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Libia, torna l’incubo della Settima Brigata. Scontri a sud di Tripoli

In Libia torna l’incubo della Settima Brigata. La milizia di Tarhuna muove verso l’aeroporto di Mitiga a sud di Tripoli e si scontra con la Central Security Force Abu Salim (gruppo Ghanewa). Il GNA attiva la cellula di emergenza

Torna in Libia l’incubo della Settima Brigata dei fratelli Kani, che si è nuovamente mossa verso il sud di Tripoli. La milizia di Tarhuna si è schierata vicino all’aeroporto internazionale di Mitiga e nella zona ci sono stati conflitti a fuoco con altre forze. Non è chiaro, però, se abbia conquistato la struttura o se si sia solo scontrata con la Central Security Force Abu Salim (alias gruppo Ghanewa). Ciò che è certo, invece, è che dopo circa un’ora di battaglia nel quadrante sembra essere tornata la calma. Il gruppo, appena appresa la notizia dei movimenti della Brigata, è immediatamente partito dalla base allo zoo Abu Salim e si è diretto allo scalo. Le ultime notizie danno i miliziani verso Qasr Bin Ghashir, nei pressi dell’intersezione dell’Al-Manara Camp. Il GNA di Fayez Sarraj ha attivato la cellula di emergenza nell’ambito del piano di sicurezza per la Grande Tripoli.

Alcune milizie hanno protestato per l’esclusione dalla Conferenza Internazionale sulla Libia a Palermo. Sarraj e ONU negoziano, ma qualcuno passa alle vie di fatto. I rischi per la sicurezza sono alti, il piano per la Grande Tripoli non è ancora al 100%

La manovra della Settima Brigata è nata a seguito dell’esclusione dalla Conferenza Internazionale sulla Libia a Palermo. Diverse milizie hanno protestato per non essere state invitate e hanno minacciato ritorsioni contro Tripoli e il GNA. Concluso l’evento in Italia, ONU e GNA hanno subito avviato un processo di mediazione con i gruppi armati, per cercare di evitare azioni a sorpresa che avrebbero potuto mettere a rischio la fragile sicurezza nel paese africano. Alcune formazioni hanno accettato di dialogare. Altre, invece, come la compagine dei fratelli Kani, è passata subito alle vie di fatto. La tensione è alle stelle e il rischio di nuovi scontri nel quadrante è elevato. Soprattutto perché il piano per la Grande Tripoli è in essere, ma non ancora pienamente operativo. Di conseguenza, non tutte le truppe di esercito e polizia sono state schierate ed equipaggiate. Inoltre, manca un coordinamento efficace tra le unità regolari in campo.

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