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Libia, l’UE lancia ufficialmente la missione IRINI per il monitoraggio dell’embargo

Libia, L’UE Lancia Ufficialmente La Missione IRINI Per Il Monitoraggio Dell’embargo

EUNAVFOR MED Irini, la nuova missione aeronavale UE in Libia per il rispetto dell’embargo, è stata lanciata ufficialmente

E’ ufficiale, è cominciata la missione aeronavale UE Irini (pace, armonia in greco) in Libia. Il Consiglio europeo  ha approvato il lancio della nuova operazione EUNAVFOR MED. La base su cui si fonda è che nel paese africano l’unica soluzione possibile nella guerra civile tra il GNA di Fayez Sarraj e l’LNA di Khalifa Haftar sia quella politica. Ciò anche con il pieno rispetto dell’embargo sulla vendita di armi. La diplomazia, però, non potrà avere successo se non è supportata dall’azione. L’operatività della forza, comandata dall’ammiraglio italiano Fabio Agostini, è stata spiegata dall’Alto rappresentante UE per la Politica Estera e di Sicurezza, Josep Borrell: Avverrà attraverso l’uso di assetti marittimi, aerei e satellitari. La missione potrà perquisire navi sospettate di trasportare armi o materiale correlato da e verso la Libia, al largo delle coste del Paese africano, in base alla Risoluzione 2292 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

La forza europea raccoglierà anche informazioni sui traffici di petrolio e migranti. Inoltre, addestrerà le forze marittime del GNA. Resta da capire, però, quali saranno le sue regole d’ingaggio

Irini, comunque, avrà anche compiti secondari:

  1. monitorare e raccogliere informazioni sulle esportazioni illecite dalla Libia di petrolio, greggio e prodotti raffinati;
  2. contribuire al rafforzamento delle capacità e alla formazione della Guardia costiera libica e della Marina militare nelle attività di contrasto in mare;
  3. contribuire alla distruzione del modello commerciale delle reti di trafficanti e trafficanti di esseri umani attraverso la raccolta di informazioni e il pattugliamento aereo.

La missione UE sostituirà, come previsto, l’operazione Sophia. Resta da capire, però, quali saranno le sue “regole d’ingaggio”. Sia per i compiti principali sia secondari. Ad Haftar, per esempio, le armi non arrivano direttamente via mare. Vengono sbarcate in un porto in Egitto e poi proseguono il tragitto sul terreno a bordo di convogli. Gli aiuti militari per Sarraj, invece, provengono dalla Turchia. E cioè da un membro della NATO, con cui, per di più, Tripoli ha in essere un military agreement.

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