Libia, un passo verso l’accordo Sarraj-Haftar potrebbe arrivare dalla Giordania

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Dalla Giordania potrebbero arrivare sviluppi verso un accordo Sarraj-Haftar per la soluzione della crisi in Libia. I due leader potrebbero incontrarsi per parlare di sicurezza, elezioni e nomina a comandante in capo delle forze armate unificate

Un passo importante per la soluzione della crisi in Libia potrebbe venire dalla Giordania. Il capo del PC e del GNA, Fayez Sarraj, infatti, si trova nel paese mediorientale, dove è stato ricevuto da Re Abdullah II e con cui ha firmato una serie di accordi (i settori variano dall’economia alla sicurezza, passando dalla sanità fino alla formazione). Ma ad Amman potrebbe avere anche un altro incontro: quello con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’LNA e dell’Operazione Dignity. A proposito, la comunità internazionale sta pressando parecchio il premier di Tripoli. Focus: sicurezza, elezioni e la nomina a comandante in capo delle forze armate unificate del paese africano, incarico fortemente voluto dall’uomo forte della Cirenaica. Questo era stato prima ipotizzato da Sarraj, ma negli ultimi giorni lo ha escluso grazie al sostegno dell’Alto Consiglio di Stato (HSC) e, forse, anche della Camera dei Rappresentanti (HoR) di Tobruk.

Intanto, la sicurezza nel paese nord africano peggiora ancora. Dimostranti hanno fatto irruzione nel quartier generale del PC/GNA a Tripoli

La questione della nomina è decisiva per l’accordo Sarraj-Haftar, necessario alla soluzione della crisi in Libia e per la sicurezza nella nazione. Il problema, però, è che è rimasto poco tempo. La popolazione si è stancata e dalle parole comincia a passare ai fatti. Solo poche ore fa a Tripoli, per esempio, c’è stato l’assalto di un gruppo di dimostranti al quartier generale del PC/GNA. Si tratta soprattutto di lavoratori ed ex combattenti dell’ultima guerra civile (Fajr Libya). I primi chiedono di ricevere i salari, tagliati dal 2014. I secondi, cure mediche e soldi come compensazione. La situazione sembra sia rientrata dopo l’intervento del vice presidente del PC, Ahmed Miteig, il quale ha fatto sapere loro che prenderà in considerazione le richieste e domenica prossima risponderà. Perciò, il problema è stato solo rimandato. E questi sono solo una parte degli scontenti. Gli altri per ora minacciano, ma potrebbero presto agire.