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Libia, si rischia una nuova crisi a causa delle entrate del petrolio congelate

Le entrate del petrolio in Libia sono state congelate, nonostante le pessime condizioni di vita della popolazione. I fondi dono fermi su un conto estero a causa di una battaglia tra NOC e LCB

La soluzione della crisi in Libia è minacciata da un elemento improvviso: il petrolio. Nonostante l’estrazione e l’export di greggio siano riprese a pieno ritmo, infatti, i proventi sono ancora congelati e il GNA e Bengasi non possono usare i fondi per migliorare le condizioni di vita della popolazione. L’impasse sembra sia nato da una battaglia tra la National Oil Corporation (NOC) e la Banca Centrale Libica (LCB) per chi dovesse gestire le entrate. A seguito di ciò, queste sono state depositate presso una banca estera e lì sono rimaste finora. La NOC, infatti, rifiuta di trasferirle alla LCB fino a che questa non fornirà un meccanismo chiaro e trasparente per la gestione delle spese e per la distribuzione dei denari. Peraltro, il congelamento dei fondi sta causando anche un danno parallelo: ha fatto salire alle stelle i tassi di cambio di valuta estera al mercato nero.

Sarraj interviene direttamente per disinnescare una possibile bomba a orologeria. Il premier del GNA convoca un incontro urgente con tutte le parti in causa e propone una soluzione, intimando di fare presto

Fayez Sarraj, intanto, sta cercando di sbloccare la situazione con un intervento diretto. Ha convocato ieri un incontro per proporre una soluzione che permetta di “scongelare” le entrate del petrolio, accontentando sia la NOC sia la LCB. Vi hanno partecipato i vertici di HCS, HoR, i capi del Supremo Consiglio di Giustizia e dell’Autorità Amministrativa del GNA insieme a quello dell’Audit, l’Avvocato Generale dello Stato, il presidente della NOC, il governatore della Banca Centrale e i ministri delle Finanze e della Pianificazione. Dall’incontro non sono emersi dettagli, ma i partecipanti hanno fatto sapere che ci sono segnali incoraggianti. Inoltre, si parla di tempi brevi, su sollecito del premier che ha intimato le parti ad agire immediatamente. Il rischio, altrimenti, è che nasca una nuova crisi interna. Questa volta dovuta non a Khalifa Haftar e all’LNA, ma alla popolazione. I libici, infatti, sono sempre più stanchi e nervosi.

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