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Libia, sparito un drone di AFRICOM: occhi puntati sulla Russia

Libia, Sparito Un Drone Di AFRICOM: Occhi Puntati Sulla Russia

AFRICOM, il comando per le operazioni militari Usa in Africa, denuncia di aver perso il controllo di un drone disarmato sui cieli della Libia. E’ il secondo caso in pochi giorni. Il precedente era un Predator Reaper italiano, precipitato a Tarhuna, che l’LNA affermava di avere abbattuto

In Libia sta accadendo qualcosa di strano, almeno sul versante aereo, e si sospetta che dietro ci sia la Russia. AFRICOM, il Comando per le operazioni militari USA in Africa, ha denunciato di aver perso il contatto con un drone disarmato sui cieli del paese africano. Il velivolo monitorava la situazione della sicurezza e i terroristi, si legge in una nota del Comando. Inoltre, le operazioni erano pienamente coordinate con il GNA di Fayez Sarraj. La scomparsa del velivolo senza pilota (RPA/APR) americano si aggiunge al fatto che nei giorni scorsi un Predator B Reaper italiano era stato presumibilmente abbattuto vicino Tarhuna. Lo Stato Maggiore della Difesa (SMD) aveva fatto sapere che era stato perso il contatto con il RPA, senza confermare o negare che fosse stato colpito dalle truppe di Khalifa Haftar, come invece aveva annunciato il portavoce dell’LNA. 

Il caso dei due droni preoccupa gli analisti internazionali. Haftar non dispone di tecnologie sufficienti a neutralizzare le contromisure e, anche nel caso, non ha uomini capaci di usarle. Inoltre, se li avesse abbattuti, si sarebbe rilevata la scia dei missili intercettori

La scomparsa dei due droni (di cui poi quello italiano è precipitato) in Libia sta facendo sorgere molti sospetti tra gli analisti internazionali. Gli RPA/APR sono dotati delle ultime tecnologie e quindi colpirli o ingannarli non è affatto semplice. Meno che mai da operatori inesperti come potrebbero essere quelli di Haftar nel caso disponessero di sistemi di jamming o di difesa anti-aerea. Per di più, in questo ultimo caso, verrebbero immediatamente rilevate le tracce dei missili intercettori in partenza. Di conseguenza, cresce il sospetto che quanto accaduto sia opera dei contractors russi della Wagner. Questi starebbero usando un nuovo tipo di arma o di strumento per la guerra elettronica, in grado di bucare le difese degli aerei senza pilota. Si tratta, comunque, di qualcosa di evoluto e di nuovo. Gli RPA italiani e USA, infatti, hanno contromisure molto più robuste dei droni usati dal GNA di Sarraj e dall’LNA.

La Russia è l’unico partner del Generale a poter disporre di una tecnologia jamming di questo tipo. Lo ha dimostrato in Siria, bloccando i GPS dei caccia internazionali per proteggere le truppe. Peraltro, contractors della Wagner sono morti recentemente proprio a causa dei droni del GNA di Sarraj

Inoltre, solo Mosca tra i partner di Haftar potrebbe disporre di una tecnologia di questo tipo. Lo ha dimostrato recentemente in Medio Oriente e in Siria in particolare. I piloti statunitensi si sono lamentati del fatto che da una base della Federazione nel paese venissero jammati i sistemi GPS dei caccia, creando loro diversi problemi. Anche Israele ha sperimentato la stessa situazione. Non ci sono conferme di alcun tipo, ma la sparizione dei droni in Libia potrebbe essere legata a ciò. Anche perché secondo diverse fonti, i militari russi usavano questa tecnologia in Siria per proteggersi da possibili attacchi di aerei senza pilota. Di conseguenza, non si esclude che facciano altrettanto nella nazione africana. A maggior ragione del fatto che recentemente hanno perso diversi uomini, proprio a causa di un attacco con RPA/APR da parte del GNA di Sarraj. 

Le armi “ammazza-droni” o “drone-busters” esistono da tempo, ma finora non erano in grado di colpire sistemi evoluti come i Reaper italiani o USA

Peraltro, diversi paesi già dispongono di armi contro gli aerei senza pilota, chiamate “ammazza-droni” o “drone-busters”. Queste sono in grado di disturbare il segnale degli RPA/APR, facendoli precipitare prima che raggiungano il bersaglio. Vengono usate soprattutto per scopi anti-terrorismo, a causa del fatto che Isis le ha largamente usate in Iraq e Siria, o per bloccare tentativi di spionaggio. Funzionano, però, su sistemi “civili” o militari non particolarmente evoluti. Tanto che le usano anche le forze di Tripoli per contrastare i velivoli senza piloti cinesi, usati da Haftar. I Reaper italiani o USA, invece, finora erano immuni grazie a una serie di contromisure anti “drone-jacking” e blindatura dei segnali.

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