro, nonché la forma. I tempi, peraltro, dovrebbero essere brevi. Si parla di dare il via alla struttura entro la fine dell’anno, auspicabilmente.

Il capo di SMD: Sarà un luogo che insegna come costruire e preparare le forze armate

“Il Centro di Eccellenza NATO di cesano è destinato a preparare i quadri e a proiettarli fuori dal territorio nazionale”. Lo ha spiegato il generale Claudio Graziano, capo di Stato maggiore della Difesa (SMD), intervenuto alla presentazione del COE NATO. “Pensiamo di avere da una cinquantina a un centinaio di questi istruttori, ma anche centri che si mettano in collegamento con lo staff e che sviluppino la dottrina. Non è solo una scuola che insegna ai militari come muoversi. Per questo utilizzeremo i battaglioni, i mobile training team. È un luogo – ha sottolineato il capo di SMD – che insegna come costruire delle forze armate, come prepararle. È una visione più elitaria e modulare del sistema. L’addestramento può variare, se necessario e i numeri verranno adattati con lo sviluppo”.

Il generale Graziano: Tutti i militari che vanno in operazione devono essere in grado di fare addestramento

“Ormai tutti i nostri militari che vanno in operazione devono essere in grado di fare anche addestramento – ha aggiunto Graziano -. Proprio perché le missioni moderne sono per portare la stabilità. Dobbiamo sempre avere come fine quello di passare la responsabilità alle forze di sicurezza locali. Ma queste sono in grado di prenderla quando esistono. Se sono scomparse e vanno costruite è un lavoro lunghissimo. Bisogna ricostruire un modo di pensare, di essere addestrati. È un compito fondamentale”. In questo contesto, la SFA “è un concetto globale. Non tocca solo l’ambiente militare”. Essa è un’operazione di prevenzione. “Non solo di proiezione. Di deterrenza nei confronti di eventuali crisi. Ci sono diversi gradi di sofisticazione”. L’Italia nell’ambito mette a disposizione le sue risorse migliori: quelle della morale e dell’addetsramento. “È corretto partire dai nostri punti di forza, le maggiori esperienze. Dove c’è maggiore investimento”, ha concluso il capo di SMD.

L’Italia è tra le nazioni leader per l’addestramento, non solo in ambito NATO ma anche EDA

La nascita del COE NATO, infatti, è solo l’ultima di una serie di iniziative legate all’addestramento che vede l’Italia protagonista. Presso la base dell’Aeronautica militare a Poggio Renatico qualche mese fa su è tenuto un corso per il Personnel Recovery” dell’Agenzia di Difesa Europea (EDA): Sono missioni di recupero di operatori militari in zone di combattimento (aree non permissive). Inoltre, il nostro paese ospita l’Eprc (European Personnel recovery Centre). Un quartier generale per l’insegnamento della dottrina, nato per dare seguito alle esercitazioni e certificazioni in chiave interforze. Come base è stata scelta Ferrara, sede del Comando Operativo dell’Aeronautica (COA). Infine, a Vicenza c’è il COESPU, il Centro di eccellenza per le Unità di polizia di stabilità dell’Arma dei Carabinieri. A proposito, il generale Graziano è stato chiaro: “I militari italiani sono bravi istruttori, perché prima di tutto sono bravi militari”.

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