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Libia, ONU: Rischia di essere la nuova frontiera per Isis

Lo Stato Islamico sfrutta la crescente insicurezza per espandersi. Ciò a seguito della prosecuzione della guerra civile Sarraj-Haftar e della presenza di mercenari stranieri a fianco del Generale

La Libia rischia di essere la nuova frontiera per Isis. Lo denuncia un gruppo di esperti ONU, secondo quanto riporta l’Associated Prees. La causa è il progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza nel paese africano, dovuta essenzialmente da due elementi: da una parte c’è la prosecuzione degli scontri tra le forze di Fayez Sarraj e le truppe di Khalifa Haftar. I soldati del GNA e l’LNA, infatti, continuando a combattersi quotidianamente e su più domini. Dall’altra c’è l’interferenza di miliziani stranieri, che peggiora la situazione. In particolare, il panel punta il dito sui mercenari chadiani e sudanesi schierati al fianco del Generale. I primi sono rappresentati da cinque gruppi e i secondi da quattro. Peraltro, “la loro presenza è diventata più marcata nel 2019”, spiegano gli esperti, aggiungendo che ciò potrebbe portare a un’ulteriore instabilità, la quale avvantaggerebbe Daesh.

Gli stesi vertici Daesh hanno affermato a luglio che la Libia sarà uno dei principali assi delle operazioni future dei jihadisti

A questi fattori si aggiunge la dichiarazione-video del leader Isis Mahmud Massud al-Baraassi (alias Abu Musab Allibi), il quale ha affermato a luglio che la Libia sarà uno dei principali assi delle operazioni future Isis, stabiliti dopo che Daesh è stato sconfitto in Siria. Intanto, i miliziani hanno già cominciato ad alzare la testa, mentre operano a 360 gradi per finanziare le loro attività. Lo fanno con le tattiche classiche dei gruppi jihadisti e cioè i rapimenti, le estorsioni ai trafficanti di esseri umani e il contrabbando di merci, nonché reperti archeologici. Sia Sarraj sia Haftar operano anche per contrastare l’espansione di IS, ma entrambi sono “distratti” dalla guerra civile a sud di Tripoli. Di conseguenza, la presenza dei terroristi è diventato un problema secondario., Ciò proprio nel momento in cui AFRICOM (il comando militare Usa per le operazioni in Africa) ha, invece, aumento gli attacchi, rilevando un sensibile aumento della minaccia.

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