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Libia, Tripoli tenta nuova tregua con le milizie in vista della Conferenza Nazionale

Libia, Tripoli Tenta Nuova Tregua Con Le Milizie In Vista Della Conferenza Nazionale

Tripoli tenta di trovare un accordo di cessate il fuoco con la Settima brigata di Tarhouna. Obiettivo: garantire la sicurezza necessaria, affinché la Conferenza Nazionale (Al Multaqa Al Watani) in Libia si tenga nei tempi previsti

In Libia si tenta un nuovo cessate il fuoco tra il PC/GNA di Fayez Sarraj e le milizie irregolari. A Tripoli da qualche ora è entrata in vigore una tregua temporanea, mentre sono in corso negoziati con la Settima Brigata dei fratelli Kani e altri gruppi. La Forza di Protezione (TFP) ha anche interrotto la marcia su Tarhouna, la roccaforte dei guerriglieri. Si temeva, invece, che sarebbe stata attaccata. L’obiettivo è riportare la calma ed evitare ulteriori inutili spargimenti di sangue. Inoltre, si vuole evitare rischi di nuove offensive o scontri. Soprattutto con l’avvicinarsi della Conferenza Nazionale (Al Multaqa Al Watani), che si terrà tra la fine di gennaio e febbraio. L’evento, propedeutico per il percorso politico verso la situazione della crisi nel paese africano, non si terrà fino a quando non verranno ristabilite accettabili condizioni di sicurezza. E un suo ritardo o cancellazione, potrebbe alimentare l’escalation militare nella nazione.

Intanto, Sarraj continua la pulizia interna contro nemico e competitor. Il premier del GNA silura il suo vice e membro del PC, Ahmed Maiteeq, che lo aveva criticato definendolo “irresponsabile” e “accentratore”

Intanto, Sarraj continua a fare pulizia interna per eliminare possibili nemici o competitor e consolidare la sua leadership nell’ovest della Libia. L’ultima testa a cadere è stata quella del suo vice, Ahmed Maiteeq, rimosso dall’incarico del presidente dell’assemblea generale della Libyan Post Telecommunications & Information Technology Company (LPTIC), assumendo l’incarico ad interim (come alla Difesa l’anno scorso). Il membro del PC era “colpevole” di far parte della frangia di dissidenti all’interno del Consiglio, che avevano attaccato il premier definendolo un “irresponsabile” e un “accentratore” per quanto riguarda le decisioni critiche del paese africano. Il gruppo aveva inviato a Sarraj una lettera, in cui lo invitava ad agire per i migliori interessi della nazione e a mettere da parte quelli personali.

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