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Libia, la migliore situazione della sicurezza traina l’export di petrolio

La produzione e l’export di petrolio in Libia continuano a crescere, assestandosi a quasi 300.000 barili al giorno. Fanno da traino la migliore situazione sul fronte della sicurezza e i risultati incoraggianti ottenuti nei vari negoziati

La produzione di petrolio in Libia continua ad aumentare e si assesta a quasi 300.000 barili al giorno. Ciò grazie a due elementi. Da una parte c’è stata la riapertura dei giacimenti e dei terminal da parte della National Oil Corporation (NOC), dopo che Khalifa Haftar ha tolto il blocco in vigore da gennaio. Dall’altra, ci sono i risultati incoraggianti dei vari negoziati in corso (Hurghada e Boznika). Questi hanno migliorato la situazione sul versante della sicurezza e destato l’interesse crescente degli investitori internazionali. La conferma, comunque, arriverà dagli esiti degli incontri di Ginevra, mediati dall’ONU. In quell’occasione, infatti, si dovrebbe consolidare il cessate il fuoco e tracciare il percorso politico per arrivare alle elezioni. Dopo l’evento, inoltre, Fayez Sarraj si dimetterà ufficialmente dalla guida del GNA e del Consiglio Presidenziale (PC), che verrà riformato con tre membri (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan), previo accordo tra HCS e HoR.

I paesi OPEC, però, sono preoccupati di un nuovo crollo dei prezzi del greggio. Sarraj e Haftar, che spingono sull’acceleratore per recuperare risorse e fermare l’ondata di proteste, non possono essere infatti contrastati per “statuto”

Il boom dell’export petrolifero, però, preoccupa l’OPEC. Ciò in quanto a causa della guerra civile, la Libia è stata esonerata dai tagli alla produzione. Inoltre, sia per Sarraj sia per Haftar, è fondamentale ricominciare a recuperare risorse dalle entrate delle vendite del greggio. Ciò per effettuare al più presto riforme infrastrutturali (in primis quella della rete e fornitura elettrica) che contribuiscano a far cessare le ondate di proteste in tutto il paese. Di conseguenza, la NOC sta spingendo sull’acceleratore per aumentare produzione ed esportazione, il che si traduce in forti emissioni sul mercato che hanno fatto scendere il costo del brent sotto i 40 dollari per la prima volta dopo settimane. Ieri c’è stato un rimbalzo tecnico, che lo ha riportato al di sopra della soglia, ma non è detto che questo tenga. Di conseguenza, c’è il rischio un nuovo crollo dei prezzi che per “statuto” non si può contrastare.

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