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L’IoT può innovare la sicurezza delle smart cities. Anche in Italia

L’IoT Può Innovare La Sicurezza Delle Smart Cities. Anche In Italia

C’è grande attenzione a come l’IoT renderà le città più intelligenti. Ma poca su come usarli per la sicurezza

C’è molta attenzione oggi a temi come la possibilità di usare big data, sensori e dispositivi connessi (IoT) per rendere le nostre città più intelligenti. Ma non abbastanza a come applicare questi elementi per rendere più sicure le nostre città e le persone che le proteggono. Lo scrive Tom Guthrie, vicepresidente Smart Public Safety Solutions di Motorola Solutions. Lo fa in un’analisi su The Asutralian, uscita nel 2016 ma anche oggi estremamente attuale. Nel testo affronta il futuro delle smart cities e le possibilità offerte dall’IoT in ambito sicurezza. In un’intervista, il professor Carlo Ratti, partner fondatore dello studio Carlo Ratti Associati e docente al Massachusetts Institute of Technology (MIT), ha affermato che il termine “smart cities” sembri raccontare le città intelligenti, unicamente attraverso la tecnologia. Per Ratti l’espressione “smart cities” è fuorviante: “Non mi piace il termine, mette troppa enfasi sulla tecnologia intelligente piuttosto che sul lato umano delle applicazioni – ha sottolineato -. Preferisco il termine città sensibili, città capaci di sentire”.

Ratti: Più che “smart cities” quelle del futuro saranno “città sensibili”

Per Ratti, le “città sensibili” si riferiscono maggiormente ai cittadini che le abitano; ciò piuttosto che all’impatto della tecnologia sulla loro qualità di vita. A proposito il professore richiama un lavoro del team di Smart Mobility del MIT. Questo evidenzia come la domanda di mobilità di Singapore, potenzialmente in grado di ospitare la prima flotta di auto a guida autonoma al mondo accessibile a tutti, potrebbe essere soddisfatta con solo il 30% dei veicoli lì esistenti. Ratti, inoltre, fa riferimento allo scienziato informatico Mark Weiser del Palo Alto Research Center e alla sua idea di tecnologia “calma”. La computazione ubiqua o “ubicomp”, la terza fase nella storia del computer, sta iniziando. “Prima c’erano i mainframe, ciascuno condiviso da molte persone – scrive Weiser -. Ora siamo nell’era del personal computer. Persona e macchina che si guardano a vicenda, e non sempre facilmente, dai due lati della scrivania. Successivamente, arriverà la computazione ubiqua. L’era della tecnologia ‘calma’. Quando la tecnologia passerà sullo sfondo delle nostre vite, perché interamente integrata all’interno di oggetti e attività di tutti i giorni”.

Il docente del MIT citando Weiser: Per essere più “smart” e “sensibili” le città dovranno affrontare sfide più ampie

“Questo è qualcosa che può succedere abbastanza rapidamente, è il retrofitting di una città – ha spiegato Ratti -. Le automobili sono utilizzate solo per il 5% del tempo, e rimangono inutilizzate per il restante 95. Se riusciamo a cambiare anche solo poco questi numeri, ci sarà un enorme impatto economico. Internet ha avuto un impatto profondo sulla società. Questo sta iniziando ad agire nei nostri spazi fisici così come online – ha aggiunto -. L’obiettivo finale dovrebbe essere la nostra qualità di vita. Se questo è il punto di partenza, tutto il resto poi dovrebbe venire da sé. Come Airbnb, che ha costruito efficacemente la più grande catena alberghiera del mondo a costi ridottissimi. Lo ha fatto adottando un modello molto più sostenibile rispetto alla costruzione da zero di migliaia di alberghi. È la sostenibilità che definirà il modo in cui la tecnologia impatterà le nostre vite in futuro”.

Alla base delle smart cities ci sarà l’IoT

Secondo il professor Ratti una città diventa più intelligente (e più sensibile) quando applica la tecnologia per superare le sfide maggiori. Al centro di qualsiasi smart city c’è l’Internet of Things (IoT). Reti di oggetti fisici, inclusi veicoli, edifici e altre cose che raccolgono e scambiano continuamente dati. Ciò per monitorare e misurare le prestazioni. I dispositivi IoT e i dati che producono aumentano rapidamente. Secondo IBM Research, creiamo 2,5 quintilioni di byte di dati ogni giorno. Il che significa che il 90% di tutti i dati del mondo è stato generato negli ultimi due anni. Le città intelligenti aggiungeranno anche i loro dati all’enorme quantità di informazioni generati. Collegarli e condividerli in modo fidabile con coloro che si occupano della sicurezza pubblica, renderà le smart cities più sicure.

IoT e la sicurezza aggregata sono la chiave per rendere le smart cities e i suoi protettori più sicuri

I contenuti digitali e multimediali – dai feed dei social media utilizzati dai cittadini ai sensori embedded, alle sofisticate applicazioni software – tutti gestiti tramite le migliori reti di comunicazione disponibili – consentono alle agenzie di pubblica sicurezza di lavorare in modo più efficiente e sicuro per superare le minacce complesse, ha ricordato Guthrie. La chiave per rendere più sicura una città è la capacità di aggregare, filtrare e inviare in modo sicuro i dati giusti in un ambiente mobile, a cui hanno accesso coloro che operano nella pubblica sicurezza. Ciò consentirà loro di dissuadere, risolvere e, in definitiva, predire i crimini. Investire in strategie di mobilità permette di mantenere gli agenti più a lungo sul campo, invece che al comando a compilare rapporti. Ciò crea un “effetto moltiplicatore”. Per cui l’efficacia complessiva di un’agenzia supera significativamente i limiti fisici delle sue risorse. Allo stesso modo in cui Ratti ritiene necessario risolvere i problemi e “fare retrofitting” per rendere una città sensibile, uno degli ingredienti più importanti per una città sicura è la responsabilità: l’accountability.

L’IoT contribuirà a migliorare il lavoro delle forze di polizia

La necessità di questa responsabilità è intuibile grazie al forte impatto che i video – recuperati dalle fonti più disparate – stanno avendo sulla gestione della sicurezza pubblica. Lo ha sottolineato il vice presidente di Motorola Solutions. Nella sicurezza pubblica, il valore di una fotocamera indossabile aumenta quando è collegata all’Internet of Public Safety Things. Come ad esempio i riconoscimenti facciali e i sensori e i sistemi di un’agenzia. Fornire questo tipo di intelligence a un agente sul campo potrebbe aiutarlo a identificare un sospetto pericoloso in una grande folla. Collegare il suo dispositivo a una fonte IoT di una smart city – inclusi feed CCTV e i dati sul traffico e sui passeggeri della rete di trasporto pubblico – gli darebbe ulteriori dettagli per renderlo ancora più efficace per la sicurezza pubblica. Una fotocamera indossabile IoT, per esempio, potrebbe catturare informazioni vitali. Dalla posizione precisa dell’agente alla sua frequenza cardiaca. Dai livelli di respirazione a quelli di idratazione. Dati che vengono inviati a una sala di controllo, senza necessità di intervento umano. Se un “agente connesso” dovesse estrarre l’arma dalla fondina, la sua videocamera indossabile potrebbe iniziare automaticamente a registrare le immagini di ciò che accade. E attivare un allarme, in modo che i colleghi possano fornire immediato supporto.

Fondamentale consultare la sicurezza pubblica già in fase di progettazione delle smart cities

In futuro, per Guthrie molti altri dispositivi IoT verranno utilizzati per aiutare chi opera nella sicurezza pubblica. Obiettivo: permettere di prendere decisioni più rapide e precise per proteggere le nostre comunità. I display “heads up”, dotati di realtà virtuale e controllati dall’occhio umano, e le immagini aeree catturate dai droni sono tra le nuove tecnologie già sviluppate per la sicurezza pubblica. Tutto ciò richiede un’ampia cooperazione e impegno tra le smart cities, la sicurezza pubblica e la comunità. Per combattere efficacemente la criminalità serve anche un altro passaggio. Che gli addetti alla sicurezza pubblica siano consultati fin dal primo momento della progettazione di una città intelligente. Devono essere considerate le loro necessità di cattura – archiviazione – recupero dei dati per supportare le loro indagini. Inoltre, qualsiasi contenuto inviato agli agenti sul campo deve essere in grado di raggiungerli in modo efficace.

La sicurezza applicata all’IoT sarà la chiave del successo delle smart cities

I governi devono proporre leggi e iniziative che consentano alle smart cities di massimizzare i vantaggi in termini di sicurezza. L’industria inoltre deve comprendere i vantaggi che derivano dalla condivisione delle risorse con lai forze di polizia. Un esempio recente è il progetto Greenlight di Detroit, che fornisce ai centri di comando della polizia l’accesso diretto al servizio di telesorveglianza IoT delle stazioni di servizio. Circa il 25% dei crimini violenti in città si verificano entro 150 metri dalle stazioni di servizio. Questa iniziativa mirata sta dando un grosso aiuto nella dissuasione delle rapine e dei furti. Nell’edificazione di città più intelligenti, quelle italiane hanno una fantastica opportunità per raggiungere i loro obiettivi di sviluppo sociale, economico e urbano. Ma se la misura ultima di una smart city sostenibile è nel miglioramento della qualità di vita dei propri cittadini, ha concluso il vice presidente di Motorola Solutions, certamente ciò dovrebbe riflettersi nel rendere le città più sicure per i cittadini e per coloro che hanno la responsabilità proprio della sicurezza.

 

Tom Guthrie, vicepresidente Smart Public Safety Solutions di Motorola Solutions

 

Foto credit JCT600

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