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Libia, primo incontro tra GNA e Arabia Saudita dall’avvio dell’offensiva di Haftar

Libia, Primo Incontro Tra GNA E Arabia Saudita Dall’avvio Dell’offensiva Di Haftar

Il ministro degli Esteri libico, Mohammed Sayala, incontra la sua controparte saudita, Ibrahim Al-Assaf, per discutere della crisi. Da Riad potrebbero giungere novità importanti. Il Regno è deluso di Haftar e preoccupato dal fatto che la comunità internazionale va verso posizioni pro-Sarraj

Novità importanti sul futuro della Libia potrebbero arrivare dall’incontro di oggi a Gedda tra il ministro degli Esteri del GNA, Mohammed Sayala, e la sua controparte saudita, Ibrahim Al-Assaf. E’ il primo colloquio tra un alto funzionario del governo di Fayez Sarraj e un ministro del Regno, da quando Khalifa Haftar ha lanciato la sua offensiva a sud di Tripoli. Finora Riad ha sostenuto il Generale. Ma lil perdurare dello stallo militare della crisi, unito alla crescente reazione della comunità internazionale che si sta compattando verso posizioni pro-Sarraj, sta facendo innervosire i Saud. I vertici del Regno, infatti, giudicano fallimentare la campagna del Generale, che aveva promesso una conquista veloce della capitale. Inoltre, pesano la recente decisione di Parigi di riallinearsi a Tripoli e l’improvviso interesse degli Stati Uniti sulla partita, confermato dalla telefonata tra il segretario di Stato Pompeo e il suo omologo egiziano Shoukry.

L’Arabia Saudita non sosterrà mai, anche indirettamente, il capo del GNA. La guerra tra Wahhabismo e Fratelli Musulmani, infatti, ha un ruolo forte nella crisi. Ma una soluzione, come quella ipotizzata da Macron, non è da escludere

Di contro, nella crisi libica ha un ruolo molto forte la guerra che si sta combattendo tra Wahhabismo e Fratelli Musulmani. Sostenere, anche indirettamente, Sarraj significherebbe riconoscere il primato dei secondi sui primi. Un’ipotesi impossibile per l’Arabia Saudita e l’Egitto. Una soluzione possibile alla crisi l’ha proposta il presidente francese Emmanuel Macron nel suo incontro con il capo del GNA. Un cessate il fuoco incondizionato con una linea di tregua, vigilata dalla comunità internazionale. Tradotto: la creazione di zone separate, che ricalcherebbero quasi la divisione regionale della Libia (Tripolitania, Fezzan e Cirenaica). In questo caso non ci sarebbero né vincitori né vinti e si creerebbero le basi per poter riaprire il dialogo politico del cammino verso le elezioni. Peraltro, l’eventualità aiuterebbe anche Haftar, oggi sempre più in difficoltà, e ufficializzerebbe la nascita di aree di influenza specifiche. Bisognerà capire ora se la soluzione-Macron sarà gradita al Regno.

Sarraj, però, non è disposto a firmare il cessate il fuoco col Generale. Lo stallo militare della crisi lo rafforza sempre più e non è disposto a perdere il vantaggio acquisito, a meno di forti promesse politiche

Un altro fattore da tenere in considerazione, però, è Sarraj. Il capo del GNA da una situazione di forte sfavore verso Haftar, è passato a un’altra di vantaggio. Affinché il Generale sia formalmente sconfitto, è sufficiente che le difese di Tripoli tengano. L’uomo forte della Cirenaica, infatti, non ha più tempo. Le risorse a disposizione sono limitate e il morale dell’LNA è a terra. Inoltre, se i partner internazionali e locali non vedranno risultati a breve, lo scaricheranno definitivamente. Il premier libico, perciò, oggi vede male l’ipotesi di una possibile tregua che riequilibrerebbe la situazione in Libia, annullando il vantaggio. Non a caso ha ribadito in più occasioni che non ci può essere una tregua con Haftar. Quindi, non è detto che accetti la proposta internazionale. A meno che questa non porti a elezioni a stretto giro, in cui potrebbe sfruttare l’onda della “vittoria morale”  per trarne vantaggi politici.

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