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Libia, torna la calma apparente. Haftar prepara un’offensiva a Gharyan?

Stop improvviso degli scontri tra Sarraj e Haftar in Libia. Si teme che il Generale stia preparando un’offensiva a sorpresa su Gharyan, fondamentale per riprendere i rifornimenti via terra alla prima dell’LNA a sud di Tripoli

In Libia, nell’area tra Tripoli e Abu Grein, è scesa una calma apparente. L’offensiva di Khalifa Haftar contro le truppe di Fayez Sarraj sembra essersi improvvisamente congelata. A parte pochi sporadici scontri tra forze del GNA e LNA, infatti, le due parti hanno smesso di combattere. Ciò preoccupa molto gli analisti, in quanto si teme che il Generale stia preparando una nuova offensiva a sorpresa, ancora più violenta dell’operazione Aisfat Al Watani. L’obiettivo potrebbe essere Gharyan, fondamentale per l’uomo forte della Cirenaica per poter riaprire le rotte di rifornimento verso la sua prima linea a sud della capitale del paese africano. Peraltro, nei giorni scorsi ci sono stati diversi sorvoli di apparecchi di Bengasi sull’altopiano, nonostante il “core” delle battaglie fosse altrove. Questo elemento, infatti, ha destato diversi sospetti. In primis a Tripoli.

Intanto, continuano gli sforzi internazionali. La prima tornata dei colloqui GNA-LNA-Comitato militare P5+5 si chiude senza risultati, il 18 febbraio ci sarà la seconda. Nel frattempo l’UA propone un piano di tre punti tra cui c’è anche una missione militare simile a quella UE

Intanto, continuano gli sforzi internazionali per una de-escalation in Libia. Come prevedibile, la prima tornata di incontri tra GNA, LNA e Comitato militare dei P5+5 a Ginevra non hanno portato frutti concreti. Ne è comunque prevista un’altra, sempre sponsorizzata dall’ONU, a partire dal 18 febbraio. Nel frattempo, l’Unione Africana ha presentato un piano di tre punti per raggiungere una tregua efficace tra Sarraj e Haftar. Il primo punto è l’apertura di un dialogo con le parti politiche nel paese africano, probabilmente anche le tribù; il secondo è pressare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, affinché implementi le sanzioni per chi viola l’embargo sulle armi. Il terzo, infine, come ha proposto anche l’UE, è una missione militare UA che monitori il rispetto del cessate il fuoco e dell’embargo.

La missione UE in Libia, nonostante gli annunci di disponibilità dei membri è ancora in alto mare. Alcuni non vogliono la riapertura dell’Operazione Sophia, altri puntano su un più stringente controllo del traffico aereo. La questione sarà discussa al CAE del 17 febbraio a Bruxelles

L’eventuale missione europea in Libia, però, è ancora in alto mare nonostante gli annunci di disponibilità da parte di diversi membri UE. Se l’idea generale è un concetto abbastanza condiviso, la sua traduzione in pratica è invece oggetto di contrasti nel blocco. Alcuni paesi si oppongono all’ipotesi della riapertura dell’Operazione Sofia, che sarebbe “limitante” e poco efficace. Non è detto, infatti, che le armi per Sarraj e Haftar passino via mare. Anzi. Finora si è visto che in diversi casi sono state consegnate per via aerea o di terra. Arrivando in un paese vicino, dove sono state sbarcate e poi caricate su mezzi ruotati o cingolati. Perciò qualcuno propone di incrementare il controllo sul traffico dei cieli. Altri, infine, ritengono lo sforzo inutile se nessuna delle parti si vuole impegnare concretamente in questo senso. La questione sarà comunque al centro della prossima ministeriale Esteri (CAE) a Bruxelles il 17 febbraio.

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