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Libia, Usa: E’ stata la Russia ad abbattere il nostro drone, non Haftar

Libia, Usa: E’ Stata La Russia Ad Abbattere Il Nostro Drone, Non Haftar

Il generale Townsend, comandante di AFRICOM: E’ stata la Russia ad abbattere il nostro drone il Libia. Non sapevano fosse nostro, ma oggi sì e si rifiutano di riconsegnarcelo. E’ probabile che anche il Reaper italiano, caduto a Tarhuna, abbia subito la stessa sorte

Il drone Usa, abbattuto recentemente in libia, è opera dalla Russia. Ne è convinto il generale Stephen Townsend, a capo di AFRICOM, il comando militare Usa per le operazioni in Africa. L’alto officiale ha esposto la sua teoria alla Reuters. spiegando che quando i contractors del gruppo Wagner hanno colpito l’APR non sapevano che fosse statunitense. “Ora, però, ne sono a conoscenza – ha sottolineato Townsend -, ma si rifiutano di riconsegnarcelo. Affermano di non sapere dove sia, ma non ci credo”. Non ci sono sono conferme, ma è probabile che anche il Predator B Reaper italiano abbia subito la stessa sorte. Entrambi gli aerei senza pilota sono stati abbattuti formalmente da Khalifa Haftar. I vertici dell’LNA, nel caso del nostro paese, hanno chiesto spiegazioni sul perché l’apparecchio si trovasse su Tarhuna. In quello americano, invece, si sono scusati, affermando di averlo intercettato per errore.

L’intelligence ritiene che siano stati i nuovi Pantsir SM a colpire gli APR. La Libia è usata per testarli e abbatterli è stato un messaggio di avvertimento chiaro e deciso, ma a un “costo” relativo per le “vittime”. Non a caso sono stati presi di mira assetti la cui distruzione non provoca perdite di vite umane  

Le parole del comandante di AFRICOM confermano i forti sospetti della comunità d’intelligence sul fatto che dietro al Reaper Usa abbattuto in Libia ci sia la Russia. Si ritiene che sia opera dei Pantsir SM, un sistema di difesa anti-aerea a corto raggio a cui sono stati aggiunti “tool” per la guerra elettronica, in grado di disturbare i segnali degli apparecchi più moderni dotati di contromisure avanzate. L’opinione consolidata è che il paese africano sia usato per testare l’SM e allo stesso tempo lanciare messaggi di avvertimento agli altri attori locali (vedi Fayez Sarraj) e internazionali. Peraltro a un “costo” relativo, in quanto abbattere APR come i Reaper non causa vittime, ma solo danni economici nonché d’immagine. 

Indizi sulle nuove capacità dei sistemi di difesa anti-aerea russa arrivano già da tempo, in particolare dalla Siria. Il paese mediorientale era stato usato per testare i Pantsir S1 e per proteggere le truppe da attacchi aerei. Proprio come sta avvenendo in Libia con gli SM 

Indizi in questo senso ce ne sono già stati, soprattutto in Siria. Piloti statunitensi e israeliani hanno denunciato più volte che da una base russa nel paese mediorientale qualcuno disturbava i GPS dei loro caccia. Secondo gli analisti, il jamming avanzato proveniva dalla precedente versione del Pantsir, la S1, testata proprio nella nazione. L’obiettivo era proteggere le truppe da possibili attacchi aerei ostili. E in Libia, non a caso, gli abbattimenti dei droni internazionali sono cominciati poco dopo che diversi membri della Wagner sono morti in alcune basi dell’LNA a causa di strike effettuati da APR del GNA di Sarraj. Di conseguenza, è molto probabile che i Reaper italiano e statunitense siano stati intercettati in quanto passavano vicino a basi in cui erano presenti i contractors e che siano stati scambiati per velivoli di Tripoli.

Le tesi alternative sul perché siano caduti i Reaper Usa e italiano in Libia non reggono. In primis le rivendicazioni dell’LNA sul fatto di averli abbattuti

L’assunzione di responsabilità da parte dell’LNA di Haftar, invece, non regge. Gli APR militari di ultima generazione come i Reaper montano tecnologie innovative, che rendono difficile “ingannarli” o colpirli. Sia attraverso il jamming sia con operazioni di “drone-jacking”. Inoltre, sono immuni alle armi “ammazza-droni” o “drone-buster”. Infine, se fossero attaccati da sistemi di difesa anti-aerea tradizionale, i satelliti e i radar a lungo raggio rileverebbero immediatamente le tracce dei missili intercettori in partenza. Non è plausibile nemmeno l’ipotesi di un malfunzionamento. I droni italiani e statunitensi, infatti, sono dotati di un sistema di “soft landing”, in caso di perdita di controllo dell’apparecchio. Ciò proprio per evitare che questo si distrugga accidentalmente.

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