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Libia, la Turchia ad Haftar: Se ci attacca, non saprà dove nascondersi

La Turchia risponde alle minacce di Haftar. Il ministro della Difesa Akar: Se ci attacca, non avrà un posto dove nascondersi

La Turchia minaccia Khalifa Haftar di risposte armate, in caso l’LNA del Generale o le sue forze alleate attaccassero il suo personale militare in Libia. L’occasione è stata la visita a Bengasi del ministro della Difesa di Ankara, Hulusi Akar, in cui ha incontrato il presidente dell’Alto Consiglio di Stato (HCS), Khaled Mishri, e i ministri della Difesa e dell’Interno del GNA, Salah Al-Namroush e Fathi Bashagha. A proposito ha minacciato che “se ci proveranno, non troveranno alcun posto dove fuggire. E’ la risposta alle parole dell’uomo forte della Cirenaica, il quale nei giorni scorsi aveva affermato che “ci stiamo preparando a cacciare via gli occupanti con la fede, la volontà e le armi”.

Akar parallelamente ha firmato con il GNA di Sarraj accordi di cooperazione militare, volti in particolare all’addestramento

Akar, parallelamente, ha siglato con il GNA di Fayez Sarraj una serie di accordi sulla sicurezza. Questi, almeno secondo le dichiarazioni ufficiali, sono legati principalmente alla formazione delle truppe locali, affinché “le loro capacità raggiungano gli standard internazionali”. A proposito, infatti, si pianifica l’apertura di nuovi centri di addestramento in Libia, anche se non è stato annunciato dove sorgeranno. Presumibilmente, però, verranno usate anche le basi che Tripoli ha concesso alla Turchia in cambio della protezione contro l’offensiva di Haftar. Quella aerea di Waitiya e quella aero-navale di Misurata. Le TAF, infatti, rimarranno nel paese africano almeno altri 18 mesi, come ha appena approvato il parlamento di Ankara.

All’ONU, intanto, scoppia una crisi per la rinuncia a sorpresa di Mladenov all’incarico di inviato speciale per la Libia. Guterres deve trovare al più presto un sostituto per non far deragliare i progressi politici

Intanto, in ambito ONU è scoppiata una crisi diplomatica a seguito della decisione a sorpresa del bulgaro Nickolay Mladenov di rinunciare all’incarico di inviato speciale per la Libia, a causa di “motivi personali e familiari”. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sta cercando disperatamente un altro candidato gradito a tutti per sostituire il diplomatico. Il tempo, infatti, stringe. Serve una figura di peso per far sì che il Libyan Political Dialogue Forum (LPDF) trovi la quadra sulla composizione del nuovo governo e soprattutto sul metodo per selezionare i membri del prossimo Consiglio Presidenziale (PC). Passaggio obbligatorio per arrivare al referendum e alle elezioni, previste il 21 dicembre 2021.

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