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Libia, per la Conferenza di Berlino successo solo a metà

Libia, Per La Conferenza Di Berlino Successo Solo A Metà

La Conferenza di Berlino sulla Libia è stata un successo, ma solo a metà. Approvati i punti su tregua, embargo di armi e processo politico. Inoltre, Sarraj e Haftar accettano il monitoraggio di una commissione 5+5

La Conferenza di Berlino sulla Libia è stata un successo, ma solo a metà. Il documento finale dell’evento ha confermato una serie di punti tra cui la tregua, l’embargo sulle armi e lo sviluppo di processo politico per arrivare a un governo unico. Inoltre sia Fayez Sarraj sia Khalifa Haftar, che non hanno preso parte al tavolo ma erano comunque presenti all’iniziativa, hanno approvato il monitoraggio della tregua da parte di una commissione 5+5 e si sono detti disponibili alla nascita di un comitato militare. L’obiettivo primario ora è trasformarla in un cessate il fuoco. Questo, infatti, è la condizione necessaria per avviare  il processo politico allo scopo di “rilanciare le funzioni del Consiglio presidenziale e del Governo”, ha sottolineato il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte. A proposito, il nostro paese potrebbe prendere parte a una missione di interposizione sotto l’egida ONU.

Di contro, non ci sono sanzioni per chi viola l’embargo. Inoltre, Sarraj e Haftar si sono rifiutati di incontrarsi, segno che una riconciliazione è ancora lontana. Infine, c’è la questione dei giacimenti e oleodotti di petrolio presi dall’LNA prima dell’evento. Che succederà? 

Di contro, però, ci sono alcuni elementi che rischiano di vanificare i buoni propositi della Conferenza sulla Libia. Innanzitutto, come prevedibile, Sarraj e Haftar si sono rifiutati di incontrarsi. Segno che una rappacificazione appare ancora lontana. Tanto che il premier del GNA ha ribadito poco prima dell’evento il diritto all’autodifesa di Tripoli e ha minacciato che se il Generale attaccherà, le sue forze daranno la caccia all’LNA. A ciò si aggiunge che il punto sull’embargo delle armi è molto debole. Non sono previsti, infatti, provvedimenti o sanzioni per chi lo violi. Di conseguenza, non si può escludere che in caso di emergenza o partner stranieri delle due controparti riprendano (o continuino) a fornire loro sistemi e assetti. Infine, c’è la questione dei giacimenti e oleodotti petroliferi, presi dall’uomo forte della Cirenaica subito prima di Berlino. Se e quando verranno sbloccati? A che condizioni?

L’ipotesi di una missione UE o ONU in Libia lascia dubbi, come sottolinea anche Salamé. E’ un’arma a doppio taglio e la popolazione locale tradizionalmente mal tollera la presenza straniera, soprattutto se imposta. Ne sa qualcosa Isis. Di conseguenza, si rischiano più danni che benefici

Elemento parallelo è l’ipotesi di una missione UE sotto cappello ONU. E’ un’arma a doppio taglio come lo stesso inviato speciale delle Nazioni Unite e capo di UNSMIL, Ghassan Salamé, ha fatto notare. “Non sono sicuro che ci sia spazio per una missione europea i- ha sottolineato alla stampa italiana -. Se c’è un accordo politico forte, sono meno necessari i soldati. Se c’è un accordo politico molto debole non vi saranno mai abbastanza soldati sul terreno per controllare la pace”. Peraltro, i libici tradizionalmente mal tollerano una presenza straniera sul loro territorio. Per di più se è “imposta” dall’esterno e non fa capo a Sarraj o Haftar. Lo conferma la sconfitta di Isis che ha tentato invano di radicalizzare la popolazione locale. Perciò, inviare soldati stranieri, rischia di aggravare la situazione invece che migliorarla. Quindi, prima di compiere altri passi, conviene ripassare la storia e le peculiarità del paese africano.

Photo Credits: Russian Presidency Twitter Account

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