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Libia, la Turchia continua l’espansione militare a Ovest

La Turchia prosegue l’espansione militare nell’Ovest della Libia. Ankara invia altri assetti a Waitiya, probabilmente sistemi di difesa aerea, e organizza una maxi esercitazione aeronavale in 3 aree

La Turchia continua l’espansione militare nell’Ovest della Libia. Ankara ha inviato altri rifornimenti per la nuova base aerea di Waitiya, concessa dal GNA di Fayez Sarraj insieme alla struttura navale a Misurata. E’ stata la ricompensa per il sostegno decisivo delle TAF nel contrasto alla campagna di Khalifa Haftar. Non è chiaro di che materiale si tratti quello arrivato all’aeroporto internazionale di Mitiga e poi trasferito a bordo di camion. Si sospetta, però, che sia legato alla difesa aerea (radar, sistemi di rivelazione o missili). Ciò soprattutto dopo che la base è stata attaccata da caccia ignoti nei giorni scorsi, che sono riusciti a distruggere alcuni assetti presenti senza che venissero rilevati in anticipo. Sulla loro nazionalità c’è mistero, nonostante l’LNA abbia rivendicato gli strike.

Le manovre si dovrebbero concentrare tra Zuara e Sirte, ma non è escluso che si estendano a est. Intanto, si attende che il GNA di Sarraj riprenda Sirte dall’LNA di Haftar per dichiarare la tregua e ricominciare a negoziare

Ankara ha inoltre annunciato imminenti esercitazioni su vasta scala in tre aree a largo delle coste libiche. Secondo il ministero della Difesa turco vi parteciperanno almeno 17 velivoli e otto navi da guerra. Probabilmente, le manovre si concentreranno a Zuara, Tripoli e Sirte. Non si esclude, però, che potrebbero spostarsi anche a Est, come segnale per Haftar e l’LNA. Intanto, Sarraj continua a inviare rinforzi verso la città costiera occidentale, l’ultima ancora nelle mani del Generale. Secondo fonti informate, il GNA sta trattando con i soldati orientali asserragliati all’interno e invia assetti per aumentare il pressing su di loro. La sua riconquista, peraltro, dovrebbe porre fine alla guerra civile e far ripartire il dialogo politico. Bengasi, infatti, secondo le parole della Russia è già disponibile alla tregua.

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